Lettera a un’amica sul ritorno alla natura

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31 agosto 2019

Cara fb
ti fa onore la tua straordinaria propensione alla carta riciclata e al prodotto biologico. Apprezzo l’accuratezza che poni nel compulsare menù ed etichette per selezionare quanto c’è di più ecosostenibile. E anche la tua disponibilità a pagarlo il triplo. Sono lusingato, non credere, che tu inviti anche me ad attivarmi per la salvezza del pianeta. Ma io, vedi, non me lo posso permettere e poi sono un caso disperato. Fin da piccolo mi fu inculcato che è proprio quando si richiama alla natura che l’essere umano, nella persuasione di muoversi in direzione del genuino, tocca il culmine dell’inautentico. L’homme naturel è stato il monumento dell’artificio rococò ma oggi, anziché estasiarsi con la rocaille e il giardino all’inglese, tiene in frigorifero l’acqua Evian, in valigia il sale rosa tibetano e in dispensa gli integratori alimentari pagati a peso d’oro, nella legittima aspettativa di andarsene a cacare. Mai come in quest’epoca, in cui la parola “natura” è diventata puro flatus voci, priva di referente che non sia artefatto, si era vista una tale proliferazione di dispeptici in cerca di rimedi naturali e di stitici ansiosi di un ritorno al Grande Grembo. Né un catalogo altrettanto vasto di modalità, tutte a pagamento, per tornarci. Penserai forse che l’intestino irritabile sia una reazione all’impero del male proditoriamente imposto da una malvagia Morgana. Invece si tratta piuttosto di esiti pronosticabili in sede di indagine di mercato e instradati sui suoi binari proprio dalla Fata Turchina. Il ritorno alla natura non è, insomma, una reazione (tanto meno, per carità, una ribellione!) ma un sintomo che si manifesta come previsto; anche se secondo i più intricati arabeschi. In questo voyage extraordinaire ci si imbarca allegramente come se si andasse a passeggio su un Nautilus senza Nemo al timone e si va alla ricerca di prodotti naturali mai esistiti in natura. Ci si scambiano consigli alimentari tra consumatori espertissimi di latticini senza lattosio, cereali senza glutine, vini senza vino e carni senza carne. Ce n’è per ogni gusto e ciascuno può scegliere, a prezzo di mercato, tutta l’innaturale naturalità che più gli aggrada. Né, all’odierno figlio della natura fa difetto la ferinità. Neanche in questo vuole essere dissimile dal nonno che abitava le caverne e mangiava radici e carne cruda. Il richiamo alla natura ha infatti tra le sue conseguenze la ferocia nei confronti di chiunque non si adegui all’andazzo. Il reietto verrà presto considerato come l’omosessuale dal bigotto: contro natura e contro le leggi di dio. Perché se la natura diventa, in uno, l’Eden che abbiamo perduto e il sol dell’avvenire che ci è prescritto le cose, per chi non si conforma, si metteranno male. Sarà presto fuori dalla grazia di Dio. Che questo dio, poi, sia quello di Abramo o quello delle Borse internazionali non mi sembra, ai fini del risultato, rilevante.
Innaturalmente tuo
ur

TAG: Cultura, Facebook
CAT: costumi sociali, Letteratura

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