La linea d’ombra #2 – Una storia di erbe fluttuanti

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11 Giugno 2020

Ogni settimana una breve riflessione sul cinema di genere: horror, noir o thriller (perlopiù poco visti o poco discussi) che lasciano impressi – per un motivo o per un altro – segni indelebili.

 

Nel Giappone del XIV secolo, una donna e la moglie di suo figlio vivono in estrema povertà in una capanna in riva a un fiume. Per sopravvivere, uccidono e derubano soldati rimasti soli, rivendendone poi le armature. Ma l’arrivo di un uomo e di una maschera misteriosa sconvolgerà per sempre le loro esistenze.

In Onibaba (1964) di Kaneto Shindo l’orrore si manifesta essenzialmente attraverso due luoghi e un oggetto: la distesa di erbe fluttuanti, la buca “profonda e oscura” e la maschera del demone.

La prima permette a questo orrore di emergere in quanto imperturbabile nel suo continuo ondeggiare; impassibile di fronte agli eventi e alla vita offesa, si radicalizza nell’immagine simbolica del perpetuo scorrere dell’esistente di fronte all’insormontabile opposizione tra particolare e universale.

La buca è lo spazio vuoto, il nulla che si contrappone all’essere, ma anche un luogo che rappresenta il riemergere del represso, del ricordo (solo apparentemente) sepolto. Non è un caso che nel finale si connetta proprio a quell’immagine completamente nera che quasi ci risucchia, ponendoci di fronte a un destino simile – quantomeno da un punto di vista concettuale e metaforico – a quello della protagonista.

Infine la maschera, oggetto che si adagia sul volto deturpandolo, rendendolo schiavo delle sue forme, imponendogli di non mostrarsi mai più a nessun altro volto; condanna la persona che la indossa a impedire all’altro di non provare alcuna empatia.

Onibaba è un film che racconta come sia semplice per l’essere umano non percepire più il bene e il male quando il vuoto che lo circonda è rappresentato dall’infinitezza dell’elemento naturale. Perché Dio è la Natura, ma con un piccolo buco nero al centro che ogni cosa nasconde in sé.

 

TAG: cinema, film, Giappone, Kaneto Shindo, leggende, miti, Onibaba
CAT: Cinema, Filosofia

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