All’ombra dei cipressi e dentro l’urne…

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5 marzo 2019

Grande affuenza di pubblico pagante alle primarie del PD.
Sorpresa? Per niente.
Colto e anziano (così lo descrive, oggi sui necrologi quotidiani di Repubblica, il professor Diamanti che ne sa sempre una più del diavolo) all’elettore medio del PD piacciono le urne.
All’ombra dei cipressi il progressista si sente, oramai, a casa sua e gli è di conforto pensare che, dentro l’urne, il sonno della morte sia, effettivamente, men duro.
Hanno votato Benigni, Moretti, Gigi Proietti e Paolo Virzì per cui non poteva che vincere il fratello di Montalbano.
Qual’è stato il primo pensiero del vice commissario?
Rimettiamo mano alla distribuzione della ricchezza?
Tagliamo stipendi e pensioni d’oro per aumentare le pensioni e gli stipendi di chi non arriva a fine mese?
Una patrimoniale per provare a rimettere in sesto la sanità e, per prima cosa, smetterla con la barbarie linguistica di chiamare Aziende le strutture sanitarie?
Il diritto inalienabile di tutti a una esistenza dignitosa?
L’abolizione di quelle diseguaglianze economiche senza le quali parole come “libertà, uguaglianza e fraternità” sono parole vuote?
Mettere mano davvero alle differenze tra sud e nord d’Italia?
Incalzare il governo per una abolizione della legge Fornero reale e non fasulla come la “quota cento”?
Una reimpostazione radicale del sistema pensionistico in senso egualitario, non-contributivo e non-retributivo ma basato sul banale principio che TUTTI hanno il diritto a vivere con uguale dignità?
Un sistema impositivo in funzione del reddito reale, in modo che chi meno guadagna meno paghi in qualsiasi campo (dalla sanità, alle bollette, alle contravvenzioni per divieto di sosta)?
Il diritto di tutti a un alloggio dignitoso?
Un reddito di cittadinanza che sia effettivamente tale e non la sua ridicola parodia?
La settimana lavorativa di venti ore?
Impedire con ogni mezzo qualsiasi vergognoso tentativo di flat tax che ruba soldi ai poveri e li mette in tasca ai ricchi e, al contrario, imporre una tassazione realmente progressiva che lasci intatti gli stipendi più bassi e gravi totalmente sulle spalle dei benestanti?
Certo che no: non siamo ridicoli.
Il primo pensiero del fratello di Montalbano è stato di andare da Chiamparino per dirgli che la sinistra italiana si batterà fino all’ultimo sangue per la TAV.
Ecco la sua prima dichiarazione: “Strade, treni, internet e un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale come ci chiede la storia, Greta e una nuova generazione stanca di veder distrutto il pianeta dove dovranno vivere.”
Mentre, visto che l’otto marzo si avvicina: “L’altro segnale è alle donne.”
Esattamente le stesse cose con cui ci hanno, per dirla con suo fratello, scassato i cabbasisi per trent’anni, Veltroni, Bersani, Letta, Franceschini, Renzi e Gentiloni.
Perciò nessuno ha niente da temere, tranne i soliti. Il progressista è vivo e lotta insieme a noi. Fuori o dentro l’urne. Come dovevasi.

TAG: Cultura, elezioni, giornalismo, governo, Montalbano, Nicola Zingaretti, partito democratico, Pd, politica, Primarie del Pd
CAT: costumi sociali, Media

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