Cervelli in fuga – Fabio Fazio (L’essere e il nulla)

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10 Aprile 2018

“Da ogni parte sfuggo all’essere e tuttavia sono…non possiamo essere niente senza giocare ad essere”

J.P. Sartre, L’essere e il nulla

Fabio Fazio è figura di prima importanza nella storia universale della buona educazione.

Si comporta bene in televisione, benone nella vita pubblica e non ho ragione di credere che si comporti meno bene in quella privata.

Si comporta magnificamente anche in sede onomastica.

Vi è qualcosa di inevitabile e straordinariamente comme il faut nel modo in cui il suo nome precede il cognome, lo replica facendogli la cortesia di sostituirgli una lettera sola e sceglie, per par condicio, l’unica consonante, equidistante dall’inizio e dalla fine.

Un capolavoro da calligrafo. Una pagina miniata.

Anagraficamente perbene, lo è pure di persona. Al nome segue la fisionomia.

In lui la cravatta trapassa con pacatezza ineffabile nell’occhiale, l’occhiale trapassa nell’occhio e l’occhio nell’occhiolino che, immancabilmente, riserva ai suoi ospiti.

Fazio è infatti il principe dell’ammiccamento ma è così educato da ammiccare senza darlo a vedere. Sembra che ammicchi solo a se stesso eppure anche quando intervista un cretino (statisticamente capita spesso) non glielo fa pesare. Si mette con scioltezza nei suoi panni. Ma in quegli stessi panni ci rimane anche quando intervista gli altri, il che li fa sentire al sicuro. Così tutti gli vogliono bene. Non dà fastidio a nessuno e nessuno, in conseguenza, ne dà a lui.

E’ il dagherrotipo del padre (o figlio) di famiglia che va alla messa di mezzogiorno e quando esce fa l’elemosina al negro fermo davanti al portone.

Difficile immaginarlo nell’atto di gestire qualcosa che non siano quegli spiccioli e men che meno una qualche forma del famoso ”potere” (mediatico, politico, culturale…).

Più facile pensarlo in pausa caffè. In realtà però basta capire che le due cose non sono incompatibili e si viene a capo dell’enigma. Tra un caffè e l’altro Fazio sceglie quali libri sponsorizzare e quali film consigliare al teleutente, quali cantanti far cantare e a quali comici far pronunciare le battute che lui stesso gli mette in bocca.

Sceglie perfino a quale politico concedere la poltroncina davanti alla sua.

Non è come gestire la mediaset ma non è neanche poco.

Eppure Fabio Fazio sembra uno che si trovava a passare da lì per caso, è entrato nello studio di “Che tempo che fa” e s’è seduto dietro al banchetto solo per vedere se la sedia era comoda.

Mentre era lì a provare la girevolezza del sedile è arrivato Babbo Natale con un pacco rosso e verde e dentro c’era la Littizzetto vestita da Heidi.

Da allora sono inseparabili e inamovibili. Anche se Babbo Natale s’è rotto i coglioni e se n’è andato.

Fazio è quasi nulla ma persiste ad esserlo con tale abnegazione che quel nulla sembra un esserci.

Come il nulla è immutabile.

Di tanto in tanto si cambia la cravatta e al più potrebbe trasformarsi in Gramellini.

Ma la cosa sarebbe irrilevante perché i due in realtà sono la medesima persona.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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