A noi von Sternberg ce la suca…

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29 Maggio 2018

Ieri il professor Unrat, nella riuscita interpretazione di presidente della repubblica parlamentare di Pontevedro, ha offerto una splendida performance attoriale sintetizzando per i ripetenti ciò che, qualche anno fa, la vicenda greca aveva esposto in dettaglio: la politica istituzionale è una magnifica pièce teatrale prodotta, finanziata e messa in scena dal mercato globale.

Vero è che si recita a soggetto e che questo consente agli attori di improvvisare e garantisce al pubblico il divertimento necessario, nonché un bel colpo d’occhio a base di realismo e di spontaneità…ma, lo capite bene, possiamo spassarcela nei limiti del canovaccio fornito dalla produzione al capocomico.

In caso contrario, bambole, non c’è una lira.

E se non volete finire proprio come l’Unrat dell’Angelo Azzurro a mendicare in pizzo ai marciapiedi bisogna che ve ne facciate una ragione.

La cosa in fin dei conti può sembrare stupefacente solo a quei minchioni criptofascisti che immaginano che la flat tax sia l’ultima frontiera del cambiamento (e saranno accontentati presto).

Il mercato globale ha succhiato da un pezzo il midollo dal corpo morto della politica.

Poi gli ha ficcato una mela in bocca, l’ha infilzata per il culo sullo spiedo e, ad ogni banchetto elettorale, ce ne serve una porzione.

La carogna, ormai, puzza.

Ma siccome non si sputa nel piatto in cui si mangia i convitati mediatici (opinion maker, giornalisti, politologi, fisiolofi della politica…che hanno smesso da un pezzo di essere di pietra e sono diventati puri ologrammi) degustano la sbobba e discutono amabilmente del più e del meno (Il presidente ha ragione? Il presidente ha torto? Ah! signora cara l’Europa…ma, mi dica, ci sono gli estremi dell’impeachment? Non ci sono? Boh!).

Una gara di chiacchiere conviviali in cui si parla di tutto pur di non parlare della portata principale.

Ma questo è quello che c’è in tavola: le nostre nobilissime istituzioni politiche, quelle belle istituzioni liberali nate dalla rivoluzione francese e poi attestate da tutti i papà e le mamme col berretto frigio e le bandiera in mano, queste istituzioni pluridecorate che garantiscono la nostra altamente meritoria democrazia rappresentativa si sono ieri rivelate per ciò che sono. Come il baro imbranato al quale, mentre si alza dal tavolo per protestare la sua irreprensibile onestà, cascano tutti gli assi dalle maniche.

Quegli assi sono ora sul tavolino.

Ma, non vi preoccupate, la partita continua: stesse regole, stessi vincitori, stessi perdenti.

Cambia solo il croupier, che già raccoglie quegli assi e se li rimette nella manica sotto gli occhi di tutti, con un sorriso affabile.

Perché è cosi, come dicono i saggi, che funziona la democrazia: bisogna accontentarsi del meno peggio e il peggio tocca sempre agli stessi.

Il re era nudo, s’è preso una polmonite ed è morto.

Viva il re.

Dopo duecento anni che ci scassano la minchia con la liberté, l’egalité e la fraternité c’è qualcosa di sublime in tutto questo.

Fantascienza espressionista? Macchè: von Sternberg a noi ce la suca. E pure Fritz Lang.

TAG: governo, italia
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. cantelmo19 2 anni fa

    è veramente una vergogna che un presidente della repubblica interferisca in un programma politico e si comporti in maniera assolutamente parziale.

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