Per una nuova etica dell’ambiente

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4 Luglio 2020

Le problematiche relative allo squilibrato sfruttamento delle risorse ed alla conseguente povertà sono evidenziate nel rapporto “Time to care” di Oxfam e lo scenario si prospetta apocalittico. Ma, a fronte dell’impoverimento dell’agricoltura e dell’emergenza clima cominciano a diffondersi delle buone pratiche.

 

Il recente rapporto «Time to care» (Avere cura di noi) prodotto da Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief, una confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo) snocciola i dati relativi alle disuguaglianze globali e delle devastazioni ambientali in atto.

In merito al primo punto, il rapporto evidenzia che attualmente solo l’1% della popolazione detiene oltre il doppio di quanto posseduto da 6,9 miliardi di persone e che la metà povera del globo, 3,8 miliardi di persone, resta meno dell’1% delle briciole destinate alla sopravvivenza. Le disuguaglianze, trasversali e radicali, impattano in modo particolare sulle donne, tant’è vero che le 22 persone più facoltose del mondo possiedono più di tutte le donne che abitano in Africa.

Per quanto riguarda il secondo punto, il rapporto rivela che gli effetti della crisi climatica (che non è ancora entrata a pieno titolo del dibattito pubblico) sono destinati ad aggravare una situazione di squilibrio planetario già abbastanza compromessa, perché negli anni a venire scarsità di acqua, scarsa redditività agricola, accesso risotto a cure e tecnologia, renderà sempre più estrema la povertà provocando migrazioni dai posti più caldi del pianeta.

Questo aspetto è evidenziato anche da un calcolo del CCRP (Care’s Climate Change and Resilience Platform, con quartier generale all’Aia), secondo cui entro il 2025 oltre due miliardi di persone si troveranno in zone povere d’acqua per effetto della crescente desertificazione e dell’innalzamento dei mari. A sommarsi alla disuguaglianza economica ci sarà dunque quella ambientale, che dividerà ulteriormente in due poli opposti la popolazione mondiale.

Il numero delle persone che perderanno la vita a causa dei disastri legati al clima sarà elevato e l’Italia non è immune da questi scenari. Oggi, nel nostro Paese, l’1% ricco supera quanto in possesso del 70% più povero. Le categorie più colpite dalla povertà sono i giovani e le donne. Un solo dato: nel nostro Paese l’11,1% delle mamme non ha mai avuto un impiego per prendersi cura dei figli, a fronte della media europea che è del 3,7%. L’Italia è poi anch’essa esposta ad eventi meteorologici avversi. Ogni anno nel Bel Paese muoiono 219 persone a causa dell’inquinamento.

Dunque, che fare? Arrendersi alla fatalità o gettare semi di speranza, attraverso la messa in atto di buone pratiche?

Nel mondo dell’edilizia, dell’Università, delle associazioni e del volontariato, della pubblica amministrazione, ci sono in effetti oggi decine e decine di buone pratiche all’insegna del “pensare green”, che fanno pensare che non tutto sia perduto. Non soltanto si comincia a pensare ed a lavorare nel segno della tutela ambientale, ma in questa direzione saranno concretamente create nuove possibilità occupazionali.

Ad esempio, Utilitalia, la federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas, rappresentandole presso le Istituzioni nazionali ed europee, ha lanciato una strategia per lo sviluppo sostenibile che potrebbe creare 100mila posti di lavoro. Gli interventi principali sono così suddivisi: 30 miliardi per il settore idrico, 8 per il settore rifiuti, 12 per il settore energia. Il piano prevede il miglioramento dei servizi di fognatura e dei sistemi di depurazione, la costruzione di serbatoi, nuovi approvvigionamenti, riutilizzo delle acque reflue e delle interconnessioni tra acquedotti. La costruzione di nuovi impianti per il trattamento dell’organico e per l’incenerimento dei rifiuti. Lo sviluppo di tecnologie pulite per il riscaldamento delle nostre città.

In Puglia è partita la sperimentazione di una tecnologia di microfiltrazione per la bonifica e la riqualificazione ambientale del mare che bagna Taranto. Il progetto davvero futuristico è partito dall’azione congiunta di Enea e dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRSA-CNR).

Vi sono anche progetti di green building (“costruzione verde”) che interessano il nostro Paese. Fillea, il sindacato di categoria dei lavoratori dell’edilizia della Cgil, ha recentemente dato vita all’associazione «Nuove Ri-Generazioni» per approfondire le tematiche dello sviluppo sostenibile. Presieduta da Gaetano Sateriale e composta da urbanisti, docenti ed esperti, parte a Roma con un convegno il 31 gennaio 2020. Il campo di intervento e di ripresa occupazionale più promettente per l’edilizia sta nella ricostruzione degli immobili esistenti in Italia (moltissimi dei quali costruiti prima degli anni ’70), con precisi interventi di adeguamento energetico e di sostenibilità.

Un’altra buona notizia viene dalle nostre metropoli, nelle quali si sono testati tutti i limiti dei blocchi alla circolazione alle auto e che ora cercano soluzioni alternative al problema dell’inquinamento. Pensiamo al fatto che il 2020 si preannuncia come un anno assai importante per la circolazione green, visto che il numero degli autobus elettrici sarà destinato a crescere. A livello globale il numero dei bus elettrici ammonta a 770mila unità. Il Paese in testa per trazione elettrica è la Cina. Pechino ha iniziato nel 2009 ad investire in questo tipo di trasporto che non impatta sull’ambiente con generosi sussidi statali, creando di fatto una filiera manufatturiera e dimostrando che la trazione elettrica può sostituire il diesel. Un e-bus costa ovviamente più di uno diesel, ma i costi per la manutenzione, secondo stime del governo Usa e studi della Columbia University, sono dimezzati.

Un altro esempio virtuoso viene dalla recente alleanza tra Novamont, Politecnico di Torino e Università di Bologna, che in partenariato hanno dato vita alla SoilFoundation per la rigenerazione del suolo, con l’intento di contrastare l’emergenza climatica e di curare la fertilità dei suoli attraverso il potenziamento del carbonio organico. L’apporto di materia organica nel suolo e la sua assimilazione contrasta con l’impoverimento dello stesso e contribuisce alla sicurezza alimentare. L’utilizzo del compost migliora la salute delle coltivazioni e minimizza gli input di fertilizzanti e fitofarmaci. L’azione di tutelare la terra fertile dalla degradazione nasce dalla considerazione che il 23% delle emissioni globali, secondo gli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), proviene dall’agricoltura e che il 33% dei suoli mondiali è degradato, assediato com’è da cementificazione selvaggia, che ne riduce l’estensione a ritmo di 1000 chilometri quadrati ogni anno. Mentre per ottenere 10 centimetri di suolo occorrono duemila anni.

A Napoli e nel suo hinterland dal 2016 opera l’Associazione Premio Green Care, avente come mission quella di sensibilizzare gli amministratori pubblici ed i semplici cittadini ad una maggiore attenzione e cura nei confronti delle aree verdi metropolitane. L’associazione è presieduta da Benedetta de Falco, responsabile relazioni esterne del Gruppo del Mezzogiorno dei Cavalieri del Lavoro. Il Premio viene assegnato annualmente a chi si è distinto nella cura di aree verdi pubbliche e private, oppure ha introdotto in un’area verde un’installazione d’arte contemporanea. Ogni anno, inoltre, la qualificata giuri assegna il Premio Speciale GreenCare – Fuori Concorso ad una persona – un artista, un professionista, uno scrittore, un poeta, un pubblico amministratore, un insegnante, un politico, una istituzione – che abbia riservato un’attenzione speciale ai temi del verde urbano e del paesaggio nello svolgimento della propria attività. L’iniziativa è patrocinata da: Associazione Parchi e Giardini d’Italia, FAI – Delegazione Campania, Fondazione Benetton Studi Ricerche, Fondazione William Walton e La Mortella, Grandi Giardini Italiani, Unione Industriali Napoli.

Su un altro fronte, quello dello spreco alimentare, sembra provengano notizie positive. Il 5 febbraio 2020 è la settima Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare e secondo l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, il primo Osservatorio nazionale sugli sprechi, lo spreco alimentare è diventata questione centrale nelle abitudini degli italiani. Le famiglie buttano via il cibo molto meno di un tempo (vedere www.sprecozero.it/2020/01/15/non-sprechiamo-il-cibo-per-unalimentazione-piu-sostenibile).

Un’ultima, buona notizia, viene da Assisi, dove lo scorso 24 gennaio si sono ritrovati i firmatari del “Manifesto di Assisi” per pensare e realizzare un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica. Il manifesto propone come soluzione quella di passare da un’economia “lineare”, basata su produzione, consumo e scarto, ad un’economia “circolare”, basata sull’uso efficiente di tutte le risorse. Il Manifesto, promosso dalla fondazione Symbola, presieduta da Ermete Realacci, è stato presentato nel Salone papale del Sacro Convento alla presenza del premier Giuseppe Conte. Tra l’altro sul sito di Symbola è possibile trovare una aggiornata rassegna stampa con decine di storie di qualità da tutta Italia (www.symbola.net/tema/storie-di-qualita).

TAG:
CAT: clima, Inquinamento

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