“ucraina, risarciscimi!”: scoprire il razzismo del proprio studio legale

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30 Marzo 2015

articolo MADDI

Ovvero: velatamente, pacatamente, tu non sei come me. Nomi di fantasia, una storia vera.

La sedia è scomoda ma, intorno, c’è umana atmosfera. Nulla di falso, fragile, tranquillamente opprimente.
Margherita è contenta: gioca con i riccioli guardando là, oltre la vetrata.

Persona significa maschera e Margherita, ragazza di buoni studi e fine intelligenza, lo sa bene. Lei stessa è talvolta è costretta a indossarne una a lavoro, perché così si va avanti, così prova a costruirsi dei contatti: oggi però, dietro quella vetrata, di maschere non se ne vedono. Quegli occhi, quelle bocche, quelle impronte nascoste in scarpe da poco sono qui per chiedere aiuto, domandare una risposta.

Di fronte a lei è seduta una bella signora di mezza età, dai capelli biondi e lo sguardo simpatico.

Ciao io sono Margherita. E tu?
Io sono Rita.
Piacere. Allora Rita, dimmi…da quanto tempo sei qui?
Oh, ma io sono italiana! Italiana di Ucraina ormai!
Rita ride di gusto. Faccio la truccatrice. Trucco permanente e sopracciglia…ora però c’è crisi, lavoro poco.

E’ un bel tipo, Rita. Ama l’Italia e soprattutto l’italiano, io sono stonata ma quando parlo italiano mi sembra di cantare benissimo, suo figlio è studia tecniche di laboratorio nella stessa università di Margherita. E il marito? Lui è uno stronzo, come si dice!
Ridono con complicità, come si conoscessero da sempre.
Insomma, Rita, che cos’è successo? Raccontami.

Fuori, una nuvola improvvisa copre il sole. Rita abbassa lo sguardo, il suo sorriso è andato via. Dalla borsetta tira fuori un foglio.
Un incendio.Nella casa che Rita aveva preso in affitto.
Impianto elettrico difettoso, vecchio. Non è colpa mia! L’hanno detto anche i vigili del fuoco.
Margherita continua a leggere: i toni sono quelli da studio legale senza scrupoli,che mira anzitutto a screditare la controparte.
“La signora Rita, persona dalla condotta di vita disordinata e priva di un impiego fisso…la signora Rita, solita disturbare il vicinato con musica e televisione ad alto volume a orari normalmente destinati al riposo di chi l’indomani va a lavorare…la signora Rita, venuta in Italia senza una prospettiva lavorativa nel breve periodo…”.

Margherita trema.

Un risarcimento.Cospicuo. Lo chiede la dottoressa Marinella Agliotti, proprietaria dell’immobile. La signora Rita, nullatenente per crisi e non per scelta, è colpevole di aver lasciato l’albero di Natale acceso. Un cortocircuito forse. Forse.
L’impianto elettrico, eppure, aveva sempre dato problemi. Lo dice anche Gino, esclama Rita, Gino portiere di palazzo! Signora Agliotti è una gran tirchia, diceva, impianto da rifare, pericoloso.
Eppure, eppure. Eppure, per la lettera, la signora Agliotti è “padrona di casa esemplare, sempre disponibile con i suoi affittuari, numerosi e di provata affidabilità.”
Rita, invece. Ahiahiahi.
“Inquilina poco rispettosa delle cose altrui, tanto da aver lasciato l’albero di Natale con le luci accese mentre assente, dimostrando incuria per la cosa locata!”

Che brutta lettera. Trasuda presunzione da tutti i pori, razzismo fin dall’intestazione.

Già, l’intestazione dello studio legale. Nel ridare il foglio, Margherita ci fa appena caso. Quanto basta però per richiamarne l’attenzione.
Se lo fa ridare. Margherita trema per la seconda volta.

E’ il suo. Lo studio legale in cui fa la pratica da più di un anno, che la paga cinquecento euro al mese e la tiene in gran considerazione. Quello con i quadri di Francis Bacon e le sedie comode anche per i praticanti. Quello in cui la capa è una donna fantastica, moglie, madre e avvocato esperto che pretende il “tu”, cattolica diligente votante centrosinistra.
Che storia. E che paradosso: la sua praticante deve confortare la chiamata in causa.
Questa associazione farà tutto il possibile per tutelare la tua posizione, non sarai sola.
Rita ci crede, e perché non dovrebbe? Avvocati di strada, in cui la nostra praticante presta volontariato un pomeriggio a settimana, è un’associazione seria, davvero dalla parte di chi soffre.

La sera, nella camera che l’ha vista bambina, Margherita è una giovane donna dai sentimenti contrastati.

Devo essere bipolare,scrive a un amico raccontando l’accaduto. Ho dei problemi dei personalità. Di fronte a quella donna che chiedeva aiuto, oggi pomeriggio, mi sentivo a mio agio. E’ quella la dimensione che sento mia, che mi piace. Ma anche quella che mi dà zero euro, perché per portare a casa la pagnotta devo essere quella che scrive la lettera a Rita, anche se non l’ho scritta io.

Il dito sulla tastiera indugia.

Sono ancora più confusa. Lavoro per guadagnare. Devo farlo. E con i soldi che guadagno mi compro vestiti di un certo tipo per andare a lavorare e mangio fuori di casa perché sono a lavorare. E mi compro la borsa per andare a lavoro, e gli occhiali che mi diano un tono e più carisma e sintomatico mistero, diceva Battiato o forse era Mengoni, a questo punto non lo so. Mi sfugge qualcosa.

Forse sei davvero bipolare, Margherita. E ora più che mai non vorresti che andasse come in quel romanzo di Sciascia, in cui il mondo va come è sempre andato e c’è una sentenza di morte per il guardapiazza, il venditore di pane e l’indoratore, mentre il Principe di Sant’Elia viene nominato ambasciatore del regno. Quello in cui i tre vengono condannati sulla base delle dichiarazioni di un testimone, mentre le stesse non valgono per il Principe.
In mezzo, tu. Sarai difensore del guardapiazza o del principe? Chi ti darà il pane in tempo di crisi? Sarai per sempre bipolare o sceglierai?

Tutto scorre, tutto muta. Solo il nome resta sempre uguale.
Il tuo inizia con Marghe. Finisce con Rita.

TAG: avvocati, crisi, giovani, giustizia, immigrazione, Integrazione, legalità
CAT: costumi sociali, discriminazioni

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