CONFINI: intervista a Sarah Marder

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8 Aprile 2020

per /CONFINI/

di Vera Pravda

 

 

Raccontaci di te: quali sono i campi che, per esperienza di vita o lavorativa ti sono più affini?

S.M.: Sono una ragazza di campagna che abita in città, un’americana che abita in Italia da 32 anni, un ex- comunicatrice aziendale diventata attivista ambientale, filmmaker, docente e storyteller a favore del sociale. E sono madre di quattro figli, che forse mi caratterizza di più di tutto ciò che ho detto prima. Diventare madre mi ha dato un imprinting femminile e materno che non avevo o non riconoscevo in me prima. Nei fatti, credo che ciò che faccio nel mondo esterno da tanti anni sia espressione di un’energia materna: vorrei che tutti noi ci prendessimo cura di noi stessi e del meraviglioso e fragile pianeta che ci ospita. Ciò che faccio va in questa direzione.

 

Parlami del concetto di confine nella tua attività. Cosa significa ‘confine’ nel lavoro che fai?

S.M.: Cerco di abbattere i confini fra ciò che sento e ciò che comunico, cerco di rendere l’invisibile visibile, il non detto detto. Cerco anche di sfumare il confine fra mentale ed emotivo, forse parlando di temi sentiti in un modo che mescola cuore e razionalità. Un altro confine che cerco di abbattere è fra lavoro retribuito e non retribuito.

Essendo mamma e donna, molto del “lavoro” nella mia vita è lavoro di cura, che non viene riconosciuto nella nostra società; eppure se venisse tolto questo lavoro invisibile e onnipresente da parte di noi donne, il tutto si incepperebbe e la nostra vita familiare e collettiva sarebbe infinitamente meno gradevole, salutare e civile. Per me, le donne sono la risorsa naturale più potente e meno riconosciuta al mondo. Siamo una forma di energia che a mio avviso andrebbe sostenuta e valorizzata maggiormente.

 

E nella vita privata quali sono i confini che senti maggiormente visibili?

S.M.: Forse un altro modo per dire “confini” sarebbe dualismi, perché entrambi termini riferiscono a forme di separazione. Credo che spesso sono costrutti e semplificazioni, mentre la realtà è infinitamente più complessa e piena di sfumature. Detto ciò, sento i confini fra “maschile” e “femminile” e sento che la nostra società è terribilmente squilibrata verso il maschile – e questo non da ieri, ma da millenni. Naturalmente qui non parlo di genere, ma di atteggiamenti e propensioni. Nessuno di noi è 100% maschile o femminile. Molte persone di entrambi generi hanno un buon dosaggio di entrambe le energie.

Tornando al tema dei confini che sento nella vita privata, direi che ci sono anche confini (labili per carità) fra sano e malsano, ragionevole e irragionevole, utile e futile e potrei andare avanti all’infinito.

Vedo un grande bisogno di ricerca di benessere collegato alla sobrietà in ogni campo. Secondo me viviamo da intossicati, cercando di avere sempre di più e mai soddisfatti di ciò che abbiamo. Per me la buona vita è coltivare la serenità e la felicità all’interno di un approccio sobrio verso un po’ tutto che ci circonda, ovvero le relazioni, il cibo, il lavoro, il consumo, l’intrattenimento, l’esercizio fisico, il viaggio e così via. Invece tendiamo a vivere come ingordi e ingrati, senza la capacità di porci dei confini. Sbagliamo.

 

In questi giorni di ‘confino’ come è cambiata la tua percezione dei confini?

S.M.: Questi giorni di “confino” hanno reso certi concetti, che prima mi sembravano triti, concreti e reali. Prima, quando si diceva che la salute era la cosa più importante, si diceva spesso senza sentire la profonda verità di quelle parole, mentre ora essere in salute ed avere i familiari in salute risulta davvero la cosa più importante. Il resto si vedrà.

Questa crisalide strana mi sta donando la gratitudine per innumerevoli aspetti della vita che prima non mettevo a fuoco con tale nitidezza. Fra l’altro sono cresciuta in una fattoria e ora mi viene fuori quell’aspetto di saper fare molte cose e di poterci arrangiare senza andare costantemente nei negozi; in qualche modo mi diverte anche ritornare a questa vita di base, anche se non mi sarei certo augurata di farlo in queste circostanze, vista la sofferenza che sta causando a livello globale.

Sono grata anche di avere mia mamma di 87 anni che abita con noi e che è in forza; a volte ci prende in giro per la nostra preoccupazione nei suoi confronti. Lei comunque è quella che ha saputo dall’inizio e sa prendere la situazione con saggezza, equanimità e anche buon umore, insegnandoci come si fa ad affrontare una crisi giorno per giorno, portando avanti la vita familiare nel modo più sereno possibile. Anche questo contribuisce alla salute e rafforza il sistema immunitario, ne sono convinta.

Comunque, questa crisi globale rende visibile il grande tema di quanto la nostra salute sia legata indissolubilmente alla salute del pianeta. Il virus è una manifestazione della crisi ambientale e climatica che abbiamo provocato noi. Siamo stati e siamo miopi a non riconoscere la sciocchezza di pensare di degradare, deturpare e distruggere ciò che sostiene la vita su questo pianeta e non pagarne a un certo punto le conseguenze in modo sempre più dirompente. Come pensavamo di essere sani in un mondo reso malsano da noi?

La natura non è vendicativa. Semplicemente risponde alle nostre azioni in un tentativo di mantenere i suoi equilibri fisiologici o stabilirne dei nuovi. Quanta presunzione da parte nostra pensare di poterla controllare e non riconoscere che alla lunga prevale sempre la natura. Abbiamo una prospettiva troppo limitata per rendercene conto e proseguiamo come se ne fossimo indenni, nonostante il nostro comportamento nocivo. Dimentichiamo il concetto di causa-effetto. Ciò che facciamo ha delle conseguenze, anche se le ignoriamo o non le capiamo.

Le leggi della natura sono forse uno dei pochi veri confini, e purtroppo siamo troppo occupati dalla nostra quotidianità e dai nostri costrutti sulla vita per riconoscere i confini che non andrebbero oltrepassati; ad esempio che le risorse naturali siano finite e che “alimenti” vitali come l’aria, l’acqua, i terreni e le foreste non dovrebbero essere contaminate o distrutte.

Il mio augurio è che sempre più persone vengano a conoscenza dei confini naturali in questo periodo difficile. Ogni storia comporta fatica per superare sfide e trasformazioni. Nel processo faticoso, gli attori vengono trasformatati. L’eroe non nasce eroico. Viene trasformato dal modo in cui affronta le sfide. Mi auguro che avremmo la saggezza di usare le enormi sfide presentate da questo virus come un modo di contribuire a un’evoluzione positiva della società, anziché aver sofferto del tutto in vano e non aver colto l’opportunità per imparare qualche cosa e per crescere.

 

Come pensi che cambieranno le nostre vite dopo questa esperienza? Quali saranno i nostri nuovi confini?

S.M.: Questa è un’esperienza troppo forte per non cambiarci, sia a livello individuale, sia collettivo; mentre su come ci cambierà, non saprei dire. Non credo che usciremo da questa esperienza con una visione univoca del futuro che ci auguriamo. Sento che siamo sempre più davanti a un bivio. Come sempre, alcuni vorranno intraprendere una via, mentre altri l’altra. Alcuni saranno spinti dalla loro paura e dal desiderio di proteggere ciò che hanno; altri saranno spinti dal desiderio di scoprire insieme come co-creare un mondo più bello, giusto, sano e sostenibile.

Io sono e sarò per sempre nel secondo gruppo, mentre mi sembra presto dire se quella visione possa prevalere. Me lo auguro con tutto il cuore e lo sosterrò sicuramente fino all’ultimo respiro, come molti altri, ma credo che vedremo man mano.

 

 



 

/CONFINI/

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Sarah Marder, cresciuta in una fattoria del Kansas, da 32 anni vive e lavora a Milano. Comunicatrice con oltre 30 anni di esperienza, utilizza la sua creatività a favore della trasformazione sociale. Durante i 22 anni trascorsi in Citigroup, ha ricoperto vari ruoli dirigenziali, fra cui Responsabile delle Comunicazioni e CSR. Diventare madre l’ha resa sensibile alle future generazioni e dal 2009 applica le sue competenze comunicative, strategiche e creative a progetti di sensibilizzazione. Il ‘grande tema’ su cui si focalizza è la salute dell’ambiente e dell’essere umano, partendo dalla convinzione che siano strettamente correlate.

 

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