Financial Crisis for Dummies (part I)

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1 Dicembre 2015

con la collaborazione di Roberto Imbimbo, Teaching Assistant, Queen Mary University, Londra

 

Da più o meno 8 anni, il nostro continente e la nostra economia (ma non solo) sono attraversati da quella che è stata definita “la più grande crisi economica della storia”[1]. Sono stati scritti libri ed articoli, sono stati girati film e documentari.

Ma come nasce questa crisi? Da dove parte? Chi sono stati i protagonisti e quali sono le vittime?

Con una  serie di articoli (ne sono previsti 4, ma potrebbero essere di più), proveremo a spiegare in parole semplici le cause e le conseguenze di questa crisi, guardandoci bene dal trovare o proporre una soluzione essendo la situazione non solo complicata oltre l’immaginabile, ma ben più grande di noi.

Glass Steagall Act: questo sconosciuto
Nel 1933, l’allora Presidente Democratico Roosevelt, dopo il disastro provocato dalla crisi del ’29, spinse fortissimo affinché venisse approvata una legge che imponesse le divisione delle banche in “commerciali” e di investimento (o d’affari).

La Legge della separazione bancaria venne promulgata nel 1933 (Glass Steagall Act). Dobbiamo pensare al Glass Steagall act come ad un robusto muro divisore: da una parte le banche dedicate al credito per famiglie e imprese, lavorando quindi per quella che viene definita “real economy”, dall’altra le banche che giocano in borsa con i soldi degli investitori privati che si assumono il rischio di poter perdere tutti i propri soldi senza alcun soccorso dello Stato.

Questa suddivisione permetteva quindi alle famiglie ed alle piccole e medie imprese di poter accedere a canali di credito e di potersi finanziare a tassi d’interesse ragionevoli.

Quei mitici anni ’70

Durante il decennio che va dal 1971 al 1981 succede tutto, o quasi tutto, quello che poi è stato pagato dal 2007 in poi.

Innanzitutto, vengono creati nuovi strumenti finanziari (derivati) che permettono ai grandi istituti finanziari di poter diversificare i loro portafogli interni. Questi nuovi strumenti nascono sulla scia di 3 eventi fondamentali:

1) la fine del sistema dei cambi fissi (Bretton-Woods) ed la nascita del “rischio di cambio”. Oggi per noi è quantomeno normale ascoltare che “l’Euro ha guadagnato” o “ha perso sul dollaro”, ma prima della fine del sistema dei cambi fissi questo non era possibile. Oggi quindi abbiamo il rischio di cambio che nasce dalla nostra impossibilità di sapere se domani il dollaro guadagnerà oppure perderà terreno nei confronti dell’Euro.

2) gli shock petroliferi del 1973 e del 1979, che aumentano il prezzo del petrolio e generano due “sotto eventi”:

2.1) la nascita del rischio di mercato, con la conseguente possibilità di “scommettere” su tale rischio (ne parleremo meglio quando parleremo di derivati);

2.2) l’aumento esponenziale di liquidità da parte dei paesi dell’OPEC, che decidono di investire i nuovi ingenti flussi di denaro (basti pensare che il petrolio passò da 2-3 dollari al barile nel 1972 ai 32 dollari del 1979) in Europa e negli USA (vedi figura sotto,che definisce l’aumento di liquidità nella borsa americana dal 1970 al 1980), attraverso la creazione dei famosi “fondi sovrani”, ovvero quei fondi di proprietà statale che investono in maniera differenziata (ad esempio, il fondo di Abu Dhabi che ha acquistato il Manchester City), in pratica, gli arabi avevano soldi da spendere ed immaginarono che comprare una parte di Europa e d’America potesse essere conveniente;

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3) la nascita dei nuovi strumenti informatici che permettono l’introduzione del high frequency trading, ovvero l’utilizzo dei computer che, attraverso complesse formule matematiche, acquistano e vendono milioni di azioni al giorno.

In particolare, l’aumento degli investimenti da parte dei paesi esportatori di petrolio, impose la liberalizzazione della circolazione internazionale dei capitali, non più sottoposti a controlli preventivi o a regole di movimentazione.

Perché all’epoca nessuno se ne rese conto? Perché questo movimento maestoso di capitali impose alle banche centrali di tenere basso il costo del denaro (tassi di interesse bassi e più liquidità nel sistema) che favorì l’accesso al credito alle famiglie (ma, purtroppo, anche agli speculatori). In pratica era più semplice anche per il comune cittadino chiedere un prestito o un mutuo perché non solo sarebbe stato sicuramente accettato, ma le rate da pagare avrebbero avuto interessi molto bassi (e qui si spiega perché molti dei nostri genitori riuscirono a compare la seconda casa in Calabria durante gli anni ’80).

Reaganomics e Clintonomics
“meno stato più mercato”

Con questo slogan nel 1980 Reagan si presentò, e vinse, le elezioni come presidente degli Stati Uniti d’America. Ma in cosa consisteva la politica economica di Reagan? Sostanzialmente, abbattimento delle tasse di ogni genere, abbattimento del welfare sociale (meno socialità e più individuo) al fine di stimolare l’economia attraverso i consumi (la leggenda vuole che Reagan fu convinto da Arthur Laffer, autore della famosa curva).

Cominciò quindi un pesante programma di liberalizzazioni e di smantellamento del welfare (l’abbandono della “Great Society”). Sotto Reagan, inoltre, il “controllo” della bontà delle azioni e delle obbligazioni passa da enti di carattere pubblico alle famose agenzie di rating (Standard&Poor’s) private.

L’apice delle liberalizzazioni però si raggiunse sotto un altro Presidente, il democratico Bill Clinton che, attraverso il Gramm-Leach-Billey Act, abolì il Glass Steagall Act e legittimò la nascita di grandissimi gruppi finanziari (il primo, Citigroup, nacque nel 1998, quando era ancora “illegale” ma il CEO Mike Corbat si disse “fiducioso di trovare una soluzione nel breve”). E poi Goldman, Merryll, Lehman, ecc.

Il Gramm-Leach-Billey Act apri la strada al Commodity Futures Modernization Act, meno conosciuto, ma parecchio più importante del primo.

Il Commodity Futures Modernization Act, approvato sempre sotto la presidenza Clinton, aveva come finalità:

La deregolamentazione dei derivati e dei CDS.

Ma cosa sono questi famosi derivati? Premettendo che per spiegare in maniera esaustiva cosa sono i derivati, necessiteremo di un libro a parte, potremmo definire i derivati come strumenti attraverso i quali una persona può scommettere che un determinato evento accadrà oppure no.

Provando a fare un esempio.

Immaginiamo di essere i titolari di una compagnia di autobus e quindi di essere interessati all’aumento del prezzo della benzina. L’aumento del prezzo della benzina può essere un problema per me (il titolare) in quanto benzina più costosa corrisponde a più costi. Costi che, necessariamente, mi costringeranno ad aumentare il prezzo del mio servizio, facendomi perdere clienti.

Come possono i derivati essere d’aiuto al titolare della compagnia di autobus? Semplice. Io scommetto, acquistando un derivato, che il prezzo del petrolio aumenterà. Se il prezzo del petrolio aumenta, io (il titolare) “vinco la scommessa” e con i soldi della mia “vincita” ci pago la differenza nel costo della benzina (senza dover aumentare i prezzi). Se, viceversa, il costo della benzina diminuisce, io perdo la scommessa, ma compro benzina a costo minore.

Cosa sono i CDS? I Credit Default Swap sono dei strumenti derivati paragonabili a delle assicurazioni. Assumiamo di aver prestato dei soldi ad un nostro conoscente, ma immaginiamo di non essere proprio sicuri di essere ripagati. Cosa possiamo fare? Vogliamo proteggerci dal rischio di non essere ripagati (rischio di inadempienza). Io (il creditore) posso decidere di rivolgermi ad una compagnia assicurativa ed aprire una polizza che mi possa ripagare, qualora il mio conoscente non mi ripaghi. In questo modo, se sarò rimborsato, pagherò semplicemente il premio all’assicurazione, mentre se non sarò pagato, sarà l’assicurazione a risarcirmi. Tutto pagato dall’assicuratore.

Ai CDS viene ad affiancarsi anche la cartolarizzazione, una tecnica finanziaria che consiste nella cessione di un credito emettendo un’obbligazione. Immaginiamo di avere un credito verso una persona. Piuttosto che aspettare che questa persona ci ripaghi (potrebbero volerci degli anni), decido di vendere  questo credito ad un’altra persona, portando come garanzia della vendita l’assicurazione che avevo precedentemente stipulato. La domanda a questo punto dovrebbe essere: ma l’assicurazione non era stata stipulata perché eravamo consapevoli che il tuo conoscente (il debitore) poteva anche non restituirci i soldi? ESATTAMENTE!

Combinando cartolarizzazione di mutui con i CDS capiamo in che modo è stato facile espandere il mercato dei subprime: gli operatori finanziari una volta emesso il mutuo, protetto tramite CDS,  cartolarizzato e venduto come obbligazione, disponevano di nuovo liquidità da reinvestire. A furia di ripetere questa tecnica diverse volte, si sono ridotti i margini di guadagno obbligando le banche ad abbassare gli standard necessari dei richiedenti il mutuo (concedendo quindi mutui anche a coloro che NON potevano permettersi di ripagarli)  arrivando quindi ad erogare mutui subprime. La bolla è cresciuta ed era diventata così grossa che sarebbe bastato pochissimo per farla esplodere.

Arriviamo quindi al 2007, che sarà il solo protagonista del nostro prossimo articolo, l’annus horribilis dell’economia mondiale.

 

[1] Rispettivamente: Paul Krugman (Nobel per l’economia), Warren Buffet (investitore americano, soprannominato “l’oracolo di Omaha” tanto l’opinione del miliardario della piccola cittadina americana del Nebraska è rispettata dal mondo finanziario), Jaques Attali (economista e consigliere dei presidenti francesi Mitterrand e Sarkozy) e Laurence Parisot (presidentessa dell’associazione dei padroni francesi).

TAG: banche, crisi economica, Crisi Finanziaria
CAT: Banche e Assicurazioni, Borsa

2 Commenti

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  1. massimiliano-zanoni 5 anni fa

    L’articolo riassume le origini dello shock americano, ma nulla dice sulle dinamiche europee.
    Per non trovarsi in contrasto con cognizioni già condivise, prima di scrivere gli altri 3 sarà utile leggere L’Italia può farcela di Bagnai.

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  2. massimiliano-zanoni 5 anni fa

    L’articolo riassume le origini dello shock americano, ma nulla dice sulle dinamiche europee.
    Per non trovarsi in contrasto con cognizioni già condivise, prima di scrivere gli altri 3 sarà utile leggere L’Italia può farcela di Bagnai.

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