Un bacio proibito in terrazza, parkour e sharia

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24 Maggio 2020

I corpi statuari che volteggiano nell’aria disegnando geometrie amorose sono quelli del 28enne atleta e allenatore di parkour, Alireza Jalapaghy, e della sua fidanzata in short e maglietta neri e aderenti. Sono saliti su una terrazza a Teheran ed hanno condiviso i loro baci sui social. Lui era a torso nudo e in pantaloncini. Veramente troppo per la morale islamica, col risultato che sono stati arrestati entrambi con l’accusa di blasfemia.

Il parkour è uno sport estremo nato in Francia negli anni Novanta ed arrivato con successo anche in Iran. Consiste nell’eseguire un percorso metropolitano tra capriole, salti all’indietro, scalate e arrampicate. Il termine, coniato da David Belle, deriva da “parcours de combattant”, cioè il percorso di guerra utilizzato nell’addestramento militare.

I gesti di insofferenza e rivolta della gioventù iraniana contro l’oppressivo regime imposto dagli ayatollah in questi ultimi anni si sono moltiplicati. Le donne non sopportano più il codice di abbigliamento stabilito da Khomeini dal 1979, che impone loro l’uso di coprire la testa in segno di “modestia”, cioè di sottomissione all’uomo, tant’è vero che quando la polizia religiosa che setaccia le strade di Teheran incrocia la loro strada loro lo tirano su.

Sulla scia dell’esempio della giovane Maedeh Hojabri, che due anni fa è stata arrestata per avere ballato davanti alla telecamera del suo cellulare ed avere messo il video in rete, centinaia di ragazze hanno pubblicato i propri video con le stesse movenze e la stessa musica. La giornalista dissidente Masih Alinejad, che ora è rifugiata negli Stati Uniti, lo ha definito un “atto di rivolta”. Alinejad è nota anche per avere promosso tre anni fa l’iniziativa #whitewednesdays, i “mercoledì in bianco”, un giorno in cui le donne si vestono di bianco e si tolgono il velo riprendendosi con i telefonini. L’iniziativa si è allargata anche ad altri Paesi dove vige l’obbligo del velo, vedi l’Arabia Saudita. Masih è stata minacciata di morte per il suo coraggio e ad oggi la contestazione continua, in modi e forme diverse.

La diffusa stanchezza dei giovani è dovuta al fatto che il “governo dei religiosi” instaurato da Khomeini non ha portato prosperità, pace o giustizia sociale, ma ha fatto affluire un mare di denaro alle grandi fondazioni religiose, le bonyad, che gestiscono banche, chiese, industrie. Chiunque può essere sbattuto in carcere con la scusa di avere infranto la sharìa, la legge islamica. Ad oggi i detenuti sono 223mila: si sono quadruplicati dal 1985 al 2017. La crisi sociale è stata ultimamente accelerata dal coronavirus, che in Iran ha fatto settemila vittime in tre mesi, costringendo le autorità a rilasciare 85mila detenuti dalle carceri sovraffollate.

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CAT: Asia

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