Al seggio

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9 giugno 2019

«Ah, sei venuto a votare alla fine. Alla buon ora!»

«Uhm… Sì. Ho avuto altro da fare durante la giornata»

«Tipo guardare il vuoto…
Ma quante immagini tornano in mente ogni volta che si torna qui a scuola?
Ti ricordi la palestra dove si svolgeva la lezione di educazione motoria? Tu andavi sempre in panico quando la maestra Catia ci diceva di ruotare sul posto a destra o a sinistra.»

«Sì, ricordo. La palestre nelle scuole mi suscitano ansia tutt’ora. A sette anni non riuscivo a distinguere bene le due direzioni. Non che adesso sia tanto più semplice.»

«Dài! Al ballottaggio è più semplice. O uno o l’altro. O conservatore o progressista. O destra o sinistra.
È facile, no?»

«Mah! Il candidato sindaco di sinistra dice di voler tutelare e conservare le aree verdi del comune sulle quali gli avversari nutrono ambiziose mire edilizie. Quello di destra intende riqualificare le strutture lasciate abbandonate per troppo tempo dalla giunta precedente. Ognuno conserva e progredisce nell’ambito di suo maggiore interesse.»

«Sicuro come la morte che voterai il candidato di destra. Non potrai mai sostenere le istanze proletarie finché non ne condividi le sorti. Troppo ancorato alla tua piccola proprietà da piccolo borghese.»

«È proprio la dicitura “prole-tario” a rendermi perplesso, almeno etimologicamente. Io posso cadere anche in disgrazia, eh… Ma la prole non è proprio cosa per me. Posso diventare un nullatenente costretto a vivere di stenti o a non vivere. Ma proletario è un po’ difficile. Insomma, dovrei prendermi la responsabilità di unirmi con una donna, concepire un figlio o adottarlo, crescerlo secondo sani e onesti principi, seguirlo nella sua graduale evoluzione, di modo che quando avrò bisogno di assistenza sia lì disponibile a sostenere l’inesorabile corso della mia vecchiaia. Tutte cose molto conservatrici e tradizionaliste.»

«Io sono madre e moglie ma non posso ritenermi una conservatrice, perché sostengo fortemente anche i diritti di chi vive condizioni diverse dalle mie e fa scelte di vita diverse dalle mie. Piuttosto, non hai mai parlato di te. Delle tue condizioni, delle tue scelte. Viene il sospetto tu sia un represso che passa la vita a nascondersi.»

«Vanno tutelati tutti i diritti. Brava! Persino il diritto di chi non ha niente da dire, perché niente c’è da dire, soprattutto a te. Viene il dubbio che sotto quel giubbino rosso si nasconda una camicia dal nero perfettamente conservato.»

«Vota un po’ quello che ti pare!»

TAG: ballottaggio, borghese, comune, conservatori, elezioni, progressisti, proletario, seggio
CAT: costumi sociali

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