“Vediamoci per pranzo”: il dottorato ai tempi della crisi

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8 Marzo 2015

meritocrazia

Ovvero: di impicci, intralci e intrecci di fronte a una costoletta in crosta di pistacchio. Vino escluso.

Quella che vi sto per raccontare è una storia vera.
E’ una bella giornata di fine inverno, di quasi primavera. Siamo in una città del centro-nord, famosa per la sua università.

E’ ora di pranzo e, in una manciata di metri, stormi di studenti si riversano per le strade: non è vero che è dei camorristi, la pizza è troppo buona…proviamo quel posto che fa i tramezzini, anche se costano tre euro e ottantasette…vegano? Preferisco il cinese…roba così.

Per molti è una giornata come le altre, ma non per i nostri personaggi. Oggi, finalmente, si parla di dottorato.
Dopo tante implorazioni, quanto la campana ormai rintoccava le undici, il capobastone degli assistenti ha comunicato la lieta novella: il professore, come l’oracolo, parlerà oggi.
Alleluia!
Non qui, però… fa riferire…vediamoci per pranzo!

Certo, c’è un po’ d’imbarazzo a condividere il rancio. Purtroppo non si tratta di un appuntamento romantico.
Del resto, speriamo pure che non lo diventi…la Serigardi è anche una bella signora…però insomma, sarebbe alquanto imbarazzante…pensa Francesca.
Neppure è una conversazione tra amici…Pacini è un gran simpaticone, mi sfotterà di sicuro perché la sua squadra ancora una volta ha battuto la mia, però è pur sempre colui che deciderà cose serie…tipo del mio futuro…si prepara Stefano.
La Serigardi dà appuntamento al Caffè della Pace (Cafè de la Paix anzi, ma questo è un blog italiano): c’è il caffè della Colombia e le pastarelle che più bio non si può, servite da un ragazzo di quattordici anni che stamattina non è andato a scuola. Che bella atmosfera…e che forza la Serigardi: sembra di stare nella canzone di Gino Paoli, quella in cui tra un bicchier di coca ed un caffè si parlava di anarchia e di libertà, io tiravo fuori i miei perché e ti proponevo i miei farò….

Stefano e Pacini invece si vedono a L’Oblò, menu leggeri per tasche piene e musica in diffusione decisamente sul lounge. Troppo sul lounge. Pacini è in gran forma: scherzoso quando vuole, serio perché deve.
Bello il progetto del campus, ma che ne sarà dei commercianti della zona universitaria? Vero. Il lavoro è sacrificio, e lo studio è lavoro…hai colto il sillogismo? Sì. Certo che l’ultima l’avete proprio rubata….E’ che il vostro pivot ormai non si regge in piedi, professore.

Il tempo passa in fretta quando ci si diverte. E’ già tempo di caffè.
Stefano la butta lì:
Professore, vorrei chiederle qualche consiglio per il futuro…non mi dispiacerebbe approfondire…
Il Pacini è chino sull’iphone, ma ci sente benissimo. Ha colto. Perfetto.
Tranquillo ho già pensato a te…anche perché come diceva Andreotti non vedo giganti intorno…

Veramente professore ci sarebbe Bonifazi. E’ uno bravo e già l’anno scorso non è entrato…il professor Valgimigli quest’anno vuole assolutamente che vinca la borsa…Chi? Bonifazi, professore…è un ragazzo di Bardonecchia…Aaaaah! Tu dici Bonifake, i miei assistenti lo prendono sempre in giro… dimmi Mansani: secondo te si sta bene a Bardonecchia?
Bè, penso di sì….
Ecco, lasciamolo a Bardonecchia allora!

Il caffè è arrivato, con il latte freddo a parte come piace al Pacini.

Anche la Giustiniani parteciperà. Anche lei mi sembra molto preparata e non cerca raccomandazioni. E poi ha già due pubblicazioni…

Il Pacini aggrotta il sopracciglio. Ti facevo più sveglio, Mansani. Il diritto che io e te amiamo, ringraziando il cielo, non è fatto per i froci….né tanto meno per le donne. (Retro pensiero: Il Pacini davvero ha detto “froci”?!)

Nel frattempo, Francesca, un po’ brilla per il vino rosso biodinamico, ha preso coraggio.
Professoressa….vorrei fare domanda di dottorato con la sua cattedra…le donne islamiche e il velo…mi piacerebbe studiare come il fenomeno è regolato nei vari stati…
La Serigardi smette di bere il tè rosso del Sudafrica. Accarezza Francesca.
Mi ricordi me alla tua età.
Francesca per un attimo vorrebbe abbracciarla.
Lascia perdere il dottorato, però.
Bum, un tram in piena faccia!
Francè, ti parlerò chiaramente: io in questa facoltà non conto un cazzo. Non ho manco un assistente. Tutti i soldi li hanno dati al Pacini e alla sua cricca.

E il merito?…e che non merito io?, s’indigna Francesca.
Altro che! Però hai scelto il settore sbagliato, tesoro bello. Il diritto che interessa a noi due è figlio di un dio minore. Così è…come gli pare.

Per i nostri personaggi è arrivato il momento del commiato: il Pacini paga per tutti e due (Così non mi possono accusare che mi hai corrotto…seguono risate), Francesca e la Sirigardi fanno a metà.

Francesca e Stefano non se l’aspettavano: è questo il dottorato, baby. Si decide a tavolino, anzi…a tavola.

Come la politica. Perché tutto è politica, anche il dottorato.

Nulla di anomalo,a queste latitudini.

In fondo, lo diceva anche Totò: “Parliamo di politica ma…ci sarebbe qualche cosarellina da mangiare?”

Note a margine: dopo il colloquio, il Pacini è dovuto correre a un’iniziativa del principale partito di sinistra sulle pari opportunità nel mondo del lavoro, in quanto componente della direzione provinciale del medesimo partito.

Come previsto, Stefano ha vinto il dottorato con borsa, e con lui altri due valenti studenti, maschi ed etero.

Francesca è emigrata all’estero, in Canada, dove sta svolgendo un periodo di approfondimento tesi sulla regolazione del velo islamico in chiave comparata.

La professoressa Serigardi ha smesso di comprare il biologico attraverso la grande distribuzione.
Ora compra direttamente dal produttore.

CONTINUA….

TAG: giornata della donna, giovani, Lavoro, Meritocrazia, Università
CAT: costumi sociali, discriminazioni, Questioni di genere

Un commento

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  1. andrea.mariuzzo 6 anni fa

    una storia vera del 1975, visto che il professore reclama assistenti. ma anche un po’ del 1984, visto che si parla di dottorati. Forse se chi vive nelle università avesse le idee più chiare sulle normative vigenti potrebbe operare con maggior successo nel tentativo di impostare una politica culturale efficace.

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