Paul Verhoeven: da “Basic Instinct” al sesso lesbo di suor Benedetta

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18 Maggio 2021

Il regista olandese Paul Verhoeven è un furbacchione. È riuscito ad incassare oltre 350 milioni di dollari con Basic Instinct, dove una carismatica Sharon Stone, nelle vesti della fatale Catherine Tramell, accavalla le gambe davanti ai poliziotti che le stanno facendo un interrogatorio, rivelando di non indossare gli slip. Una scena madre ed uno dei migliori incassi di sempre nella storia del cinema mondiale. Il film all’epoca (1992) fece scalpore per il sesso spinto di alcune scene.

Oggi Verhoeven, che intanto ha prodotto altri film spinti ed ha macinato diversi successi, ritorna con un’altra pellicola ad alto tasso erotico, ma stavolta in ambito lesbo, raccontando la vera storia di suor Benedetta Carlini (Vellano, 1591 – Pescia, 1661), nata da famiglia non aristocratica e divenuta badessa del convento di Pescia a soli trent’anni (il padre l’aveva rinchiusa in convento all’età di 9, per ringraziare il Signore di averla salvata, insieme alla madre, da un parto difficile). Controversa figura dell’epoca della Controriforma, vissuta tra visioni mistiche ed erotiche allo stesso tempo, estasi e colloqui con Cristo in persona, veri o presunti tali e presunti miracoli, suor Benedetta ebbe una relazione amorosa con suor Bartolomea Crivelli, durata due anni e mezzo, nel corso della quale, come quest’ultima dichiarò nell’inchiesta che vide coinvolte le due religiose dal 1622 al 1623, le avrebbe richiesto alcune prestazioni sessuali – soprattutto di masturbarla (come è anche fedelmente riportato nel film) – mentre era in trance. Anzi, le due suore, mentre lo fanno, raggiungerebbero insieme l’estasi mistica. I loro rapporti sarebbero stati mediati dalla figura dell’angelo personale di Benedetta, che lei chiama Splenditello, un angelo bellissimo che le avrebbe detto di fare quelle cose con Bartolomea. Suor Bartolomea le era stata assegnata dal direttore spirituale di Benedetta, dopo che costei gli aveva confessato il suo disagio e il suo spavento per la possibilità che le sue visioni fossero di natura demoniaca. E, in più, l’inchiesta era partita non dall’omosessualità della suora, bensì dalle stimmate che ricoprivano il suo corpo e che le consorelle dicevano essere una frode.

Il risultato dell’inchiesta fu la condanna di suor Benedetta a 35 anni di carcere, che scontò tra le mura del convento. Inoltre fu privata del suo titolo di badessa.

Verhoeven, fiutando l’aria che tira ed i segnali che provengono dalla società, ha dato vita a questo dramma che è tratto dal libro Immodest Acts. La vita di una suora lesbica nell’Italia rinascimentale (1986), della storica Judith C. Brown, docente presso la prestigiosa Università di Standford negli Stati Uniti.

Il film è in concorso al Festival di Cannes 2021 (9 luglio) e ne sentiremo parlare ancora. Alcune scene di nudo molto hot hanno già infastidito alcuni, e la polemica precede di già la rappresentazione.

Il cast è d’eccezione. Suor Benedetta è interpretata da Virginie Efira, che ha già lavorato con Verhoeven, Lambert Wilson, Daphne Patakia, Charlotte Rampling, Olivier Rabourdin, Clotilde Courau, Hervé Pierre, Louise Chevillotte.

Ancora una storia in cui le donne non decidono nulla della propria esistenza, del proprio corpo, della propria mente e della propria vita. Soprattutto in epoche dove il patriarcato era dogma ed il rispetto dei fondamentali diritti della persona ancora una lontana conquista di civiltà, ad oggi non ancora pienamente realizzata.

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CAT: Cinema

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