Cervelli in fuga – Pikachu (momentaneamente Mattia Feltri)

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6 Settembre 2017

Ralph Waldo Emerson, un secolo e mezzo fa, scrisse: “La storia non esiste, esiste solo la biografia”. Mattia Feltri, invece, sostiene nell’anno di grazia 2017 che è la biografia che non esiste (sulla storia non s’è ancora pronunciato, quanto alla geografia vedremo). Lo dice, per difendere la venerata memoria di San Indro Montanelli, patrono dei gazzettieri, che da giovane si comprò una bambina (una “negretta” per la precisione) di dodici anni, assieme a un cavallo e a un fucile (per 500 lire) onde soddisfare i suoi virili bisogni di conquistatore: lo facevano tutti, disse. Assolto. Ma lo dice anche a titolo puramente personale. Lui infatti (c’è da capirlo) è il figlio di Vittorio Feltri. Ed ecco come ha cominciato a fare il gazzettiere; ce lo racconta lui stesso in una intervista:«Sì. Era l’88, avevo 19 anni e facevo l’università. A casa mi lamentavo perché non avevo soldi. Mio padre, che aveva diretto il Giornale di Bergamo, chiese di farmi collaborare. Cominciai con l’inserto per le scuole medie. Poi ho fatto sport, cronaca nera, politica. Dopo quattro anni, nel 1992, mi hanno assunto». A diciannove anni, dunque, quest’uomo privo di biografia si lamentava per i soldini e papino (all’epoca già direttore di gazzetta) anziché dargli la paghetta lo fece “collaborare a un giornale” (il suo) e dopo quattro anni lo assunse o lo fece assumere. Poi questo déraciné passò al “Foglio” di Giuliano Ferrara, insieme (guarda il caso) ad un altro suo coetaneo privo di biografia, tale Luca Sofri, da lì alla Stampa. Libri, giornali, televisione. Quelli che invece, sfortunatamente, la biografia ce l’hanno, a diciannove anni vanno a lavorare in un call center o in un supermercato. Soprattutto se la loro scrittura non eccede le sei righe ed evapora, all’ottava, in pura confusione mentale. Ma ci sono anche altri vantaggi nel non avere una biografia. Che tutti quelli privi, come te, di biografia, ti riconoscono subito e ti accolgono calorosamente tra loro. Una volta, per dire, Ferdinando Adornato (luminoso esempio di assenza totale di biografia, infatti da giovane era comunista poi passò a Forza Italia e da lì all’UDC: se la biografia esistesse non esisterebbe lui) lo definì addirittura: “una delle penne più felici del giornalismo italiano”. Chi cazzo è dunque questa felice entità priva di biografia che ha assunto temporaneamente la personalità di Mattia Feltri? E’ il Pokémon Pikachu (etimologia giapponese: da Pikapika che indica le scintille e chuchu, lo squittio del topolino). E Pikachu, sappiatelo, si evolve da Pichu solo quando la sua felicità è pari o superiore ai 220 punti ed evolve poi, ancora, in Rachu usando la pietra tuono. Dunque è vano chiedersi chi è Mattia Feltri, chiediamoci, piuttosto, “che cosa è” e lasciamoci aiutare ancora una volta dal vecchio caro Ralph Waldo Emerson che alla biografia ci credeva: “Quello che sei parla tanto forte che non riesco neppure a sentire cosa dici”.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. sandamiani 3 anni fa

    Non conosco il Feltri junior, mai letto. Ho letto e leggo, invece, Sofri junior. Beh, non mi si può venir a dire che non sappia scrivere, che non abbia una preparazione non solo culturale di un certo spessore.

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