Il Sonno della ragione genera Alitalia

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10 Ottobre 2020

Qualche ora fa è stato firmato il decreto che sancisce la nascita di NewCo, che gestirà Alitalia. Nelle intenzioni del governo, questo aiuterà Alitalia a diventare un vettore aereo in grado di competere sul mercato internazionale. La notizia è stata accolta con giubilo dai partiti di governo: sembra che finalmente lo Stato ricominci a investire in settori strategici lasciandosi alle spalle decenni di politiche di privatizzazione e non interventismo che hanno scalfito l’apparato statale di tutto il mondo.

Ma è davvero così?

La mia risposta a questo interrogativo è: no. Anzi, mi spingerò più in là dicendo che mantenere in piedi Alitalia non è affatto di sinistra.

Per spiegare meglio il mio punto, vorrei, brevemente, addentrarmi nella storia dell’intervento statale nell’economia. Quando la crisi del 1929 affossò il modello economico del mondo occidentale, per primi gli Stati Uniti cominciarono una politica che andava in direzione contraria al laissez faire che fino ad allora aveva dominato il panorama occidentale. Dopo la seconda guerra mondiale, si assistette al trentennio del consenso keynesiano. Lo Stato interveniva direttamente nell’economia, sostenendo la domanda aggregata: questo periodo ha portato a una crescita e uno sviluppo che mai più, probabilmente, si rivedrà nella storia dell’umanità. Allo stesso tempo ha costruito il Welfare State di cui noi europei tanto dovremmo essere orgogliosi.

Ma ben presto lo Statalismo dirigista ha imboccato la strada della degenerazione. Da uno stimolo alla crescita e allo sviluppo è diventato uno strumento per tenere in piedi aziende cotte e stracotte, garantire privilegi come le baby pensioni del governo Rumor. Questo ha portato alla sfiducia nello stato che ancora oggi conserviamo, dando vita al Neoliberismo che ha, invece, visto nello stato una sorta di forza distorsiva dell’ordine naturale dei mercati.

Per questo, i continui salvataggi effettuati dal governo italiano sono un esempio di questa ultima tendenza. Salvare un’azienda come Alitalia, che non fa innovazione, significa solamente una mancetta elettorale. Il problema delle persone che perderebbero il lavoro, tuttavia, non è banale e andrebbe trattato in modo più completo e ragionato di come sarei in grado di fare, per questo lascio a chi è più competente di me questo punto.

Ma vorrei ribadire, con forza, che se è vero che c’è bisogno di Stato nell’economia, questo non può significare uno Stato immobile dedito soltanto alla conservazione dell’esistente. Il compito dello Stato nell’economia è investire in innovazione, attraverso dei mission oriented project. Per concludere: se insieme a Keynes non abbiamo Schumpeter, allora non finirà bene.

 

TAG: alitalia, gualtieri, Keynes, schumpeter
CAT: Bilancio pubblico

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