Borborigmi ed elzeviristi di riferimento

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9 Marzo 2015

Una delle delizie dell’epoca è la sua meravigliosa disponibilità a mettere in discussione praticamente ogni cosa (questioni religiose, di genere, alimentari, etiche eccetera) fuorché una: la ridistribuzione del reddito tra gli esseri umani in vista della abolizione delle spaventose diseguaglianze economiche che costituiscono la base di ogni ingiustizia e la causa principale della violenza sociale. A questo punto la sua disponibilità al cambiamento, di colpo, misteriosamente si arresta.

È cosa di tutti i giorni vedere cantanti, attori, scrittori e nullafacenti plurimilionari che perorano cause animaliste, si prodigano per i diritti delle minoranze religiose, abbracciano la causa dei gay e si indignano per via delle barriere architettoniche. Eppure questi filantropi non sono neppure sfiorati dal pensiero che proprio loro, qualsiasi cosa dicano o facciano, portano inciso sulla fronte il marchio dell’orrore. Non si lasciano neppure sfiorare, questi soccorritori dell’umanità, dal dubbio che guadagnare in un’ora ciò che la maggioranza degli esseri umani non riesce a guadagnare in una vita di lavoro (vero) rappresenti la fonte del terrorismo e l’ingiustizia radicale, quella che grida vendetta al cielo. Se per caso glielo fate notare, anzi, potete stare certi che vi guardino storto e vi prendano per un cafone che non sa vivere.

A nessuno, infatti,  tra le miriadi di intervistatori che gli si accalcano intorno verrebbe mai in mente di chiedergli qualcosa a riguardo: sarebbe considerato impertinente e del tutto fuori luogo. Gli si può domandare, invece, dello scontro di civiltà, della questione ecologica e della dieta vegetariana. I tabloid e il web sono invasi, in questi giorni, dalla commovente immagine di Madonna che abbraccia Luz di Charlie Hebdo e l’elzevirista di riferimento si è espresso in proposito con parole definitive: «Che bello il caldo, commosso abbraccio tra Madonna e Luz, ovvero tra Madonna e Charlie Hebdo, a Canal Plus, di fronte a mezza Francia!» (Michele Serra, L’amaca, 6.3.2015).

A me, lo confesso con imbarazzo, quell’abbraccio ha al contrario provocato strani brividi di freddo. Proprio come la parola “meritocrazia”, la parola “pace” e la parola “giustizia” in bocca a pasciuti benestanti che passano il Natale a Cortina, l’estate in Costa Smeralda, mandano i figli nelle scuole private inglesi o americane e pretendono poi di stare al sicuro quando fanno le loro crociere in yacht sulle coste tunisine popolate da morti di fame.

Perché?

Lo spiego subito.

Perché queste parole e quell’abbraccio hanno per me, che certo sono uno spostato e non un elzevirista di riferimento, il suono sinistro dei borborigmi nel ventre di un alligatore.

TAG:
CAT: costumi sociali

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