Apocalypse low (Minima Infernalia)

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23 Settembre 2017

SI RENDE NOTO CHE PER OGGI E’ PREVISTA LA FINE DEL MONDO: SOLO POSTI IN PIEDI, SCORTE DI POP CORN IN ESAURIMENTO.

Le prime avvisaglie furono tenui.
Eventi marginali, un filo di fumo, tenui segnali, fruscii.
Un doppio petto di troppo, un “mi consenta” più del dovuto.
Ombre prive di un corpo che, con lievissimi spostamenti d’aria, passavano da una parte all’altra e iniziavano, inesorabilmente, ad invadere lo spazio tridimensionale.
Semianalfabeti che si mettevano a compitare citazioni latine.
Bestie che sbandieravano la laurea e pretendevano che altre bestie fossero laureate.
Il rumore della chiacchiera che, impercettibilmente ma senza soluzione di continuità, aumentava.
Personaggi quasi completamente idioti, che avresti sospettato afasici, non solo acquistarono senza preavviso il dono della parola ma con quella cominciarono a mimare il pensiero.
Bipedi cui solo la difficoltà di procurarsi calzature adeguate impediva di andare a quattro zampe e l’assenza della coda di mettersi a ragliare smisero di schierarsi gloriosamente tra gli onagri, conquistarono il microfono e cominciarono ad usarlo da virtuosi.
Una sorta d’intuito animalesco per il potere e il dono di turlupinare il prossimo, diventarono poco a poco i requisiti essenziali del successo. Chi ne era provvisto divenne il sale della terra e decise in che modo dovessero vivere gli altri, e perfino in che modo dovessero morire.
Le folle, compattamente, risero non “di” ma “con” queste macchiette, le osannarono oppure, con bonaria indifferenza, lasciarono che esse prendessero il sopravvento.
Cominciarono a udirsi, nell’aria, strambe dissonanze, come di cimbali e gong, suoni inquietanti e stupefacenti.
Ai cimbali e ai gong, si accodarono laceranti barriti di tromboni.
Insieme producevano diaboliche dissonanze che coprivano ogni tentativo di articolare una qualsiasi argomentazione dotata di senso.
Infine le nostre orecchie ed i nostri occhi si assuefecero a ogni mostruosità sonora e visiva.
Nulla più riuscì più a stupirci.
Vecchi zerbinotti bavosi o giovanotti con il cravattino,si approvavano da soli le leggi che gli permettevano di vivere nel lusso e farla franca per le loro malefatte e, ammiccando, aggiungevano che “ciò che conta è il fare”.
Scimuniti e inetti urlavano contro altri inetti e scimuniti promettendo tra gli applausi che avrebbero cambiato tutto senza cambiare niente.
Risuonavano i “vaffanculo” e si approntavano forche e roghi per capri espiatori scelti a caso.
Si decise, tra una battuta da osteria e una barzelletta, di instaurare l’apartheid.
Il capo dello Stato proclamò che il terrore va ricordato senza odio né rancore, come se i suoi crimini ci fossero indifferenti.
Nei parlamenti si discuteva serenamente e pacatamente della possibilità di affogare uomini e donne e lo si faceva dottamente, con gli occhiali sul naso e il sorriso sulle labbra.
Si definì legale e meritoria ogni forma di ricatto e di ruberia purchè consona al libero mercato.
La cosa, strappò ai popoli uno sbadiglio.
Si teorizzò che per evitare la guerra bisogna farla e che è meglio cominciare per primi; la si chiamò “guerra preventiva” e non si escluse dal novero delle possibilità neppure la bomba atomica.
Mentre i morti si contavano a centinaia di migliaia e mezzo pianeta era a ferro e fuoco si negava tranquillamente che vi fosse in giro altro che pace.
Annoiato l’utente cambiava canale.
I governanti, sorridendo, dichiararono di averlo sempre preso per il culo e aggiunsero, per la precisione, che avrebbero continuato.
I telespettatori si scambiavano uno sguardo sonnacchioso e spantofolavano in direzione del frigo per farsi una pepsi. Poi si appisolarono definitivamente sognando beatamente che non esiste alternativa al terrore e che è proprio nel terrore che prospera il migliore dei mondi possibili.
Così in un livido mattino, la radio sveglia, al suono dell’inno alla gioia di Beethoven, li tirò fuori dai loro sogni annunciando che il gran giorno era arrivato.
Ma non fu una cosa seria.
In ciascun paese l’apocalisse assunse la sua forma buffonesca in base ai caratteri nazionali.
In Italia a celebrarla furono gli officianti di sempre, secondo par condicio: Bruno Vespa e Giovanni Floris, Fabio Fazio e Maurizio Belpietro, Michele Santoro e Alessandro Sallusti.
Gramellini e Serra presero posto tra i cherubini.
Non mancarono comici e cantanti, da Crozza alla Littizzetto, da Jovanotti a Pupo. Acconciati in abito talare dal Mago Otelma allestirono una cerimonia nel corso della quale vennero beatificati, nel sacro nome di Mogol e Battisti, il Gabibbo e Celentano.
Mina assurse al cielo, la Gabanelli seduta alla sua destra.
Infine, in diretta da Gerusalemme e in mondovisione, gli Angeli dell’apocalisse comunicarono che le trasmissioni sarebbero state definitivamente interrotte e che, in quel preciso momento, grazie alla madre di tutte le spiritosaggini, pronunciata da LUI in persona e resa comprensibile in ogni lingua, saremmo tutti morti dalle risate.
Il mondo fece flop, come una bolla di sapone, e finalmente fu il silenzio.

TAG: Cultura
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. paolo-barilli 3 anni fa

    Bello. Un elenco qualunquista “globale”. Manca solo uno sfottò: Quelli che… NO, TU NO – perchè? – perchè NO.
    Mi chiedo…ma Ugo rosa pensa di essere originale?

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