Lettera a un’amica sul clima d’odio

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13 settembre 2019

Cara fb

non condivido il tuo ottimismo. Non finirà, ahimè, a legnate. Terza guerra mondiale? Rivoluzione planetaria? Scannatina generalizzata? Jacquerie assatanata? Berretti frigi lanciati in aria in segno di gioia per ogni collo mozzato? Macchè! Il mondo esalerà l’ultimo respiro tra sorrisetti di scherno, risatine compiaciute, insulti contrapposti e indignazioni preconfezionate per scemenze pronunciate allo scopo di figliarne di peggiori. Come altro potrebbe terminare una civiltà che al suo ultimo stadio di sviluppo produce lotte senza quartiere, a colpi di minchiate, sul titolo di studio dei politici, il loro curriculum scolastico, il modo in cui usano il congiuntivo e il colore dell’abito che indossano?

Odio?! Magari! Un po’ d’odio sarebbe una mano santa, una ventata di verità in questo verminaio di ipocrisia. Ma questi coglioni ne sono incapaci perché tutto, tranne se stessi, gli è indifferente. Come fai a odiare qualcuno o qualcosa se una persona e un’idea valgono l’altra e ciascuna vale zero, nel nome di una corsa a un qualunquismo senza midollo che loro definiscono tronfiamente “postideologia”? No. Tutto avrà fine in una palpata di culo e in qualche pizzicotto. Il massimo della trasgressione? Una trombatina a una sedicenne (consenziente e collaborativa ma che dopo denuncerà la cosa e si farà un bel gruzzolo) e un mojito di troppo. Al più una sniffata di coca…ma il bagno di sangue, cara mia, te lo puoi scordare. Tutte le ghigliottine che riusciamo a concepire sono infatti in scala uno a venti e servono a spuntare i sigari. Scenografie per un penoso varietà, con la Meloni in veste di tricoteuse e il cuoco Cracco che prepara la carbonara mentre lei gli dice sei uno stronzo e lui le risponde sei un cesso. Che farebbero ai tempi nostri Gengis Khan e Vlad di Valacchia? Passerebbero il tempo a dirsi cornuto su Facebook e a tenersi il broncio su Twitter per poi far pace su Tinder e incularsi a vicenda al Papeete.

Perciò scordati Spartaco e la rivolta degli schiavi.

Tutto quello in cui puoi sperare è uno scambio di sputazzate in cui vince chi sta al balcone, perché quello che sta sulla strada si sputa in un occhio per via della gravità. Mi sembra, gioia mia, che quella maschera che per decenni è servita a nascondere e a castrare l’odio reale, vitale, santo, giustificato e inestinguibile che deve far seguito all’ingiustizia imperante, alla lunga sia diventata un volto. Tutto è sfottò, risata, barzelletta, anche insulto. Ma per odiare serve altro: serve passione. Roba dell’altro secolo. Perciò mettiti l’anima in pace. Finirà tutto tra le risate oscene dei soliti imbecilli, sempre gli stessi, che di volta in volta reciteranno a turno la parte di carnefici e di capri espiatori ad uso di altri imbecilli che contemplano. Ciascuno incapace di riconoscere in se stesso il sacro, furioso, odio omicida che gli dei concessero agli eroi, farà finta di indignarsi per quello altrui. Che però è fasullo quanto il suo.

Ciao, bella gioia

ur

TAG: Cultura
CAT: costumi sociali, Letteratura

Un commento

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  1. lina-arena 1 mese fa
    Il clima di odio è stato creato e rinfocolato dalla stampa. Basterebbe aver letto Repubblica nei giorni di governo Gialloverde per cogliere una violenza verbale inaudita e pericolosa. Dalla posizione della Stampa ha avuto origine a valanga tutta una posizione di critica intinta nel veleno che ha fatto tanto male e che alla fine ha solo agevolato l'ascesa di un PD che è solo la riedizione della vecchia DC o del PCI edulcorato, alla Veltroni. Comunque i commenti più appropriati sono quelli del filosofo Fusaro .
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