DIPRE’ E SARA TOMMASI, IL VIDEO DEL VIZIO NEL DECENNIO SBAGLIATO

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25 Giugno 2015

Eppure, Diprè ce l’ha fatta. 651,084 visualizzazioni su Youtube, critiche a pioggia nell’etere e sulla tastiera. Signori, lo show è qui.

Eppure qualcuno nel commentare il video dello scandalo si chiede perché Andrea, perché. Prima intervistavi artisti alternativi!

Forse in quest’ultima frase ci sono almeno tre termini inesatti (“intervistare, artisti, alternativi”), ma tant’è.

La co-protagonista del video è sempre lei: Sara Tommasi, già esperta del Diprè pensiero per avergli rilasciato un’intervista dai contenuti shock, qualche tempo fa: in televisione Fazio e Saviano insegnavano la legalità a mo’ di mito del buon pastore, Renzo Bossi era ancora consigliere della Regione Lombardia.

Ma torniamo a Sara Tommasi: sì, è a stessa saratommasi del video porno in sospetto stato di alterazione, la stessa del processo Berlusconiano e la stessa del disturbatore Paolini nudo di fronte al tribunale di Salerno in solidale manifestazione.

Eppure oggi, a vederla così,  con le maniglie dell’amore un po’ in espansione e il dress code innestato sul casalingo, la sua figura sembra a disagio in una scena talmente costruita da franare alla velocità del Pil greco in tempi di austerity.

Poco importa: Diprè sa quello che vuole e guarda alle visualizzazioni, mica ai contenuti.

In un altro paese, forse, egli sarebbe morto di stenti o sarebbe stato avvocato davvero. In Italia viene per lo più criticato ma è riuscito lo stesso a emergere in mezzo a sessanta milioni di anime più i non censiti.E’ un fatto.Però speravo non succedesse.

Speravo che stavolta nessuno lo prendesse sul serio.

E invece ne parliamo. Mica io e te al bar però, i giornali.

Il video diventa un tormentone ed ecco subito, implacabile, l’armata delle pie donne nelle vesti del Fatto Quotidiano, dirimpettaie della casalinga di Voghera e dell’idraulico Joe in vacanza a spese dei repubblicani.

L’ultima impresa di Diprè è un‘esaltazione smodata delle droghe, come marijuana e cocaina propagandate come divinità moderne, scrive Domenico Naso sul Fatto di ieri. Il problema è che il pubblico che maggiormente segue le sue vicende è formato da giovani e giovanissimi che potrebbero non avere gli strumenti per filtrare un messaggio così esplicito e negativo. Da che mondo e mondo musica e cinema hanno proposto icone sesso droga e rock ‘n roll, ma qui siamo oltre.

Bum!

Diprè ne sarà stato contento. Perché non c’è nulla di nuovo nello scandalizzare i benpensanti o i timidi (o, in questo caso, semplicemente chi abbia nella propria zucca una quantità di sale anche decisamente inferiore a quella dell’uomo medio), secondo il principio dell’odiatemi purché di me parliate, odiatemi purché la mia faccia vi sia nota.

Ha fatto lo stesso madama Tommasi del resto, per limiti intellettivi o per scelta personale. Fenomeno di costume anch’ella  e molti del circo dei media a indagarla quindi, scrutandone gli i intendimenti, riportandone le parole prendendola sul serio. Vanity Fair le concedeva titoli da capogiro Fenomenologia di Sara Tommasi, Star dalla debolezza umanail Corriere della Sera (il giornale che fu della Fallaci e di Pasolini) la definiva “la bocconiana spregiudicata“. 

L’abbiamo amata e desiderata. Abbiamo riso e pianto con lei.

Qualche anno fa, un ammiratore di un altro grande personaggio dei nostri giorni, Fabrizio Corona, ne cantò le ingiustizie in un rap, vicino di contenuti a quello di Diprè. Lo stile era diverso, quello della Milano di Vallettopoli e dell’era Formigoni:  Vorresti farti anche te un giro all’Hollywood con Fabri e con me, ci trovi facilmente siamo nel privè, lui prende la Bentley io il Cabrio Coupè/ sei invidioso di noooi, alle tipe piacciono i bad boys……

Avrà pensato a lui, Andrea Diprè. nell’intitolare la sua provocazione “Il mio privè“? Chissà.

Peccato che, il mondo unito spera, forse quel tempo è finito.

Sei fuori tempo Mister Diprè, non abbiamo più voglia. Silvio è a passeggio con il cane, Lino Banfi nel trullo o a lottare per i diritti dei bambini, Fabrizio Corona dentro non perché l’invida degli altri ti porta dritto in galera (ipso dixit) ma per tre sentenze passate in giudicato per estorsione, ricettazione ed evasione fiscale. Quello che ci proponi non ci stupisce, è fuori tempo, vecchio, troppo anni ’90.

Ottimista? Forse.

Mi torna in mente una storia: a Siena, poche ore prima del rapimento dell’onorevole Moro, un avvinazzato di lungo corso per di più cieco stava davanti alla solita osteria, farfugliando qualcosa.

‘Sti cazzo di comunisti. Rapiranno Moro fra qualche ora. A Roma!

Nessuno gli dette ascolto.

Diprè forse è un po’ come quell’avvinazzato,ma non preoccupatevi. Non ha nulla di interessante da dire o da mostrarci.

Dimenticatelo, e sarete più felici.  E riflettete sul mondo dei media.

 

Un lieto fine?

                                                                                                                                                                                      Un lieto fine?

 

 

 

 

TAG: andrea diprè, controcultura, costumi sociali, Cultura, giornalismo, giovani, giovani VS vecchi, gossip, sara tommasi, società
CAT: costumi sociali, Media

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