Vocabolarietto portatile – Chiacchiera (e distintivo)

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12 gennaio 2019

Chiacchiera ha etimo incerto. Presumibilmente un’origine onomatopeica, come il catalano “claca” (ciarla) il francese claque (battere le mani) o claquer (chioccare) l’inglese to clack (strepitare) e il tedesco Klagen (lamentarsi).
Tutte deriverebbero dal suono clac (o clag) che come la parola italiana clangore fa il verso allo strepito e potrebbe derivare dalla radice sanscrita Kal (risuonare) o Gar (gridare) cui sembra rifarsi il tedesco Gackern, lo schiamazzo delle galline. E’ una parola comunemente riferita al parlare inconcludente. Quel discorso vano che generalmente viene associato al bar, all’incontro occasionale, al salotto. Ci si guarda bene dall’attribuirlo all’intellighenzia che, per lo più, ne viene esentata d’ufficio. Ma la chiacchiera non è nulla in sé, piuttosto riduce a nulla il suo oggetto, si afferma e si esaurisce in quella radiazione di nulla. Anche il discorso dell’intellighenzia, dunque, quando, come Narciso, s’incanta davanti al suo riflesso è altrettanto vano del precedente e merita, a tutti gli effetti, la medesima definizione. Non ha alcuna importanza che la chiacchiera da bar Sport si arrovelli su Pelè o Maradona e quella accademica su Antigone e Maria Zambrano.
Anzi, la chiacchiera in feluca è sempre peggiore di quella da salotto o da bigliardo perché proietta il suo nulla più lontano e quell’ombra copre più spazio e dura più tempo.
La seconda è sterile ma la prima, purtroppo, figlia.
Mi hanno proposto ieri di sottoscrivere e “far girare” un “Manifesto degli intellettuali”, una sorta di appendice (in realtà una efflorescenza spontanea) all’appello redatto qualche tempo fa da Massimo Cacciari. Ho risposto con il minimo indispensabile, una parola, due lettere: NO. Questo ha fatto sparire il manifesto dal mio profilo e il proponente dai miei follower. Ma siccome prevedo che, da qui alle europee, questi manifesti si susseguano, per evitare ulteriori scassamenti di minchia aggiungo quanto segue.
Ritengo che quell’appello (e ogni “manifesto” che figlierà) siano chiacchiera d’alto bordo. Lo avesse redatto Jimmi il fenomeno al bar dello sport, dopo un cicchetto, mi sarei fatto quattro risate. Ma è firmato da fior di intellettuali tutti sobri (immagino) e nessuno di loro rifulge per sense of humour. Perciò non fa ridere.
Ecumenico, il giusto. Europeista, tanto. Preoccupato? Caspita.
Denuncia il rancore e il risentimento “del popolo”. Una parolina sulle cause? Ma no…che un disoccupato, un sottoccupato o un pensionato alla fame abbiano il DIRITTO di incazzarsi e PRETENDERE giustizia a questi “intellettuali di sinistra” non passa più neppure per il cervello. Indenne dal sospetto che “rancore” e “risentimento” non siano altro che la “invidia” berlusconiana rediviva, Cacciari gli ha messo un tutù nicciano e, da comparse del bunga bunga, li ha riciclati come ballerine scaligere in trasferta a La Fenice.
Però restano chiacchiere.
E distintivo.

TAG: Cultura, Facebook
CAT: costumi sociali, Media

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