Napoleone, grande divoratore di libri, e poi giardiniere a Sant’Elena

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7 Maggio 2021

Bonaparte non è più il vero Bonaparte, è una figura leggendaria. Apparteneva così fortemente al dominio assoluto, che dopo aver sofferto il dispotismo della sua persona, dobbiamo subire il dispotismo della sua memoria. Quest’ultimo dispotismo è più dominante del primo, perché se si è combattuto Napoleone mentre era sul trono, c’è il consenso universale ad accettare i ceppi che ci lancia contro. Il soldato e il cittadino, il repubblicano e il monarchico, i ricchi e i poveri, posizionano anche i busti e i ritratti di Napoleone nelle loro case, nei loro palazzi o nei loro cottage. 

                                                                                         François-René de Chateaubriand 

Per Clausewitz, Napoleone è “il dio della guerra”. Per Maurice Barrès, è un “insegnante di energia”. Churchill, che ha sempre voluto scrivere la sua biografia, lo vedeva come “il più grande uomo d’azione dai tempi di Giulio Cesare”.

                                                                                                        Jean-Loup Bonnamy

A duecento anni dalla scomparsa Napoleone Bonaparte accende ancora grandi e divisive passioni ma, per quanto controverso sia il personaggio, come è stato detto, egli “è e resta la grandezza della Francia” (De Gaulle).

La storia del piccolo generale corso, divenuto, per circostanze storiche eccezionali, il personaggio che è stato, prima di diventare leggenda, è stata già ripercorsa su questo portale. Mi limito solo, per autonomi approfondimenti, a segnalarvi due eccellenti pubblicazioni su di lui. La prima è la monumentale biografia che gli dedicò Jacques Bainville (1879-1936), membro dell’Accademia di Francia e storico; la seconda è un libro uscito nel 2015 e scritto da Luigi Mascilli Migliorini, docente di Storia Moderna all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Forse, il miglior storico dell’età napoleonica oggi in circolazione in Italia.

In questo spazio voglio evidenziare un aspetto, fra i molti del nostro, che oggi va letto in chiave turistica, oltre che storica. Mi riferisco al grande amore per la lettura che ebbe Napoleone e che tra alcuni giorni andrà in scena al Castello di Cheverny, nella Loira. Il 19 maggio, infatti, tutti i siti storici e museali della Francia riapriranno ed allora sarà possibile visitare questo magnifico castello e la biblioteca che vi è conservata. Appassionato lettore, Napoleone lasciò in eredità, nel suo testamento del 15 aprile 1821, 400 dei suoi libri al mamelucco Alì, con l’incarico di conservarli e di consegnarli al Principe Imperiale quando questi avrebbe compiuto 16 anni, ma Alì non lo farà. La biblioteca di Sant’Elena era composta da volumi di quella di Trianon e più di 1.200 libri acquistati tra il 1816 e il 1821. La biblioteca del castello di Cheverny contiene forse lo stesso ordine di grandezza. La grande scrivania è firmata Jacob, uno dei principali fornitori di Napoleone I.

Invece, un altro Castello, quello di Valençay, sempre nella Loira, venne acquistato da Napoleone per donarlo a Talleyrand, che fu principe di Benevento.

Il grande Imperatore, che era stato dominatore di popoli e genti, muore a Sant’Elena, dove forse recupera una dimensione più umana e si dedica a coltivare il suo giardino, come vediamo nell’incisione anonima di seguito. Le Figaro scrive: Per il bicentenario della sua morte, le edizioni della Roccia pubblicano un’emozionante antologia delle memorie di tutti coloro che accompagnarono l’Imperatore nel suo esilio.

The Gardener of St Helena – Napoleon in exile on St Helena, engraving, 19th century – Exil de Napoleon a Sainte-Helene (Sainte Helene) ©Bianchetti/leemage

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CAT: Beni culturali, Storia

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