La linea d’ombra #1 – L’occhio vuole la sua parte

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7 Giugno 2020

Ogni settimana una breve riflessione sul cinema di genere: horror, noir o thriller (perlopiù poco visti o poco discussi) che lasciano impressi – per un motivo o per un altro – segni indelebili.

 

Cheryl è un’adolescente tormentata che fugge a Los Angeles in cerca di fortuna. Viene allora ospitata da sua zia Marta che gestisce un vecchio albergo, finendo malauguratamente in quello che è un covo di personaggi decisamente ambigui e poco raccomandabili.

La prima sensazione che si ha durante la visione di Bambole e sangue (Private Parts, 1972) di Paul Bartel è quella di essere di fronte alla dozzinalità del tipico prodotto di una certa frangia del cinema di genere indipendente americano degli anni Settanta: lo slabbrato modo di mettere in scena e di concepire la sceneggiatura, l’atteggiamento discontinuo con il quale si cerca di procedere il più velocemente possibile verso il fulcro del racconto (che solitamente è scheletrico ed essenziale), la volontà di imprimere alla forma una non-forma per così sfuggire a quel terribile momento nel quale si rischia di doversi a tutti i costi prendere sul serio. Ma basta poco per accorgersi che la profondità del film di Bartel nega tutto ciò e quindi, di conseguenza,  assume una postura elegante fin dai minuti successivi ai primissimi.

Sono più o meno tre le qualità fondamentali che danno spessore a questo piccolo grande film:

1 – Bartel non manifesta mai completamente la propria ironia, non ci fa mai capire quando gioca, quando scherza, quando fa il serio. O meglio, è come se queste dimensioni si sovrapponessero continuamente e senza soluzione di continuità.

2 – Il notevole interesse a manifestare un’ampiezza anche formale dello sguardo dona al film un respiro assai raro per prodotti del genere: movimenti di macchina inaspettati, dettagli e primi piani accuratamente ponderati e la fotografia rigorosa di Andrew Davis mettono in piedi una struttura visivamente avvincente.

3 – Il modo vellutatamente malsano in cui vengono trattate scopofilia ed eventi traumatici lasciano sopresi per la delicatezza del risultato finale; mai una caduta nel ridicolo involontario, mai un momento che contrasti la ricerca di quel preciso slancio orrorifico o di  quell’altro smaccatamente grottesco.

Insomma, l’occhio vuole la sua parte, Bartel lo sa, compone un carrozzone grottesco, ci infila dentro tutto quello che può avere a disposizione (ma che sa di poter gestire) e tira fuori un signor film. Chapeau.

 

TAG: Anni '70, Bambole e sangue, cinema, Horror, noir, Paul Bartel, Private Parts, thriller
CAT: Cinema

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