La comica finale (Tweet and shout)

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2 Agosto 2019

Consumata la tragedia, è cominciata, come da secolare tradizione nazionale, la farsa.
Tutto ciò che è seguito all’assassinio di Mario Rega ha avuto il tono della comica finale. Dai primi tweet, che nel giro di pochi minuti consegnavano al branco i negri da linciare, alla esilarante sceneggiata allestita in caserma con i protagonisti classici di tutte le barzellette. Fino ai lazzi, ai frizzi e alle pernacchie della claque dei sicofanti. Una passeggiata sul web ci regala magnifici scorci sulle differenti specie di fauna umana che, in questi ultimi anni, si sono insediate nei suoi anfratti.
Si va dall’imbecille nostalgico che non sa quello che dice ma lo dice a tempo di marcia (“Io sono un carabiniere CAZZO e ME NE FREGO delle garanzie per i delinquenti”) al filisteo fanè che immagina di rendere presentabili le sue miserabili nefandezze facendogli ballare il walzer della minimizzazione (“Non esageriamo, quello che è successo in caserma sarà pure deplorevole ma è comunque marginale”).
Tra questi estremi: casalinghe represse e imbestiate, ex colonnelli con l’alluce valgo, combattenti decorati al valore per tutte le guerre che avrebbero potuto combattere (ma non hanno combattuto per via delle emorroidi) e sassofonisti della banda dei carabinieri in congedo che tra un classico napoletano e l’altro (“nisciune piensa a mugliereta”) esigono torture cinesi per il colpevole.
La cosa più suggestiva è la processione delle prefiche.
Quelle che non si perdono neanche un funerale.
Del morto non sanno niente e gliene fotte meno che di una scoreggia del cane la cui foto campeggia sul loro profilo facebook ma su di lui scrivono post che grondano lacrime di sangue.
Poi i flagellanti con l’alzheimer che alle nove e trenta postano confessioni sconvolgenti (“Siamo noi i colpevoli! Lo abbiamo ucciso noi permettendo che l’Italia si dimenticasse dei suoi eroi in divisa!”) e alle nove e trentatré, già redenti, se ne vanno in spiaggia con gli amici a giocare a beach volley e postano foto del beverone con lime.
In ultimo i silenziatori.
Quelli che ci richiamano al silenzio e alla riflessione:
“Fermatevi! Tacete! Di fronte a una bara avvolta nel tricolore dobbiamo sostare in rispettoso silenzio!”.
In loro la retorica patriottarda, intabarrata di saggezza notarile, sanziona per gli altri quel silenzio che essi praticano a suon di fischietto. Come il pizzardone al centro della rotatoria si arrogano infatti il diritto di regolare il traffico delle minchiate.
A tutti non sembra vero di potersi sbottonare l’impermeabile per mostrare ciò di cui fino a ieri si vergognavano: fascistoidi e filistei ipocriti con le mostrine e senza.
Ciò che non manca mai è il sostegno incondizionato all’Autorità Costituita. Quando uno di questi scimuniti vede una divisa il riflesso condizionato lo fa scattare sull’attenti.
Anche se quella divisa, ahimè, ha mostrato di sapersi coprire di tali infamie da fare invidia al peggiore dei malfattori.

TAG: Cultura, Facebook, giornalismo, immigrazione, migranti, politica
CAT: costumi sociali, Internet

2 Commenti

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  1. evoque 1 anno fa

    Una annotazione bipartisan: Stefano Cucchi = Carabinieri; Aldovrandi (16 anni) = Polizia di Stato. Qualcuno, a cui avevo fatto notare questi begli esempi, mi ha pure risposto che se Cucchi non fosse stato uno spacciatore ecc. ecc; che Aldovrandi se non fosse stato riottoso nei confronti delle forze dell’ordine ecc. ecc. Quale sarà il passo successivo di questa degenerazione in atto nel Paese? Gentile Rosa, lei ne sa qualcosa?

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  2. lina-arena 1 anno fa

    si prova pena per il morto ma non bisogna dimenticare che nelle caserme e negli anfratti dei locali dove opera la polizia e la magistratura inquirente, i corpi degli indiziati vengono dilaniati e colpiti. Lo sanno tutti ma nessuno interviene.Oggi piangono.

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