Cervelli in fuga – Daniela Santanché, lingerie d’antan e tête de chevet

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14 Settembre 2017

Se è vero che lo stile è tutto, questa donna non esiste.

Non che non sia appariscente, anzi, appare moltissimo.

A tal punto da fare ritrattare le apparenze; le quali, quando appare lei, alzano la manina per dire “noi non c’entriamo” e se ne vanno via lasciandola lì, la faccia appiccicata col botox sulla maschera. Perciò ogni volta che dice o scrive una parola, questa signora non può che sembrare esattamente quella che è; una volta ne ha spiegato anche il motivo: “Quando si vuole apparire perbene a tutti i costi, si rischia di apparire modesti.” (Dal discorso all’assemblea de “La Destra” del 10.11.2007).

Lei fa in modo che non le capiti mai né la prima né la seconda cosa e bisogna ammettere che ci riesce benissimo.

Come tutti quelli che, in Italia, non appaiono né modesti né per bene la signora non solo parla ma, senza avere la più pallida idea di come si fa, scrive.

Leggiamo:

È tempo di crisi, è vero, ma è anche tempo di aria nuova e di grandi decisioni che condurranno a riforme importanti, ognuno ha l’obbligo di fare la sua parte. Noi donne cogliamo l’occasione per un’emancipazione matura e non di rivalsa, troviamo le sinergie giuste tra i vari ruoli, al contempo riconsideriamo la nostra funzione sociale che reputo indispensabile alla rivalutazione e al riposizionamento di alcuni valori fondamentali venuti a mancare nella società negli ultimi decenni a favore di una società edonistica basata quasi esclusivamente sul materialismo. È una grande sfida ma le donne sono forza e anima e ci riusciranno. E devono soprattutto crederci. Ed io ci credo”.

Parole come queste, disertate da ogni forma di intelligenza terrestre, viaggiano nel cosmo e galleggiano in orbita almeno per due motivi.

Il primo è che chi le ha scritte tiene la laurea (“Scienze” nientemeno che “politiche”!).

Il secondo è che, essendo prive di senso, possono ospitarne uno qualsiasi.

Ruotano intorno ai luoghi comuni come satelliti attorno ai pianeti. Le “grandi decisioni” conducono alle “riforme importanti” e “noi donne” immancabilmente “troviamo sinergie” mentre “la società edonistica” (basata, ça va sans dire, “quasi esclusivamente sul materialismo”) giace sul piano dell’eclittica; nel frattempo “le donne” che ovviamente “sono forza e animo” orbitano eccentricamente ma “devono soprattutto crederci”.

E lei ci crede.

Se non ci credesse smetterebbe di essere la Pitonessa trasformandosi nella Brambilla che allo zoomorfismo preferisce la zoofilia, se ne fotte di giacere sul piano dell’eclittica e pratica solo l’orbita elastica delle sue calze autoreggenti.

Daniela, invece, preferisce il reggicalze: “La mia carriera politica è iniziata grazie al supporto di Ignazio La Russa”. Un supporto sufficientemente elastico da consentirle il collegamento con la guepiere d’antan e di tenere “sul comodino, la bellissima testa di legno del duce”.

Che se ne fa di una testa di cazzo in camera da letto?

Daniela’s Secret.

TAG: giornalismo, politica
CAT: costumi sociali, Media

3 Commenti

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  1. umbertob 3 anni fa

    Gentile sig. Rosa, era proprio necessario usare il termine “testa di cazzo”? Pensa di rendersi più simpatico?

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  2. ugo-rosa 3 anni fa

    Vedo che lei, signor Umberto Battilani, è irresistibilmente attratto dalle teste di cazzo: ne ha immediatamente individuato una in tremila battute…occhio clinico: complimentoni!!!!

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  3. evoque 3 anni fa

    Mi ricordo la Santanchè in una puntata di Servizio Pubblico che io guardai perché c’era Falciani, quello della famosa lista Falciani, mica per la Santanchè, sia chiaro: con poche battute, intelligenti, Falciani sotterrò la povera Daniela Garnero in arte Santanchè.
    Quanto ci rimase male la tapina amica di Briatore (chi si assomiglia…).

    ,come ci rimase male l’amica di Briatore

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