Dimenticanze accademiche

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29 Marzo 2018

In un’intervista rilasciata qualche tempo fa, un maitre a penser della contemporaneità, alla domanda:

“È preoccupato per la civiltà occidentale?” ha risposto in questo modo:

“La preoccupazione è che l’Europa abbandoni i suoi valori e si pieghi al codice di comportamento dei terroristi, sarebbe il suicidio della casa della moralità e della bellezza dov’è nata l’idea di libertà, eguaglianza e fratellanza”.

La rinomanza dell’intervistato per la verità non faceva sospettare una risposta del genere, la cui vacua, tronfia, retorica è, voglio concederlo, conseguenza della futilità della domanda. Quello che mi interessa rilevare però non è l’eventuale strafalcione ma la diffusa, straordinaria, disponibilità di ogni accademico di riferimento (che dovrebbe sapere perfettamente quali ordigni maneggia quando usa le parole) a scivolare negli automatismi verbali portando in processione i fantocci in cartapesta dei Valori, della Moralità, della Bellezza, della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza Occidentali. Nella consapevolezza (che va ammessa anche solo per rispetto, visto che in alternativa c’è la coglioneria) che ciascuno di questi concetti, di cui si paventa il suicidio, non ha alcuna necessità di suicidarsi; dal momento che è già stato suicidato da un pezzo e versa ormai in stato di putrefazione.

Il carattere inconsistente e puramente formale della democrazia occidentale è annidato (da quando la rivoluzione americana e poi quella francese ne hanno allestito l’abito da sera) nella fenditura che separa il volto dell’esistente dalla sua maschera istituzionale. La diseguaglianza tra gli uomini, che trionfa incontrastata nel mondo reale, è accuratamente ignorata dal linguaggio paludato.

Proprio questo la rende invulnerabile.

Ci viene ripetuto dalle scuole elementari che tutti siamo uguali. E’ anche scritto con esattezza nei codici e nelle costituzioni. Alla fine si trasforma in un intercalare da emettere quando le altre parole, quelle che conservano un senso, diventano scomode. Ma a furia di dirlo anche pensarlo si trasforma in abitudine e il tic diventa una macabra farsa. La distanza, che nella dimensione metafisica della legalità, è travestita, si fa abissale e sempre più si nasconde e si annida nelle crepe della realtà. Sappiamo tutti che Uguaglianza, Fratellanza, Moralità e Libertà in un mondo come il nostro sono divenute vuote banalità. Ma la cosa per niente banale è il modo in cui lo si ignora e la disponibilità a dimenticarsene. Anche da parte di quei pensatori stipendiati che dovrebbero pensare prima di parlare.

Chi interrogherà, se non lo fanno loro, la mostruosa ipocrisia che fonda le nostre istituzioni?

Chi si chiederà, prima di aprire bocca, da quale pulpito parla e, soprattutto, a nome di chi?

Thomas Mann diceva che per essere umanisti non è necessario essere retori e adulatori dell’umanità. Non sarebbe interessante se i chierici di professione se ne ricordassero?

TAG:
CAT: costumi sociali, Media

2 Commenti

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  1. latomm 3 anni fa

    Ma di quale eguaglianza sta parlando? quella dei diritti (del liberalismo) o quella economica (del socialismo)?

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  2. ugo-rosa 3 anni fa

    No: sto parlando di chi non comprende che le due cose sono in relazione. Cioè, guarda un po’, sto parlando proprio di lei signor o signora “latomm”…e mi dica: la pessima abitudine di celarsi dietro uno pseudonimo per commentare pezzi firmati è liberale o socialista?

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