Vocabolarietto portatile 15 – Serietà

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14 Dicembre 2017

Ieri Dick Van Dyke ha fatto il compleanno.

Più che complimentarmi vorrei seriamente manifestargli la mia solidarietà.

Credo che non ci sia niente da ridere a compiere novantadue anni e che solo la stupefacente capacità umana di prendersi per il culo possa farla apparire una festa.

Troverei francamente auspicabile, considerati i dati economico-sociali, essere per quel tempo decisamente e definitivamente morto. Ma certo può darsi benissimo che se fossi un benestante, come lui, la penserei diversamente.

Vorrei comunque testimoniargli la mia ammirazione.

Egli fu Bert, lo spazzacamino amico di Mary Poppins.

Quando vidi quel film ero un bambino e, se mi si perdona la magniloquenza, mi segnò la vita.

Appena tornato a casa mi scrissi sulla prima pagina del sussidiario due frasi.

Una era l’incitazione di Bert ai ragazzini nella scena della levitazione esilarante di zio Albert: “Qualsiasi cosa accada rimanete seri”.

L’altra, la risposta di Mary Poppins alla richiesta di spiegazioni avanzata da George Banks: “Prima di tutto vorrei che fosse chiara una cosa: io non spiego mai nulla”.

Da allora sono passati decenni ma forse non un giorno che io non me le sia recitate come un mantra.

Qualunque cosa sia diventato lo devo certamente a loro: se sono un cretino è colpa loro, se non lo sono, loro il merito.

Poi avrei scoperto che anche Erik Satie lo aveva scritto: “Nella vita bisogna essere seri. E’ la mia unica regola. Tutto deve essere fatto con serietà; se si è stupidi bisogna esserlo sul serio”. Io però questa rivelazione la devo a Bert lo spazzacamino.

Da allora mi infastidiscono gli scherzevoli.

Trovo che chi scherza abbia sempre qualcosa da nascondere, non fosse che la sua stupidità. Io, certo, posso benissimo far ridere, e molti me lo rinfacciano.

Ma non scherzo. Mai.

Quanto a “spiegare” non esiste, credo, attività più supponente.

Chi spiega è persuaso arrogantemente di avere sempre sempre qualcosa da farti capire ma è anche un furbo che vuole far passare la sua incapacità a dire subito ciò che doveva, per volontà posticipata di chiarezza.

Mi sembra grottesco lo slogan mediatico, oramai capillarmente diffuso, che recita quotidianamente il “non prendersi sul serio” e pretende però che si prenda sul serio chi lo dice.

Insomma la vita con noi non scherza e non si capisce come potremmo, noi, farlo con lei.

Se io sono da questa parte a scrivere e qualcuno da quella parte a leggere vuol dire che ci prendiamo, ambedue, abbastanza sul serio da sopravvivere.

In caso contrario saremmo, anche se scherzosamente, defunti.

Se nonostante questo affermiamo ancora di “non prenderci sul serio” non può che voler dire una cosa: che in realtà ci prendiamo talmente sul serio da non prendere sul serio quello che diciamo.

TAG: Cultura
CAT: Cinema, Media

2 Commenti

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  1. undog 3 anni fa

    Lei ha una buona scrittura, a me fa compagnia. Mi ritengo responsabile del Suo quinto posto in classifica brains, ma è più forte di me, il plauso allo strepito, al caustico, al paradossale. Non si senta così solo e diverso tuttavia; si guardi dai rischi di una scrittura che scimmiotta i grandi incendiari, tentazione che abbiamo in molti.

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  2. ugo-rosa 3 anni fa

    Non so a quali grandi incendiari si riferisce…io sono solo un modestissimo scriba (per di più neppure tale ab origine, solo prestato) che, al massimo, punta a non fare troppi errori di grammatica e di sintassi… ma la ringrazio comunque per la stima.

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