Satura Lanx

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27 agosto 2019

Satira non è buffoneria. Può far ridere (non è strettamente necessario) ma non scherza. Mai. Non si dà satira se non come critica radicale dell’esistente. Chi la pratica può essere un cecchino isolato, sparare un colpo alla volta e contro un bersaglio alla volta ma deve sempre mirare al cuore; non per far sentire il botto e guadagnarsi il premio per la pirotecnia. Ciò che davvero gli importa è abbatterlo e, metaforicamente, ucciderlo.
Dev’essere, la satira, sguardo tagliente (il più possibile) e lucido (il più possibile) sul presente nonché sabotaggio dello status. Ne consegue che chi invece, nello status, ci si pasce a meraviglia non può fare satira e, per di più, non può neppure apprezzarla. Anzi, non è in grado neanche di riconoscerla. Difatti la scambia, puntualmente, per qualcos’altro (…risentimento, rancore, odio, rabbia contro tutto e tutti ecc.). La satira attuata secondo le leggi del mercato, nelle pagine di un giornale padronale, nella tv di stato o in quelle commerciali è una contraddizione in termini. Che tuttavia sia proprio questa broda a venir data in pasto all’utente con il suo nome rientra nelle ombrose modalità con cui lo status protegge se stesso. Certo la satira non ha nulla a che vedere con l’insulto gratuito, ma solo perché questo scivola innocuamente sul suo oggetto mentre essa lo artiglia e lo inchioda. Ho sentito spesso, pronunciata con aria dottorale e addirittura messa per iscritto in gazzetta, la definizione “satira garbata” e non riesco a concepire nulla di più grottesco e imbecille di ques’ossimoro. La satira deve essere spietata, feroce, assassina. E, di certo, non si ammazza con garbo. Del resto la ferocia è cifra di polemos e la satira è polemos. Guerra senza quartiere nei confronti dell’ordinamento e di chi lo rappresenta.
Va di moda oggi bearsi delle prese in giro, in prima e seconda serata, di satiri che suonano il flauto all’utenza dietro compensi milionari, per tenerla allegra. Trascurando il dettaglio che, in genere, il primo a bearsi di quelle flautate prese in giro è proprio il preso in giro, per la cui popolarità lo sfottò è tutto grasso che cola.
Ma l’enfasi benpensante con cui si stigmatizza come “astiosa” e “cafona” ogni vis polemica e satirica, giustamente e inevitabilmente feroce, è sempre la copertura ipocrita della volontà di potenza con cui il borghese pretende il quieto vivere perché sa che solo nelle acque stagnanti si danno le condizioni ideali per mantenere i suoi privilegi. Così si fornisce ad ogni “sapiente” da operetta la maschera della bonarietà, avallando la stronzata che più sei sapiente più dovresti essere pacioso.
A costoro andrebbe spiegato che ad Apollo, dio tradizionalmente associato alla sapienza, è connaturata un’essenza ferina che lo rende, all’occorrenza, il più feroce degli dei.
Perciò è Apollo che io eleggerei protettore della satira.
Che abbia scorticato Marsia, satiro flautista, mi pare credenziale di prim’ordine.

TAG: arte, Cultura
CAT: costumi sociali, Letteratura

Un commento

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  1. clavenz 4 settimane fa
    Discorso lucido, questo di Ugo Rosa. Senza ipocrisia. Ugualmente la tortura inflitta da Apollo al satiro flautista mi pare solo l'esercizio di un gusto sadico. Istintivamente sento di rifiutarlo e non credo possa essere una buona credenziale per nessun ragionamento, nemmeno paradossale. Ad ogni modo, la difesa del diritto alla satira suggerisce la libertà di espressione e di critica. E come tale va ricercata. Il vero problema, secondo me, è quello di una satira intelligente e comprensibile. Non è cosa da poco...
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