Consumo (in)consapevole

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6 Ottobre 2017

Il consumatore non è il beneficiario eletto del mercato, ne è piuttosto la vittima designata. Che esistano delle organizzazioni “di difesa del consumatore” la dice lunga. Se le cose non stessero così perché difenderlo? E da chi? Tra le forme di “coscienza civile” oggi idolatrate trova un posto di prim’ordine quel che viene definito “consumo consapevole”. L’illusione che ne sostiene l’impalcatura è quella di dissolvere, grazie alla informazione, l’inconsapevolezza del consumatore; non, però, mostrandogli la follia del sistema di mercato e l’inevitabile imbarbarimento che ne consegue, bensì facendogli prendere coscienza di ciò che è meglio “consumare” al mercato. Tutto si riduce dunque alla “maggiore informazione” possibile circa ciò che il mercato offre. Come capita spesso la proliferazione smisurata di informazione equivale però al suo annullamento. Divenuta ingestibile per chiunque non sia uno specialista essa trova alla fine una sponda istituzionalizzata nella etichettatura del prodotto. In etichetta andrà opportunamente indicata la sua rispondenza a certi standard. In tal modo l’ingenuità del compratore, la sua disposizione a farsi turlupinare, non si dissolvono affatto. Anzi gli sforzi diretti al “consumo consapevole” (uno dei tanti, stupefacenti, ossimori ai quali i mass media ci hanno abituato) in realtà finiscono per accrescerne la confusione mentale e la vulnerabilità. Prima, per truffare il gonzo, era necessario un imbonitore levantino di non trascurabile abilità, che talvolta lo rendeva perfino simpatico. Adesso per neutralizzare ogni difesa basta un’etichetta che garantisca il manufatto (Prodotto Biologico, Marchio di Qualità Controllata, Bollino di Origine Verificata ecc.). Il risultato è identico ma se ne approfondiscono gli effetti collaterali: egli rimane il gonzo di sempre, solo che ora è persuaso di saperla lunga. Consumerà con una fiducia in se stesso prima inimmaginabile e sarà disposto a pagare “il giusto” per questa meravigliosa imbecillità. Dunque consumerà certamente “meglio”, ma per il mercato. Tutto ciò ha un altro enorme vantaggio. Va configurandosi, o si è già configurato, come un nuovo status symbol. Se consumi certi prodotti (che costano più cari perché ti danno quella “certezza di qualità” che solo la barbarie mercantile può ridurre a un optional e che in un mondo appena civile andrebbe garantita a tutti, ab origine) sei un consumatore modello. Se invece sei costretto a risparmiare non soltanto comprerai gli scarti, ma sarai per di più un cittadino sospetto, un soggetto che prima o poi graverà, attraverso le spese sanitarie, sulle tasche del virtuoso, il quale paga bene e consuma meglio. Individuo sciatto e rozzo che non si prende cura di sé e dei suoi cari, dovrai rassegnarti: non tarderà il giorno in cui, oltre al pubblico ludibrio, meriterai una sanzione amministrativa. Nel nome e per conto del mercato e tra gli applausi dei consumatori modello.

TAG: Cultura
CAT: costumi sociali, Media

3 Commenti

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  1. guido 3 anni fa

    E dunque? Dopo questa belle disamina? Cosa propone il signor Rosa? Lui come si regola?

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  2. ugo-rosa 3 anni fa

    Esistono due malattie epidemiche in Italia. Una è il benaltrismo. L’altra è il dunquismo. Ambedue sono mortali per l’intelligenza. :-)

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  3. paolo-barilli 3 anni fa

    Il signor “guido” fatica un po’… ma non importa, prima o poi capirà. “E’ il mercato bellezza…” cosa vogliamo di più? Roba da matti.

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