In lode dell’apocalisse climatica (lamentazione misantropica)

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15 Febbraio 2020

“Odio, sopra ogni cosa, questa eterna, stucchevole primavera.

Tiepida e sfatta.

Questo stomachevole, bavoso mollusco monocromo che mi ha rubato i colori opulenti dell’autunno e le innumerevoli sfumature di grigio dell’inverno.

La odio perché so che mi porterà dritto al forno rovente dell’estate, in un martellante tempo binario che ha trasformato l’incanto del complicato avvicendarsi quaternario delle stagioni in una insulsa marcetta militare condotta al passo dell’oca: un-due, primavera-estate, uno-due, primavera-estate.

Vorrei emigrare in Irlanda o in Scozia dove, immagino, ancora per qualche tempo riuscirei a sopravvivere senza rincretinire a causa di questa insopportabile, slavata monotonia. Mi contenterei delle Shetland. Invece sono qui, uomo fatto per il freddo nell’inferno dei vivi. Va bene. Sarà il Karma. Sarà che, in qualche precedente esistenza avrò scannato una vacca e adesso mi tocca scontare. Ma per quanto lo detesti, tutto ciò mi sembra in fondo un contrappasso adeguato per questa umanità che riesce ad essere, nello stessa misura e al contempo, feroce e smidollata.

Questa umanità che palpita per il coronavirus e se ne sbatte i coglioni delle migliaia che crepano (non in Cina, ma proprio sotto casa) perché non hanno i soldi per curarsi.

Questa umanità che s’illanguidisce per i panda ed i koala ma quando si tratta di esseri umani, allora, “non possiamo accoglierli tutti”. Questa umanità di vegetariani e di ecologisti pronta a denudarsi il petto per una foglia di cavolo ma che, se qualcuno osa parlare di metter mano al disequilibrio dei redditi e parla di redistribuire la ricchezza si mette a fischiettare con indifferenza oppure si inalbera e grida al comunismo.

Questa umanità che tra un mese comincerà a farsi selfie sulle spiagge dove andrà a voltolarsi e a sudare come un maiale nella mota. Questa umanità che oramai non è neppure fatta di stronzi perché della stronzaggine ha perso la consistenza.

Questa umanità, insomma, di merda liquida che in quest’altra merda color pastello si merita di affogare bollita come la lumaca in pentola.

E certo, magari morirò di angoscia sotto questo cielo primaverile; odioso, glauco e inespressivo come l’occhio del pio bove, ugualmente privo di intelligenza ma, al contrario di quello, crudele fino al sadismo; cielo disteso come un lenzuolo funebre ma che, grottescamente, ostenta allegria e in cui le nuvole hanno solo funzione decorativa, leziose come nella più fetente delle croste rococò. Oppure creperò d’afa durante l’estate che, senza cambiare di un’acca l’ebete ottusità di quel cielo e il suo colore, farà seguito a un’altra disgustosa primavera. Ma almeno creperò soddisfatto, con tutti i filistei, come un Sansone senza i capelli. Soddisfatto che anche questa umanità di merda crepi insieme a me.

Che venga allora, finalmente, l’apocalisse climatica.

E facciamola finita.”

Firmato:

The Frozen Man

 

 

 

TAG: Cultura
CAT: clima, società

Un commento

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  1. dopo54 7 mesi fa

    Pazienta Ugo ,saremo decimati.

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