Pallonate – 07

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12 luglio 2018

“Eh bien, mon prince, Gnes et Lucques ne sont plus que des apanages, des pomestja de la famille Buonaparte…”

Tolstoj, Guerra e Pace, incipit

Purtroppo Hercule Poirot, pur avendo risolto il caso, non ha incassato il dovuto.

L’hanno preso di nuovo per francese e hanno mandato la parcella a Parigi.

Lui non si rassegna e continua, ogni volta, ad incazzarsi ma un po’ se lo aspettava.

Nel calcio non vincono sempre i migliori.

Questa, talvolta, non è una sfortuna ma, sempre, è ciò che lo rende affascinante.

Hazard c’è stato: serio, rigoroso, lucido. Purtroppo non c’è stato Lukaku bensì la sua controfigura e, in compenso, c’era Dembele che, ogni quattro passaggi ne sbagliava tre.

Il cialtroncello Mbappé da perfetto Matamoro, già si allarga, come previsto: “La coppa è nostra”. D’altra parte la Croazia schianta l’Inghilterra con un Hurricane ridotto, si e no, a brezza di mare.

Dunque sarà questa la finale mondiale: la Francia del moccioso Mbappé, un dieci che sembra una copia di Neymar, contro la Croazia di Modric che, dopo Hazard, è stato il miglior dieci del mondiale.

Inutile dire dove batta il mio cuore.

Ma occorre mettere da parte Agata Christie e passare a Lev Tolstoj.

Il terreno di battaglia è infido: Domagoj Vida ha fatto una gran minchiata che, purtroppo, verrà scontata da tutta la squadra croata; perciò bisogna subito prendere atto della superiorità logistica dell’esercito imperiale: i franciosi hanno vinto a Borodino e si sono già insediati a Mosca.

Ora si tratta di adottare la stessa tattica di Kutuzov: dare libero corso alla loro inguaribile spocchia.

Ipnotizzarli di coccole come si fa coi cani cretini.

Pazientare.

Che questi studentelli, impettiti nei loro elegantissimi giubbini da ussaro, presumano di avere già la Grande Madre Russia tra le grinfie è cosa buona e giusta.

Lasciamoglielo credere.

Sorridiamo alle rodomontate di quel mocciosetto cretino di Mbappè.

Attendiamo con calma sovrana che si accingano, cavalleria in testa e tutte le salmerie al seguito, ad attraversare la Beresina per tornarsene a casa.

Poi piombiamo su di loro come aquile dei Balcani mentre stanno coi piedi a mollo e la galletta tra i denti, persuasi d’esser già dall’altra parte.

La rotta, allora, sarà clamorosa come quella dell’armata del Corso: cadranno uno dopo l’altro, surgelati come la vecchia guardia.

Ma se questo non accade, se i croati, dopo tre partite di centoventi minuti in dieci giorni e con una giornata in meno di riposo, immaginano di potersi battere in campo aperto e all’arma bianca senza adottare la tattica della terra bruciata, prevedo l’umiliazione definitiva: la coppa tra le mani dell’imbecille.

Deve essere dunque Modric il nostro Kutuzov e nessun altro. Lui solo, tra i croati, ha la visione grandiosa, lo sguardo profondo e lungimirante, il profilo tagliente di Michail Illarionovic Kutuzov, salvatore della Russia, che a chi gli chiese “Sperate voi forse di battere Napoleone?” rispose “No. Solo di ingannarlo”.

In Modric we trust…

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: calcio, costumi sociali

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