Pallonate – 03

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27 giugno 2018

Ieri s’è cominciato con due partite di sconsolante inutilità.

Francia – Danimarca però, alla inutilità, ha aggiunto il carico della simulazione.

Tutto vi è stato fasullo. Ogni passaggio, ogni tiro in porta, ogni marcatura.

Le squadre scandinave vantano, nel settore della drammaturgia, una tradizione risalente agli Europei del 2004: protagoniste Danimarca e Svezia, spettatori paganti gli italiani.

I francesi invece, ça va sans dire, hanno inventato il theatre boulevardier e sono loro i primi che hanno preso in seria considerazione le esigenze del botteghino in ambito teatrale. La farsa era dunque prevedibile e il risultato inevitabile.

Il povero Perù è stato l’unico a fare sul serio. Ha vinto ma non è servito a niente. Aveva a che fare con un fantasma…l’Australia non esiste, figuriamoci se esiste la sua nazionale. A giocare erano ologrammi di giocatori inglesi che solo per un imprevedibile errore di programmazione hanno pareggiato con la Danimarca.

(Qui la prova provata:

https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri la_nuova_teoria_terrapiattisti_australia_bufala_non_esiste-3780264.html)

In serata invece due partite vere, di cui una decisiva.

Gli islandesi avevano già dato una lezione di calcio torreggiando in difesa sugli argentini: formichine follemente indaffarate intorno al dolce protetto da una teca di vetro.

Contro la Croazia hanno fatto molto più di quello che potevano.

Mi mancheranno.

Di Argentina-Nigeria ricorderò invece due cose:

1) Il gol di Lionel Messi.

2) Diego Maradona sugli spalti.

Nel gol è sintetizzato il perché Messi è Messi, che vinca o perda.

Non artefatto e narciso come Ronaldo, non fatuo e arrogante come Neymar, non feroce come Suarez, Messi si porta sulle spalle Messi. Con una consapevolezza che ha qualcosa di dolente e stranamente inattuale. Nonostante quel carico non sembra uno che si frequenti troppo e, anzi, non sembra neppure un suo contemporaneo. Si tiene a distanza e s’incontra per caso. Come in questa azione. Tocca la palla con la coscia sinistra, la lascia scivolare a terra continuando a correre come se fosse al parco e tira in corsa. Niente di particolare. Sereno e giusto. Come deve essere il calcio. Quando lui gioca non puoi tifargli contro, puoi solo guardarlo giocare e sperare che segni oppure no…sine ira et studio.

Maradona, d’altra parte…ah Diego, Diego…wherefore art thou Diego…sei tu la metafora più perfetta di questa squadra: sovrappeso e in stato confusionale, incapace di gestire la sua stessa presenza, inadeguata a se medesima. In preda a un parossismo tattico che vorrebbe nascondere una totale inconsistenza strategica. Squadra che, come te, non sa più dove andare a parare e finisce avvinazzata a bordo strada. Messi e Rojo, con due splendide reti, hanno risolto la partita contro una Nigeria di eroi senza gloria ma non hanno risolto niente altro. Piango per te Argentina…e solo un inguaribile ottimismo mi fa ancora sperare che tu sia in grado di sculacciare quei viziati bambocci dei francesi.

 

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: calcio, costumi sociali

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