Il web come paradiso dei saccenti

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23 Aprile 2019

Non ho nulla contro l’ignoranza.
Quando chi la indossa lo fa con grazia sfugge allo stereotipo del pezzente senza fissa dimora intellettuale che al filisteo piace puntualmente maltrattare (perché lo aiuta a sentirsi meno imbecille di quello che è).
L’ignoranza portata con naturalezza diventa un segno distintivo qualsiasi come la balbuzie, il rotacismo, il colore dei capelli o quello degli occhi.
Una caratteristica in fin dei conti superficiale, che non incide in profondità sul portatore, il quale potrà essere ignorante, balbuziente, avere gli occhi verdi e i capelli castani e, indifferentemente, essere cafone o gentile, un malvagio o un uomo buono.
Quella che invece rimane inesorabilmente priva di redenzione è l’ostentazione di cultura, sempre sguaiata, perennemente volgare, in qualsiasi ambito si esplichi (dalla virologia alla teologia, dall’astrofisica alla filosofia analitica).
Una ostentazione che quasi inevitabilmente si accompagna alla presunzione e spesso smaschera come essenzialmente incolto proprio chi pretende di additare l’ignoranza altrui.
La cosa singolare, per certi versi sorprendente, è che il web, comunemente indicato come il focolaio d’infezione di ogni genere di ignoranza si è rivelato, in realtà, proprio il reame ideale di questa seconda tipologia.
Gli ostentatori di una qualche saputeria culturale vi dominano quasi incontrastati.
Non possiedo, ovviamente, dati statistici ma sospetto che gli ignoranti, sul web, non siano più di quanti sono nella vita reale. Vi pullulano invece come scarafaggi, in una misura sconosciuta ai bar e ai mercati generali, i censori irreprensibili della ignoranza altrui.
Il web è diventato il paradiso dei saccenti.
Correttori di bozze, precisatori compulsivi, coatti del punto e virgola, epilettici che cadono in deliquio per un accento o per un refuso.
Sono i portatori sani di ignoranza, ma di una ignoranza impudica e ipocrita che se ne va in giro in feluca e con l’aria di saperla lunga.
Questi cattedratici dell’ovvio riescono ad ammiccare sui tasti magari autoaccreditandosi una qualche ridicola competenza in un qualche ridicolo settore. Ma se detengono una stupidità che tende ad essere enciclopedica il loro terreno di caccia preferito rimane l’ortografia. Il perché si capisce: correggere un apostrofo o un accento non richiede intelligenza e, anzi, si avvantaggia del risaputo. Questo movimento oscillatorio tra le regole del sussidiario è altamente appetibile per l’economia cerebrale del pedante, in cui vige il principio dei vasi comunicanti: i luoghi comuni tracimano dal recipiente dell’imbecillità a quello della saputeria fino a pareggiare il livello.
Di tutto questo odioso rintuzzare, l’amico è ripagato con il contante dell’autostima. Continuerà ad essere l’imbecille di prima ma ai suoi occhi avrà contribuito a sconfiggere un’ignoranza che al confronto della sua saccenteria arrogante rappresenta l’eden della intelligenza.

TAG: Cultura, Facebook, giornalismo, internet
CAT: costumi sociali, Internet

5 Commenti

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  1. federico.gnech 2 anni fa

    Quando l’architetto Rosa sente parlare di cultura, mette mano alla tastiera.

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  2. dionysos41 2 anni fa

    Esistono distinguo, che Ugo Rosa sembra trascurare. L’esibizione di pseudocultura è sempre fastidiosa e riprovevole. Ma esiste anche l’orgoglio dell’ignoranza. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. E nel web trionfano. Altro che “indossarla con grazia”! En passnat, il tono supponente di molti interventi proprio di chi vorrebbe stigmatizzare la supponenza dei colti dimostra tutt’altro che distanza dalla cosa che si vuole riprovare. Ugo Rosa, i primis. Al quale, se mai, consiglierei la lettura di Tom Nichols “La conoscenza e i suoi nemici, L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia”, Roma, Luiss, 2017. Questa è la traduzione italiana. Ma poiché sono un “radical chic” consiglio direttamente l’edizione inglese: The Death of Expertise. The Compaign Against Established Knowledge and Why It Matters, Oxford University Press, 2017. E la “grazia”, per favore, va attribuita a ben altri campi, che a quello di ignoranti o colti.

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  3. ugo-rosa 2 anni fa

    Dionysos41, premesso che con questo nome può dire ciò che vuole, lei per così dire se la canta e se la suona: CVD (come volevasi dimostrare) :-)

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  4. beniamino-tiburzio 2 anni fa

    Caro “dionysos41”, non avventurarti a commentare ciò che scrive l’ “archi-tetto”. Non sopporta essere contraddetto. L’ironia non la pratica, quanto a capirla poi……Una volta, in replica, mi ha sparato delle palle di cannone ripiene di Guttalax. Gnech lo conosce bene.

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  5. andrea-lenzi 1 anno fa

    Personalmente ritengo utile correggere forme grammaticali e parole errate, che altrimenti dilagherebbero. Ciò ovviamente nell’ottica di voler conservare la lingua che tutti studiamo a scuola per anni. In caso contrario le correzioni sono inutili, ma allora vorrei che si parlasse e scrivesse in napoletano, che mi garba di più ;-)

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