Il mito dell’intelligenza italiana

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10 agosto 2019

Leggo stamattina: “L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue. È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia, scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d’un ingannevole, e forse insensato, conforto”. In realtà si tratta di un passo di Natalia Ginzburg ma io, purtroppo, non lo trovo meno sgradevole per il fatto di provenire dalla sua penna. La ragione è semplice. Ritengo il mito dell’intelligenza degli italiani, comunque confezionato, uno dei principali propellenti alla loro irrefrenabile stupidità. Che l’intelligenza si distribuisca in base a razze o etnie è ovviamente una sciocchezza. Perché dovrei guardare con sospetto maggiore chi sostiene la superiore intelligenza germanica di chi lascia intendere che essa sia invece caratteristica identitaria dell’italiano “an sich”? Mi sembra più ragionevole sostenere semmai che l’intelligenza segua altri criteri distributivi. Si potrebbe, ad esempio, motivare con ottime ragioni che i popoli più ricchi finiscono per “diventare” più intelligenti dei meno ricchi, senza per questo esserlo geneticamente. Perché l’intelligenza comporta cultura, educazione e ciò ha dei costi. Proclamare invece, seppure in modo problematico, che in Italia, per le strade, “si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue” è un’illazione falsa e, nella sua proditoria retorica dannunziana, prodiga di conseguenze nefaste. La persuasione di essere “intelligenti” per meriti anagrafici mi pare infatti proprio un deterrente all’intelligenza, che teme la hybris come la peste. Dire che l’italiano ne godrebbe per virtù taumaturgiche equivale a quell’altra stupidaggine, praticata da parecchi intellettuali, che proclama la “anarchia” dell’italiano medio (e qualcosa del genere si percepisce, disgraziatamente, anche nella citazione precedente). Ambedue sono insulsi luoghi comuni. Trovo invece che ad emergere ed affermarsi, in Italia, siano oggi stupidità e servilismo, ma non per ragioni genetiche. L’italiano è il contrario dell’anarchico, è un servo. Lo è per storia e formazione non “per natura” e per questo non perde occasione di manifestarlo ogni volta che all’orizzonte appare un nuovo padrone. La sua è la bassezza dell’arlecchino che sopravvive a spese altrui e, mascherata da furbizia, gli fa saltare la fila, godere i miserabili favoritismi dei potenti e accostarsi, pur tra un calcio e uno sputo, alla mangiatoia. Anarchia e intelligenza fanno tutt’uno con la capacità di non riconoscere idoli e padroni, l’Italia è la serva inebetita che trova in ogni padrone il suo idolo.

TAG: Cultura, italia, politica
CAT: costumi sociali, Letteratura

4 Commenti

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  1. clavenz 2 settimane fa
    Forse si intende l'arte di arrangiarsi come intelligenza per sopravvivere. Anche qui la generalizzazione inganna. Le differenze regionali, le diversità di classe, il livello di preparazione culturale e molti altri fattori rendono la facile etichetta di "italiano intelligente" quanto mai ambigua e quindi ingannevole. Ben ha fatto Ugo Rosa a demistificare un luogo comune sostanzialmente falso. Spererei che la sua definizione di "servo" del potente di turno fosse infondata...
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  2. undog 2 settimane fa
    Ci sono diversi piani di analisi, e questo bel pezzo di costume (o di colore) non può avere l'ingenuità di credersi analitico in senso psicologico o antropologico. Troppo intelligente l'autore per prendersi sul serio. Il plauso va anche stavolta allo stile. Il contenuto, l'autore lo sa benissimo, è velleitario, è un espediente per dichiararsi contrario ai luoghi comuni, finendo (come tutti) per cadere in altri. L'intelligenza di Lathbury è una forma di coscienza aumentata che di certo sconviene, isola e spesso addolora. Eppure segna il passo dell'uomo sulla bestia, e avanza.
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  3. dionysos41 2 settimane fa
    Ottima cura per guarire dall'illusione che gli italiani siano più intellugenti di altri è leggere il Saggio sulla stupidità umana di Carlo Maria Cipolla.
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  4. arlecchino 2 giorni fa
    Arlecchino non fu servo, ... servirsi dei padroni (magari per mangiare) non è essere servo! Se così fosse lo saremmo tutti lavorando per terzi. Ancora per precisare "Arlecchino servo di due padroni" è una furbata di Giorgio Strehler ... Goldoni scrisse "Truffaldino servo di due padroni", ma era meno noto di Arlecchino e gli cambiarono il titolo per fare cassetto. ciaooo
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