Gli imbratta-muri non sono i deboli della storia

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23 Maggio 2015

Uscite di casa. Il vostro è un palazzo del 1478, storia importante alle spalle, rifiniture di pregio. Gli appartamenti all’interno sono per gente per bene, gli uffici di rappresentanza. Così dice l’agenzia che li affitta.

Uscite e…oh no, è successo ancora! Qualcuno, nella notte, ha di nuovo usato lo spray sul vostro muro. Vostro perché  avete un appartamento là dentro, anche se è il più piccolo del palazzo. Di tutti perché appartiene alla città intera.

“Lucio Dalla Rip”, reca la scritta.

Eppure è morto da un po’. Forse non l’avevate mai notata. Ah, quella scritta c’era già!  Stanotte hanno scritto “assedio al rettorato”.

“Strana comunicazione”, pensate. “Non dice né quando, né perché ”.

Siete furente. Vi sfugge il sillogismo tra Lucio Dalla e la rivolta studentesca.

E, poi,  perché proprio il mio muro?

Non siete solo: a Bologna, come in altre città d’Italia, i muri puliti sono ormai un ricordo dell’anteguerra.

grammatica

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Vi capita sotto mano l’articolo di Wu Ming, diffuso dall’unica rivista che ancora leggete, Internazionale.  Il titolo riguarda voi e la vostra città, quella che, da studente prima lavoratore poi, avete imparato ad amare: “Studenti e cattivi maestri a Bologna”. 

“Wu Ming, chi?”, siete tentati di pensare. Non siete Renzi però, e Wu Ming non è Fassina. Wu Ming è una voce autorevole nel panorama della letteratura.

Appunto, della letteratura. Che c’entra la politica?

Vi appare il fantasma di Andreotti. Sussultate. Era meglio Lucio Dalla.

“Tutto è politica”, vi dice tranquillo. Già.

Leggete: qualcosa non torna. “E se la risposta degli occupanti è un party che lascia tracce di spray sul muro, il pestaggio giornalistico è garantito, a prescindere dal fatto che con una mano di bianco si è già risolto tutto”, “si tratta di distinguere i deboli dai forti”; “individuati come violenti per aver imbrattato la porta di qualche barone universitario”.

Smettete di leggere. Qualcosa ancora vi sfugge. Pensate all’anno scorso, quando i negozianti del ghetto ebraico ripulirono, a proprie spese, i loro muri.

Imbrattati anch’essi i nel giro di ventiquattro ore, chissà perché.

Ancora: un paio di mesi fa, un collettivo universitario aveva calcolato le spese sostenute dall’università per ripulire i muri della zona universitaria.

Un cartello troneggiava in Piazza Verdi, facendo i conti in tasca circa le mancate borse di studio erogate, pasti in meno in mensa, ecc. Tutte cose buone evaporate per un po’ di bianco. E allora, scritto a penna (però in nero) “E se smettete di sporcare ?”.

 

@piazzaverdi, bologna

@piazzaverdi, bologna

 

Insomma, siete confuso. Vi sfuggono ancora dei sillogismi, di cui forse il principale è quello di scambiare l’inciviltà con l’essere deboli, con l’essere ai margini e avere le proprie ragioni da esporre. Chi sporca un palazzo che il mondo ci invidia non può essere considerato debole, solo incivile.

“Fosse arte”, pensate ancora. “Questi sanno a malapena scrivere in italiano”. Non stiamo parlando di murales, ma di scritte. Mica siete contro la street art. Anzi. Amate Keith Haring . Però  rivolete il vostro muro.

Non siete un barone ma solo un avvocato. Uno dei tanti. Ragionate di giustizia per mestiere e curiosità e per una volta vi comportate da giudice: “Sporchi il muro di Tizio? La mano di bianco dalla tu!

Avete voglia di scrivere una lettera al comune, a Wu Ming. Avrà egli un indirizzo e mail o è come Luca Sofri che se non risponde è perché la domanda non è interessante?

Desistete. In fondo, come diceva l’articolo “il livello della discussione è talmente basso che l’esercizio del pensiero critico viene preso per giustificazione o adesione alle pratiche dei collettivi stessi”. Un bel guaio. Si rischia il pestaggio giornalistico.

Cattivi maestri, cattivi avvocati, cattivi giornalisti. Pessimi writers.

#liberamuro (LiberoMuroInLiberoStato)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAG: beni com, beni culturali, bologna, Civismo, legalità, politica
CAT: Beni comuni, Bologna

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