Ricordo di Giambattista Assanti, grande regista irpino che non è più tra noi

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29 Maggio 2021

La storia di Giambattista Assanti, il regista irpino recentemente scomparso, a soli 59 per un male con cui combatteva da molto tempo, è quella di un ragazzo del profondo e spesso dimenticato Sud, che nella sua vita aveva inseguito un sogno: quello del cinema. E che quel sogno è riuscito a concretizzare, lasciandoci lavori di grande qualità e pluripremiati: Ultima fermata, girato in Alta Irpinia e imperniato sulla storia della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta S. Antonio e Il giovane Pertini. Combattente per la libertà, candidato ai David di Donatello e poi approdato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Anche il prestigioso periodico francese “Telerama” ha parlato di lui. Un onore che la testata in questione riserva solo ai più grandi. Ha lavorato con Claudia Cardinale, Vanessa Gravina, Enzo Decaro, Sergio Assisi, Luca Lionello, Leo Gullotta, Ida Di Benedetto, Imma Piro, Rosaria De Cicco, Enzo Cannavale, Lino Troisi, Jean Paul Kabongo, Gabriele Greco, Enrico Montesano, Cesare Bocci, tanto per citarne solo qualcuno, e stava per produrre due nuovi film: uno sui fratelli Nello e Carlo Rosselli, gli intellettuali antifascisti uccisi in Francia nel 1937, ed un altro sulla vicenda dell’Olocausto, dal titolo Il segreto di Hanna, a cui partecipava anche Massimo Dapporto. Anni fa, aveva realizzato anche un documentario dal titolo Le campane di San Ottone, in cui raccontava le proteste contro l’apertura della discarica a Difesa Grande ad Ariano Irpino.

Conoscevo la sua grande gentilezza, la sua nobiltà d’animo, il suo grande rispetto per il prossimo ed è per questo che stendo queste note con grande tristezza. Assanti aveva ancora tanti progetti da realizzare: tra questi, la rinascita del Cinema Teatro “San Marco” di Benevento. Per il suo paese natìo, Mirabella Eclano (AV), aveva messo in piedi un grande Festival, dal titolo “Scrivere il Cinema”, uno dei rari Festival dedicati agli sceneggiatori, cioè a quelle figure a cui si deve la creazione di un film.

Assanti viene da quell’Irpinia, affascinante, magica, controversa, complicata e indimenticabile, piena zeppa di uomini importanti, che ha dato al mondo altri due grandi registi: Sergio Leone ed Ettore Scola, con i quali Assanti ha studiato e lavorato. La sua stessa vita sembrava un film. Infatti, di se stesso raccontava: «Vengo da una famiglia di cinematografari. Mio nonno proiettava i film di Amedeo Nazzari nella piazza della Torretta a Mirabella Eclano e mio padre portava il cinema nelle piazze, da ambulante. Non avrei potuto far altro. Nel mio sangue c’è sempre stato il cinema».

Il giornalista irpino Angelo Corvino scrive che Assanti faceva parte di «un gruppo di giovani degli Anni ’90 che scorrazzava per l’Italia a caccia di feste popolari dove ambientare storie di fiction. Tra loro diversi irpini. Il loro quartier generale era diventato il Cinema Carmen di Gaetano Assanti». Gaetano, detto Tanino, era divenuto quasi una figura leggendaria sulle piazze dell’Irpinia sulle quali portava gli ultimi film, che proiettava su un enorme telo bianco. In quella sala quei giovani animati dal sacro fuoco dell’arte parlavano di cultura e di cinema. Cresciuto a pane e pellicole, il giovane Giambattista comincia a frequentare, quasi di nascosto, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si recava anche con l’autostop.

Corvino di lui scrive ancora: «Aveva una predisposizione innata per i tempi cinematografici, per lui scrivere sceneggiature era naturale come respirare».

Chi ha assistito alla proiezione di qualche suo prodotto, ha sicuramente apprezzato l’estrema precisione della luce e delle inquadrature nonché il sapiente utilizzo dei tempi cinematografici.

Moltissime scolaresche d’Italia hanno apprezzato i lavori di Giambattista Assanti e potuto discutere di temi civili importanti. Assanti è stato il regista della memoria dei luoghi di origine e di questa sua origine portava i tratti ben scolpiti nel carattere ben piantato a terra, umile, deciso, talentuoso e mai saccente, mai supponente, anzi sempre garbatissimo ed elegante nei rapporti interpersonali, dotato di profilo basso, di un sorriso aperto verso il prossimo e di quell’intelligenza vivida che traspariva dai suoi occhi, sempre in cerca di nuovi progetti e sogni da concretizzare.

Un altro irpino che conosceva bene l’uomo, Enzo Abbondandolo, sulla pagina Associazione Culturale Civitas scrive: «Non tutti sanno che Giambattista aveva scritto, verso la fine degli anni Ottanta, una sceneggiatura che raccontava una storia simile a quella del film “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores. Purtroppo non riuscì a trovare un produttore che lo aiutasse a concretizzare il suo progetto cinematografico. Solo di recente era riuscito a realizzare il suo sogno di “diventare un regista”. Lo ricorderemo attraverso i suoi film».

Nel marzo del 2020, in occasione del suo compleanno, Assanti aveva scritto sulla sua pagina facebook: «Cari amici di fb, scusate per il ritardo con cui vi ringrazio per gli auguri. Sono andato nel mio studio dove alla canzone di MY Way cantata da Sinatra ho cominciato con prudenza a provare a ballare… ci sono riuscito. Cari Amici non rattristiamoci ma andiamo avanti continuando a combattere come indomiti guerrieri. Vi abbraccio tutti. Vi sento tutti vicino. Viva la vita, teniamocela stretta finché possiamo».

Sarebbe bello se quelle terre a cui Giambattista Assanti ha dato così tanto, l’Irpinia e il Sannio, volessero tributare questo Maestro un ricordo che duri nel tempo: un premio o una rassegna a lui intitolata, o qualche spazio cittadino. Siamo sicuri che una cosa come questa non tarderà a verificarsi. Una grande anima non muore mai.

Qui l’ultima intervista a Giambattista Assanti.

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CAT: Cinema

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