Iside, le streghe e le piramidi a Benevento:“Freedom” ed i suoi sbagli narrativi

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12 Dicembre 2020

Pur con i suoi tanti limiti nel contenuto della narrazione (laddove il tono della narrazione, invece, rende il racconto avvincente), la trasmissione televisiva “Freedom” andata in onda nella sera dell’11 dicembre 2020 su Italia 1, ha il merito di avere acceso i riflettori su Benevento e sulla sua ricca storia, tra culti egizi, streghe, piramidi naturali e con l’aggiunta del territorio della Mefite e le sue acque ribollenti in quel di Rocca San Felice, che, invece, si trova in provincia di Avellino, anche se questo non è mai stato detto da Roberto Giacobbo durante la trasmissione.

Tante le proteste sulla pagina facebook della trasmissione, come anche nel gruppo “Sei di Benevento se…”, dove qualcuno ha anche definito “imbarazzante” quello che è passato in tv. Forse si riferiva all’affermazione di chi, nella trasmissione, ha auspicato che «qualche studioso venga a studiare questo territorio», con particolare riferimento alle piramidi naturali di cui si è parlato in trasmissione, senza sapere che Benevento è stata più volte oggetto degli studi degli egittologi e che l’unica cosa che in decenni di politiche culturali non si è invece riusciti a fare è stato rilanciare questa immensa ricchezza che Benevento custodisce, e cioè la presenza di numerosi reperti egizi. Infatti, finora, non si è riusciti a intercettare turismo ed a formare professionalità che creino una movimentazione ed un interesse concreto attorno alla Benevento egizia, quella legata al culto della dea Iside. A tale proposito, vi segnaliamo un articolo uscito l’anno scorso sulla testata Identità Insorgenti, nel quale si parla della magnificenza della sezione egizia del Museo del Sannio e di quella collocata nel Museo Arcos, ma si sottolinea: «Reperti di altissimo profilo culturale e storico perché provenienti direttamente dall’Egitto e che, nonostante l’attenta e moderna collocazione nella sezione Arcos del museo risultano assolutamente poco valorizzati.

Una breve ricerca web sul museo basterà a farvi capire quanto poco si investa per la promozione di un polo museale che potrebbe essere di primissimo piano.

Un sito internet essenziale, per non dire scarno, da cui si ricavano pochissime informazioni: indirizzo, orari e per la sezione Arcos, qualche notizia sugli eventi (concerti, il carnevale etc..) che si tengono.

Niente sulla storia, niente sulle collezioni, niente che metta davvero in risalto che siamo di fronte alla seconda collezione egizia, per importanza, d’Italia.

Stessa cosa per il palazzo che lo ospita, in pieno centro a Benevento ma malamente individuabile».

Il culto di Iside a Benevento nasce per volontà dell’imperatore Domiziano, che vi fece erigere due obelischi ed un tempio, per ringraziare la dea di essere sfuggito all’attentato ordito contro di lui dall’imperatore Vitellio (Domiziano per non essere catturato si era travestito da sacerdote isiaco (qualche notizia in più è qui).

Non voglio farvela lunga, ma i telespettatori hanno rilevato nella trasmissione diverse cose che non vanno. Al di là delle indubbie capacità narrative di Giacobbo, è stato ad esempio rilevato che nello stesso tritacarne sono state messe le streghe, il culto della dea Iside, le piramidi naturali che di artificiale e di costruito non avrebbero un bel niente, e il luogo infernale della Mefite a Rocca San Felice, quest’ultima in provincia di Avellino, città mai citata in tutto il servizio, con grande risentimento della popolazione locale che, sulla pagina facebook di “Freedom” ha chiesto “un po’ di rispetto per gli abitanti della zona”.

La Mefite a Rocca San Felice (AV) nella valle d’Ansanto e da secoli è ritenuto il passaggio dalla terra agli Inferi. Virgilio ne parla nel VII canto dell’Eneide: “Vi è un luogo al centro d’Italia circondato da alte montagne/famoso e celebre in ogni posto, la Valle d’Ansanto”. Plutone sarebbe uscito da questo posto per rapire la bella Proserpina. La fanghiglia prodotta dalle acque mefitiche è molto ricercata per praticare impacchi caldi e per preparare acque ottime per la cura delle articolazioni. I gas che si levano dal posto possono uccidere chi li respira nell’arco di pochi minuti. Pertanto  per  chiunque voglia avvicinarsi  è consigliabile mettersi sopra vento.

 

Ma a dare il colpo finale ad una ricostruzione più fantasiosa che storicamente fondata è stata una studiosa di grande valore, PAOLA CARUSO, autrice di pubblicazioni storiche e di numerosi saggi scientifici, nonché dottore di ricerca ed esperta di epigrafia, che scrive: «Gli errori di Giacobbo a Freedom su Benevento: 1) Ha detto che il tempio di Iside sorgeva dov’è S. Agostino ma non è così. A oggi non si conosce il sito del tempio o se vi fossero più templi.  2. Ha detto che le sacerdotesse di Iside furono perseguitate e si rifugiarono sul fiume Sabato. Ma da quali fonti si sa questo? E poi non credo che ci fossero sacerdotesse di Iside. Inoltre il culto egizio termina nel IV sec. d. C. La prima attestazione sulle streghe, a detta di Piperno, sarebbe del XIII sec. ben 900 anni dopo. Un po’ troppo per una continuità. Poi ha fatto vedere la confluenza tra i fiumi ma non ha detto il nome dell’altro fiume oltre il Sabato e cioè il Calore, né il nome della confluenza e cioè Pantano. 3. Non ha detto il nome del vaso di Assteas e che si trova nel museo nazionale del Sannio Caudino. 4. Ha parlato di lago Mefite ma non è così. È un’ansa del fiume Fredane nella valle d’Ansanto presso Rocca s. Felice in provincia di Avellino. Piuttosto non ha detto che nei pressi sorgeva il tempio di Mefite divinità delle acque sorgive. 5. Le colline piramidali esistono ovunque. 6. Le sfere. Ne ha fatta vedere una. E per fortuna non ha messo in mezzo gli Olmechi».

Vaso di Assteas conservato nel Museo Caudium a Montesarchio (BN)

 

Per quanto riguarda la storia delle quattro piramidi NATURALI tra S. Agata dei Goti, Moiano, Montesarchio (BN) e Caiazzo (CE), che riprodurrebbero in terra la disposizione della costellazione di Orione, va notato che questa supposizione è stata fatta dall’archeologa viennese GABRIELA LUCKAS, professore associato alla University of Pittsburgh Department of Anthropology, mai citata nel servizio, la quale si è lungamente occupata di piramidi naturali in Italia. La storia di queste piramidi naturali comincia da quelle presenti in Bosnia, ma basta fare un semplice giro su Wikipedia per leggere quanto segue a proposito della loro presunta origine umana: « La tesi è priva di fondamento scientifico e storico. Gli scienziati hanno criticato le autorità bosniache che avevano incoraggiato queste asserzioni affermando che “questa è una perfida frode nei confronti di un pubblico ignaro e non trova posto nel mondo della vera scienza”. Tutte le indagini scientifiche infatti concludono che le “piramidi” altro non sono se non formazioni naturali e non c’è traccia in esse di intervento umano».

Più plausibile, invece, ci sembra che il triangolo della magia bianca non sia formato da Torino-Lione-Praga, bensì da Torino-Benevento-Praga, come è stato detto a fine trasmissione.

Insomma, pur nella fascinazione narrativa, gratta gratta trasmissioni divulgative come queste rischiano di divulgare tante imprecisioni e lasciare l’amaro in bocca a chi le segue. Un po’ di rigore in più non dovrebbe mancare nei reparti documentaristici di tali trasmissioni che aspirano a “fare cultura”.

Encomiabile, comunque, lo ripeto, avere portato l’attenzione su un territorio che in pochi ancora conoscono e che è così ricco di sorprese.

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CAT: Beni culturali

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