“Senza bidet”, l’inno degli italiani all’estero firmato da Chiara Carlino

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14 Giugno 2021

Senza il bidet la vita non ha un perché.

È una realtà che conoscono benissimo i tanti milioni di italiani che risiedono più o meno stabilmente all’Estero e che devono, giocoforza, adattarsi a passare la loro vita senza il bidet.

Una giovane ricercatrice italiana all’Estero, si è fatta interprete del grido di dolore che si leva da ogni parte del mondo dal cuore dei connazionali ed ha confezionato una simpatica canzone assai rappresentativa del nostro inconfondibile stile igienico e della mancanza di questo necessario elemento della toilet in altre parti del mondo. All’Estero è possibile anche reperire tristi storie di bidet maltrattati, usati come discarica di rifiuti o smantellati dagli appartamenti perché le persone non capiscono a cosa servano. Insomma, un vero e proprio colpo al cuore.

La canzone è orecchiabilissima e corredata da video esplicativo presente su Youtube.

Dov’è leggerezza vi è profondità. Dove apparente semplicità, intenso studio e complessità.

Abbiamo voluto conoscere meglio l’autrice, attraverso questa interessante intervista che ci ha gentilmente concesso.

Chi è Chiara Carlino? 

Io sono nata e cresciuta a Roma (classe 1985). Durante il mio percorso scolastico l’unica lingua straniera che ho studiato è stata l’inglese. Poi, nel 2007, durante la triennale in Scienze Umanistiche alla Lumsa, ho deciso di punto in bianco che volevo imparare il francese. Ho vinto una borsa Erasmus per passare un semestre a Lille e ho iniziato il mio viaggio nel mondo della francofonia.  Vivo all’estero in pianta stabile dalla fine del 2010. In quell’anno mi sono trasferita a Strasburgo per completare il corso di laurea magistrale Erasmus Mundus in Culture Letterarie Europee, che prevedeva un anno a Bologna e uno nel capoluogo dell’Alsazia, con un doppio diploma finale. Una volta finita la magistrale, ho vinto un posto da assistente di lingua italiana a Strasburgo e sono rimasta per lavorare in due licei. Parallelamente, ho iniziato un dottorato in letteratura francese all’Università di Strasburgo. Successivamente, le mie ricerche mi hanno portato a vincere tre borse di studio che mi hanno permesso di trasferirmi a Parigi, dove ho proseguito le mie attività di dottoranda e continuato ad accumulare esperienze nel campo dell’insegnamento dell’italiano per stranieri. Poi, siccome la vita si diverte sempre a scompaginare i piani, ho incontrato l’uomo che è diventato mio marito, che il caso ha voluto fosse di nazionalità belga. E quindi, per una serie di ragioni razionali e impulsive al tempo stesso, ho deciso di espatriare una seconda volta in Belgio, per l’esattezza a Bruxelles, dove vivo dalla fine del 2014. Ritagliarmi uno spazio professionale nel paese in cui mi sono trasferita per amore non è stato facile. Dopo una serie di peripezie, però, sono riuscita a proseguire il mio dottorato in letteratura francese all’Université Libre de Bruxelles, e a farmi strada anche come insegnante d’italiano LS, che insegno da quasi cinque anni in due istituti di “Promotion Sociale” (scuole serali per adulti).

A Bruxelles sono anche diventata mamma di due meravigliosi piccoli italo-belgi (il primo di quasi 5 anni, il secondo è un figlio della pandemia), che sono l’avventura più bella della mia vita.

Interessi specifici di ricerca?

Io sono specialista dell’opera di Colette, (ho contribuito, fra le altre cose, al Dictionnaire Colette, pubblicato presso Garnier nel 2018).

La mia ricerca dottorale, a metà strada tra la letteratura francese e l’analyse du discours, analizza le fasi di costruzione del discorso dell’invecchiamento nell’opera di Colette. Sono una specie di gerontologa letteraria, insomma.

Come nasce l’idea per la tua canzone?

La canzone mi è stata ispirata da una concomitanza di fattori, il primo dei quali estremamente personale e femminile.

Ho iniziato a soffrire in modo particolare l’assenza del bidet a maggio dell’anno scorso, durante il mio puerperio, che non è stato dei più facili. Ovviamente, vivendo all’estero da 11 anni, ho imparato ad adattarmi e a convivere con quest’assenza, ma in simili situazioni ci si rende conto di quanto questo sanitario sia utile, soprattutto per noi donne.

L’idea della canzone mi è poi venuta in agosto, quando sono finalmente riuscita a tornare in Italia per le vacanze, dopo il primo lockdown bruxellese. Ero nella casa di campagna dei miei nonni, in bagno con il mio primo figlio che aveva appena fatto la popò, e dopo averlo pulito mi stavo accingendo meccanicamente a ritirargli su i pantaloni. E lui, sorpreso, mi ha chiesto: «Mamma, ma non me lo fai il bidet?» E in quel momento ho avuto una specie di epifania, perché mi sono resa conto di come avessi interiorizzato un’abitudine che, in quanto italiana, non mi apparteneva: lo stavo rivestendo senza fargli il bidet! Poi, qualche giorno dopo, strimpellando giocosamente insieme a lui (inventare canzoni da cantare a squarciagola è un buon modo per fargli praticare l’italiano, che per lui è la lingua minoritaria), mi è venuto in mente questo buffo ritornello, e ho costruito attorno il resto del testo e della musica. Credo che anche l’approssimarsi della fine delle vacanze e del ritorno a Bruxelles abbiano contribuito ad ispirarmi. L’anno scorso, alla fine di agosto, la nuova chiusura delle frontiere era nell’aria. Il fatto di non sapere quando sarei potuta tornare in Italia e ritrovare la mia famiglia ha reso il bidet l’emblema di tutto quello che mi era mancato e sarebbe mancato del mio paese.

Il bidet è anche un tema di cui, negli anni, mi è capitato di parlare spesso durante le lezioni con i miei studenti stranieri, che faticano a capire questa grande passione nostrana! Per questo motivo ho cercato di rendere il testo il più semplice e immediato possibile, inserendo anche una serie di cliché, in modo che la canzone potesse essere facilmente didattizzabile nell’ambito di una lezione d’italiano LS, magari incentrata sugli stereotipi e sulle pratiche igieniche degli italiani.

Chi ha realizzato arrangiamenti della canzone e video?

Il video l’ho girato insieme a mia sorella, Federica Carlino, durante i pisolini pomeridiani dei miei figli. Abbiamo immaginato una serie di scenette e filmato le varie sequenze, coinvolgendo anche l’altra nostra sorella Cecilia e i nostri genitori, in vacanza con noi in quel periodo. Dedicarmi a questo progetto insieme a loro mi ha permesso anche di distrarmi dal lato un po’ lugubre del postpartum, e gli sono molto grata di aver assecondato questa mia piccola follia. Nei mesi successivi, poi, mia sorella Federica ha montato il video (in modo, secondo me, perfetto).

La canzone è stata arrangiata da Mattia Di Cretico, il compagno di mia sorella Federica, batterista professionista e bravissimo musicista, che in quel periodo era a sua volta in vacanza con noi. Gli sono davvero riconoscente di aver conferito una dignità musicale a “Senza bidet”. Senza di lui mi sarei limitata a canticchiarla sotto la doccia.

Hai altre esperienze in campo musicale?

Non ho altre esperienze in campo musicale, se escludiamo una partecipazione allo Zecchino d’oro quando avevo 7 anni.  Partecipai con la “Ninna nanna del chicco di caffè”, che tuttora canto ai miei bimbi, e arrivai anche in finale a Bologna. Non vinsi, ma riportai a casa un bellissimo lumacone fosforescente di peluche, che conservo ancora.

Cantare e scrivere mi è sempre piaciuto, ma negli anni ho preferito dedicarmi più seriamente alla seconda delle due attività. Durante la mia adolescenza ho iniziato a suonare la chitarra, che strimpello senza troppo talento, e a scrivere qualche canzonetta, rimasta nel mio entourage familiare e amicale. Quando vivevo a Strasburgo, poi, ho creato un gruppo con due miei amici dottorandi francesi. Ci chiamavamo “Balthésard” e abbiamo suonato in qualche pub strasburghese guadagnandoci qualche birra gratis, ma niente di più.

Pensi di produrre questa canzone presso un marchio discografico?

La canzone è già stata autoprodotta ed edita, ma se un’etichetta volesse produrre qualche mio futuro brano, perché no. Sono aperta a qualunque prospettiva.

 

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CAT: Bruxelles, Musica

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