Avanti People!

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6 settembre 2019

Nella persona del politicante progressista la medietas raggiunge la sua apoteosi e, nello stesso tempo, si ritualizza. Il progressista moderato, pago di sè, è conscio di avere raggiunto uno stadio evolutivo che non c’è ragione di modificare in quanto gli consente di accudire il cannibalismo dello status senza conflitti di coscienza. Questa sazia consapevolezza fa di lui il boia perfetto, l’esecutore delle sentenze più efferate. Furono esemplari di questa specie a sbranare Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht e nessuna riflessione sulla barbarie può aver luogo senza tenerlo a mente. Ma la sua magnifica efficienza, segnatamente nell’ambito repressivo, non è un colpo di fortuna evolutivo. Deriva da una miscela di moderazione, pragmatismo e nobili principi che lo rende manutengolo ideale, esecutore diligente di qualsiasi efferatezza e, infine, un perfetto contabile delle vittime della macelleria sociale. Tutto quel che c’è da fare egli lo farà cantando e suonando “Bella Ciao”, nel nome dell’antifascismo e per il bene superiore delle istituzioni. Certo, che i poveri continuino a crepare è sgradevole e si ricordano ancora le lacrime della signora Fornero mentre metteva in croce gli ultimi, quelli che facendo un lavoro ingrato speravano in una liberazione dalla tortura prima che fosse troppo tardi. Ma un tale accoramento non gli fa dimenticare come il fatto che essi crepino sia essenziale al mantenimento dello status. Su questo cinico pragmatismo però stende immediatamente la vernice argentata dei nobili principi. Impedendo a quei poveracci di smettere di lavorare si garantirà infatti ai loro figli, e perfino ai figli dei loro figli, un futuro fatto a immagine e somiglianza del loro ma con molti diritti in meno e molti doveri in più. Un futuro nel quale si dovrà ringraziare il padrone per la propria sopravvivenza ed essergli grati per le frustate, come del resto già si fa. E’ dunque nel nome dello stato nato dalla resistenza che il povero dovrà rassegnarsi a crepare lavorando affinché suo figlio abbia anche lui il diritto di essere povero. E’ questo il jeu de massacre con cui il politicante progressista ha ridotto il sol dell’avvenire ad un lucignolo sbrindellato: nella sua visione il futuro non è che l’ombra del presente e sono sempre i figli dei poveri a chiedere ai loro padri di tirare le cuoia per lasciargli un angoletto in modo da poter crepare anche loro, umilmente e con gratitudine, della stessa morte. Nell’ambito di questa contabilità ordinaria entrate e uscite vengono disposte secondo opportunità e convenienza di chi gestisce il computo. Se il povero non deve smettere di lavorare per far si che suo figlio faccia lo stesso, al ricco in compenso non va tolto neppure uno dei quattrini grazie ai quali suo figlio sarà ricco più di lui. Patrimoniale? Una cosa del genere sarebbe “ideologia” e lui, non da oggi, si definisce post-ideologico. E’ un mago della partita doppia e si merita i suoi clienti proprio come loro si meritano lui.

TAG: Cultura, immigrazione, innovazione, italia, Lavoro, politica
CAT: costumi sociali, Governo

Un commento

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  1. ferdy 3 mesi fa
    Eppure prima o poi si dovra arrivare alla equa distrbuzione della ricchezza eccedente ad un normale riconoscimento per chi l'ha saputa creare,comunque sempre a spese dell'ultima ruota del carro,come si dice.
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