Come i vecchi ci hanno rubato il futuro (e continuano a farlo)

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19 novembre 2018

Nella tragedia greca, uno dei topos era la colpa dei padri, o del genos (cioè della stirpe), che ricadeva sul singolo. L’esempio più noto è quello di Edipo, che per via di colpa risalenti ai suoi antenati si ritrova a giacere con la propria madre e a uccidere il padre. Questa colpa si traduce, al giorno d’oggi, nel debito inter-generazionale, un debito sia economico sia, e soprattutto, politico.

Del primo ne ha parlato, in modo conciso ma efficace, il ministro Tria.

“Io appartengo alla generazione chiamata dei baby boomers, sono consapevole del fatto che il debito che opprime da vari decenni le nuove generazioni, soprattutto quella che viene definita dei millennials, un debito che ostacola pesantemente un aumento del loro reddito, sia un debito che risale ai comportamenti di quella generazione, della mia generazione”

 

Allo stesso modo ha commentato Jean Pisani-Ferry sul “Il Sole 24 Ore”:

La radice del problema della finanza pubblica italiana sta nell’avere ereditato un debito eccessivamente alto dagli anni ’80 senza avere registrato crescite economiche significative per due decenni. Il Pil reale (aggiustato per l’inflazione) nel 2017 era allo stesso livello del 2003, e il Pil reale pro capite al livello del 1999. Con un denominatore stagnante, è difficile ridurre il rapporto debito/Pil: l’eredità del passato continua a pesare eccessivamente sul presente.

Non solo le parole del ministro Tria e quelle di Pisani-Ferry ma anche i dati sembrano andare verso questa direzione: infatti tra il 1974 e il 1994 il rapporto debito\pil è schizzato dal 54% al 124% (secondo altri quest’ultimo dato sarebbe più basso, intorno al 121%).

Cercare una radice singola del problema sarebbe sbagliato da ogni punto di vista. Non solo: l’aumento del debito, almeno in un primo momento, era giustificato dalla crescita economica galoppante e dalla creazione di uno stato assistenziale. Proprio la mancanza di questo paracadute, fa notare Eric Hobsbawm nel suo capolavoro “Il Secolo Breve”, ha reso la crisi del ’29 ancora più drammatica.

Il problema diventa però dagli anni ’70. Sia per motivi esterni sia per scellerate scelte politiche che faranno dire a Carlo Azeglio Ciampi, futuro Presidente della Repubblica le seguenti parole:

“La correzione deve affrontare il problema della spesa, modificandone l’angolo di rotta. I progressi nel campo della funzione sociale potranno essere salvaguardati e resi duraturi solo se saranno posti in una vera cornice di giustizia distributiva, di stabilità monetaria, di efficienza”.

Noncurante, la classe politica ha continuato imperterrita nelle sue scelte, sostenuta sia da una crescita economica nel breve periodo sia dal consenso popolare. Queste decisioni hanno consentito sì degli standard più sostenibili dei lavoratori, sia nel pubblico che nel privato, ma hanno condannato le generazioni future a farsi carico di questo debito.

Per citare un esempio abbastanza significativo: il capitolo pensionistico. In Italia la spesa pensionistica corrente è tra le più alte, come ricorda Boeri nella sua relazione annuale. I motivi di questi dati sono abbastanza chiari: da una parte il regime retributivo che fino alla Riforma Dini del 1995 era quello totalmente vigente in Italia (il sistema puramente contributivo è stato istituito dalla Riforma Fornero). Per non parlare del fenomeno delle baby-pensioni, istituite dal governo Rumor, guarda caso, nel 1974.

Ovviamente nel paese dei senza colpa che è l’Italia la responsabilità ricade totalmente sulla classe politica che, tenendo all’oscuro la popolazione e per sè i profitti, ha distrutto il paese. Anzi: i babyboomer sono passati al contrattacco, diventando così non i responsabili quanto le vittime.

E questo si trasforma ora in un problema politico. La fascia più anziana della popolazione, supportata dai loro figli ansioni di sostenere politiche pseudo-sociali, tiene in ostaggio l’opinione pubblica su argomenti come riforma pensioni, con un’altra proposta scellerata pronta a dilapidare le casse dello Stato (mi riferisco a quota 100).

A questo problema si aggiunge uno scarso livello di istruzione, figlia sia di tempi differenti sia di uno scarso investimento da parte delle generazioni precedenti nella cultura. Proprio in questa crescita sfasata- da una parte la crescita tecnologica avvenuta in tutto il ‘900, dall’altra quella delle competenze- si giocano dei problemi ancora attuali (non per ultimo il reddito di cittadinanza). Per colpa di questo fenomeno il nostro paese è rimasto indietro a livello tecnologico e industriale rispetto agli altri big. 

Per ultimo: sempre i babyboomers, forse per un vizio naturale, hanno sviluppato atti di accusa verso la mia generazione, quella che più sarà vessata dal debito pubblico e dalle scelte governative passate, spesso accusata di aver perso il senso del dovere, di abbandonare la barca o altre espressioni del genere.

Se il dibattito pubblico e le scelte della politica non si orienteranno verso l’innovazione, lo scommettere sulle giovani promesse e su un aumento di fondi verso scuola e ricerca con dovuti tagli ai privilegi e agli sprechi coniugata con un piano di risanamento del debito che tenga conto di istanze sociali non rinviabili, il collasso diventerà il trend dei prossimi anni.

 

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CAT: Bilancio pubblico

2 Commenti

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  1. vincesko 4 settimane fa
    Citazione: “il sistema puramente contributivo è stato istituito dalla Riforma Fornero”. No, dalla riforma Dini. La riforma Fornero lo ha soltanto esteso a quelli che erano esclusi dalla riforma Dini, cioè coloro che al 31.12.1995 avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani. Di tutte le misure della Fornero è quella meno importante in termini di risparmi: l’1% del totale, pari a regime a 200 milioni, ma che esauriscono a breve. Aggiungo che la revisione della riforma Fornero è attuata da un (relativamente) giovane: Salvini, per guadagnarsi i voti dei relativamente anziani. Nella lotta della vita, non ci sono pasti gratis, anziché lamentarvi bisogna che voi giovani vi diate da fare.
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  2. mattia-marasti 4 settimane fa
    L'avverbio "puramento" voleva significare quello, per l'appunto. Mi dispiace che non si sia capito e me ne scuso.
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