“Emmanuelle” e l’erotismo anni ’70. Fu vera gloria?

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21 Agosto 2020

Il sesso fine a se stesso. Le plaisir pour le plaisir. Emmanuelle, film simbolo della liberazione sessuale degli anni Settanta, a guardarlo oggi si riduce ad una mera rappresentazione del sesso come fine a se stesso e come pura e semplice modalità di sfruttamento della donna-oggetto da parte di maschi guardoni e maniaci, un po’ anche impotenti come il vecchio Mario che, alla fine del film, la conduce in luoghi equivoci dove degli esemplari di maschi tailandesi consumano dei rapporti sessuali con la protagonista del film, Emmanuelle, interpretata dalla splendida Sylvia Kristel. Un film dove la trama è inconsistente, come anche la profondità dei personaggi, e tutto, dall’inizio alla fine del film, si riduce ad una sfilza di rapporti omo e etero consumati dalla protagonista, una signora dell’alta borghesia parigina, moglie di un diplomatico che la aspetta in Thailandia. Immagino la difficoltà di sostenere ore di prove di recitazione dove è tutto un susseguirsi di amplessi ed orgasmi, come se non ci fosse un domani. Certo, i tempi erano diversi e all’epoca in cui fu girato il film la liberazione sessuale era forse tra le emergenze planetarie. Ad oggi, anche se le situazioni sono descritte in maniera soft, non ci si può non interrogare sulla tristezza e sulla stupidità di alcuni passaggi, al di là della splendida interpretazione della Kristel, che poi rimase comunque prigioniera del personaggio, un po’ come Maria Schneider con Ultimo tango a Parigi.

Non conoscevo l’esistenza di questo film che oggi è tornato alla ribalta e per la verità l’ho scoperto leggendo su un quotidiano che la storia sarà resa popolare in tutto il mondo attraverso una serie di sei puntate che andranno in onda su Lincoln Tv in Francia. Anzi, a quanto dice il produttore, la scrittura è già in fase avanzata e le riprese inizieranno presto. Anche Netflix ha inserito Emmanuelle nel suo catalogo da luglio. Per la fiction gli autori si sono basati su Nuda, l’autobiografia del 2006, che in italiano è tradotta con il titolo Svestendo Emmanuelle.

Sylvia Kristel quando recitò nel film aveva 21 anni ed era una sconosciuta attrice olandese. Era nata il 28 settembre 1952 ad Utrecht. Riproporre il film che la rese un’icona della femminilità e della sensualità di quegli anni farà un po’ da eco all’era del post MeeToo. I genitori della Kristal erano proprietari di un albergo e lei da bambina fu abusata sessualmente dalla persona che gestiva l’hotel. Aveva solo nove anni. A 12 fu inviata in un collegio di suore. A 17 vinse il concorso di Miss Tv Europe. Quando venne scelta per Emmanuelle aveva girato altri tre film. Era la compagna di Hugo Claus, il grande romanziere belga che aveva sceneggiato Because of the cats, in cui lei aveva recitato. Dalla loro storia d’amore nacque un unico figlio, Arthur. Poi il legame fra i due naufragò a causa dello strabordante successo del film erotico.

Sylvia Kristal era una persona brillante ma molto fragile, dietro l’aspetto sicuro e lo status di sex symbol. Era stata manipolata dagli uomini, soprattutto nel suo privato. A vedere Emmanuelle per prime furono le donne. Al cinema Triomphe sugli Champs-Elysées il film rimase per ben 13 anni e dal 1974, anno in cui uscì nelle sale, ad oggi, è stato visto da 500 milioni di persone.

Sylvia Kristal morì a 60 anni per un cancro ai polmoni, ormai prigioniera di quel ruolo e dimenticata da tutti.

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CAT: Cinema

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