Il ruolo delle Film Commission nel racconto dell’Italia che cambia

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7 Dicembre 2020

Da L’amica geniale al Commissario Montalbano. Da Un posto al sole a Imma Tataranni fino al recentissimo Vite in fuga. Dietro questa capacità di raccontare storie locali capaci di farsi temi globali, come predicava a suo tempo la potentissima direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, poi passata a Netflix nel luglio di quest’anno, c’è sempre la fantasia del reparto redazione delle serie tv e l’apporto delle Film Commission italiane, ovvero di quegli enti o associazioni che fanno da sostegno alle produzioni con un fondo apposito, oppure con fondi europei erogati dalla Regione (come nel caso delle Marche). Le Film Commission forniscono database di location e maestranze, danno mezzi, location e finanziamenti e sono di supporto alla valorizzazione del territorio attraverso la cultura e la produzione audiovisiva. Perché, sempre secondo Andreatta: «La fiction è una cosa seria, serve a raccontare l’Italia che cambia». Se poi i programmi “di prima serata” iniziassero anche ad un orario più umano, invece che alle 22.00 circa, beh, questo potrebbe sicuramente intercettare telespettatori in più, visto che a guardare non ci sono solo i pensionati ma gente in età attiva, che magari il giorno dopo deve alzarsi alle cinque per prendere un mezzo per recarsi al lavoro. Ma questo è un altro discorso.

Le Film Commission operanti a livello regionale (vi è poi la Italia Film Commission in capo a tutte) nascono dalla considerazione che l’industria cinematografica italiana è la seconda dopo il turismo, ed anche quest’ultima può giovarsi della prima. Vi è da alcuni anni a questa parte una nuova visione della provincia come luogo dell’anima e dei luoghi che creano essi stessi poetica e linguaggio. L’Italia è tutta un set cinematografico a cielo aperto, con la possibilità che si è concretizzata in molti casi di far seguire alle serie tv o ai film del cinema dei veri e propri “movie tour”. Il racconto della vita di provincia attraverso il cinema e le fiction è una indubbia opportunità di crescita e di sviluppo. Scatta un processo di identificazione molto forte tra la vita raccontata a livello cine-televisivo e lo spettatore e vi è la possibilità di inserire aspetti iconografici all’interno della narrazione. L’alleanza cinematografia-turismo è vincente e produce reddito. Questa ricaduta economica in termini esponenziali ha fatto sì che in una legge del ministro Franceschini si parli di cineturismo e delle sue potenzialità.

Negli anni Ottanta l’avvento delle tv commerciali è andato di pari passo con un calo di presenze nei cinema, mentre ora il cinema si fa online su Netflix e Chili. Dagli anni Novanta persone lungimiranti e intraprendenti hanno pensato che per il cinema occorreva imboccare una strada nuova e questa nuova mentalità, accompagnata ad una buona dose di ambizione, ha permesso di mettere in piedi le Film Commission, cioè un modello innovativo di supporto alle produzioni, di cui qui di seguito vi offriamo una breve rassegna regione per regione. C’è anche da dire che l’azione di Film Commission nelle fiction, attraverso la lunga serialità di queste, ha dato respiro alle produzioni in momenti di crisi del settore cinematografico.

 

Nelle regioni italiane le Film Commission cominciano a nascere sul finire degli anni Novanta. La prima è l’Emilia Romagna (1997). In Liguria nasce nel 1999. L’Umbria si mobilita anch’essa nel 1999 ma diventa operativa nel 2016. In Lombardia la Film Commission nasce nel 2000. In Piemonte nel 2007. La Roma Film Commission nasce nel 2007 e per inciso nel Lazio si gira l’80% della produzione nazionale. In Trentino nasce nel 2011, mentre l’Alto-Adige dispone di una sua diversa Film Commission. Nelle Marche nasce nel 2001 ed in Toscana nel 2007. In Campania nel 2004, all’inizio come ente della regione. La Sardegna ne dispone dal 2006 e nel 2014 diventa Fondazione. La Puglia ne ha una dal 2007.

L’aspetto interessante di tutta la faccenda è che i soldi investiti dalle Film Commission ritornano sul territorio moltiplicati per quattro.

 

Analisi di alcune regioni

Cominciamo da Venezia che vanta il Festival del Cinema più antico del mondo. La regione Veneto è dotata di una Film Commission molto attiva sul fronte del reperimento di fondi europei e dispone di un fondo apposito per l’audiovisivo.

Il Molise non ha una Film Commission istituzionale ma associativa, attiva dal 2012. In regione è attivo da molti anni il Molise Cinema. L’Abruzzo, invece, ha una Film Commission regionale istituita con legge del 2017. Proprio in questa regione sono stati girati film come Il nome della rosa e La volpe e la bambina. L’Umbria ha avuto una grossa risonanza mediatica negli ultimi anni grazie a fiction come Carabinieri e Don Matteo. Anche la miniserie dedicata a Luisa Spagnoli ha acceso i riflettori su questa regione e sulla sua storia.

In Puglia dall’esperienza cinematografica sono nati i Cineporti di Bari e Lecce, creati dalle Film Commission. Le fiction legate a questa regione o i film di Checco Zalone hanno portato a rivalutare la parlata locale, mentre i film girati qui (in particolare nel Salento) da Ferzan Ozpetek, hanno focalizzato l’attenzione sul cibo. Registi importanti come Sergio Rubini e Matteo Garrone, per fare solo due esempi, si sono sentiti ispirati da questo territorio. La valorizzazione di enogastronomia, musica, storia e paesaggio ha permesso di superare stereotipi e luoghi comuni e fa del territorio il vero protagonista della narrazione. In regione sono nate tante iniziative legate al cinema: mediateca, festival, workshop ed il Festival del Cinema Europeo di Lecce.

La Campania è il territorio più riconoscibile, rappresentativo, analizzato e narrato e impresso nell’immaginario collettivo a livello cinematografico. Vi è una storia particolare legata al Centro di produzione Tv di Napoli, che doveva chiudere. Poi è arrivata la fiction Un posto al sole e dopo 20 anni il centro non solo non ha chiuso, ma ha dato lavoro, fatto emergere creatività e attorialità. “La squadra” è una fiction che è stata girata con luce naturale e con telecamere e mano. Oscar Paolo Sorrentino, premio Oscar per La grande bellezza, ha cominciato proprio da qui, come regista de “La squadra”. Nell’isola di Ischia è nato il “Cineturismo”, cioè quel fenomeno battezzato così da Michelangelo Messina nel 2003, che descrive il legame tra cinema e territorio. Messina è il fondatore di Ischia Film Festival.

La Basilicata è stata scelta da Mel Gibson come set del film The Passion, anche se all’epoca, complice forse la crudezza della pellicola, il regista non riuscì a rinverdire i fasti della regione. Ci è riuscita anni dopo una piccola commedia, Basilicata coast to coast, firmata da Rocco Papaleo, lucano doc. Poi è iniziata per la regione una vera e propria escalation cinematografica. Acclamate sono state fiction come Sorelle e Imma Tataranni, ambientate entrambe a Matera. Già nel 1979 un regista, Francesco Rosi, aveva intuito le potenzialità legate al fascino di questa terra. E così ci aveva girato Cristo si è fermato a Eboli. Lucania e Calabria, poi, nel 2016 hanno fondato insieme Lu.Ca., la prima macro film commission italiana. Le due regioni operano insieme per attrarre produzioni e dunque per lo sviluppo comune dei rispettivi territori.

La Sicilia è la regione più cinematografica insieme alla Campania e dispone di una grande tradizione teatrale. Regione crocevia di identità e culture diverse, ha dato al cinema e alla tv gli spazi per narrazioni suggestive, cofinanziando centinaia di progetti a fronte di un budget di svariati milioni di euro e sfornando decine e decine di maestranze e professionalità, tra i quali anche giovani videomaker under 35 in tema di serialità per il web.

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CAT: Cinema, Media

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