Dobbiamo temere l’ira dei calmi o quella dei colmi?

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20 Ottobre 2018

Tutta questa commedia del taglio alle pensioni d’oro, per quanto velleitaria e ridicola, ha un piccolo pregio: proietta qualche lampo di luce intermittente, qua e là.

Non cambia nulla, naturalmente.

L’illuminazione è sporadica.

Il sistema non solo rimane intatto, nel buio, ma diventa più forte perché il ricco si fa ogni giorno più arrogante (e pericoloso) il povero più facilmente manipolabile, la sua rabbia è incanalata nell’alveo di parole d’ordine innocue e fondamentalmente scimunite (onestà, legalità, meritocrazia ecc.).

Ma il lampo di luce consente di intravedere l’identità di certe sagome che si rivelano così per quello che sono.

Ieri abbiamo individuato nella notte il profilo del dottor Giampaolo Pansa, uno dei più noti gazzettieri del regno; sempre attento a non svalutare il fascismo, a non sopravvalutare la resistenza, a sottolineare quanti criminali comunisti ci fossero tra i partigiani e quanti bravi figli di mamma tra i fascisti di Salò.

Il megafono, insomma, di quel ceto medio riflessivo che, fino a quando la calma necessaria a fronteggiare la situazione era quella degli altri, non la perdeva mai.

Nulla infatti intiepidisce il sangue freddo di questa classe di ferro a meno che non riguardi il suo portafoglio.

E un bel giorno accade l’imponderabile.

Una compagnia di giro, trovatasi per uno scherzo del destino al governo del paese, decide di mettere in cartellone la sua farsa. Poca cosa in realtà, ma che prevede comunque, per essere allestita, un piccolo contributo proprio di quel ceto medio riflessivo, solitamente così disteso: appena il costo del biglietto, intendiamoci. Per fare un esempio, su una pensione di seimila euro netti al mese, qualcosa come un decimo (ma sovente anche meno): una schiumatura di superfluo dal superfluo, peraltro compensata in mille modi.

Ma è proprio su questo che verte l’accoratissima lettera, rivolta ieri al ministro degli interni, dall’esimio Pansa. Scritto grottesco ma istruttivo che tratteggia a perfezione l’autore e questo ceto medio riflessivo incoronato, lodato, lusingato, coccolato.

Ha un titolo biblico: Temete l’ira dei calmi.

https://www.huffingtonpost.it/2018/10/18/caro-salvini-stati-attento-allira-dei-calmi-la-filippica-di-pansa-contro-il-leader-della-lega_a_23565132/

Ma quand’è, dottor Pansa, che il suo ceto medio riflessivo ha mai perso la calma in questo paese?

Quando i fascisti torturavano, incarceravano e assassinavano? No.

Quando si promulgavano le leggi razziali e gli ebrei venivano deportati? No.

Quando l’Italia era devastata dalle stragi di stato? No.

In occasione delle stragi mafiose o quando cittadini inermi sono stati torturati e ammazzati con la supervisione delle forze dell’ordine? No.

Tutto ciò è sempre stato pacatamente classificato alla voce “ordinaria amministrazione”.

Allora quand’è che dobbiamo “temere l’ira dei calmi” e in che cosa consisterebbe quest’ira ?

Il “quando” è facile: basta toccare il portafoglio a Pansa e ai suoi simili.

Ma intuiamo pure il “cosa”; ne abbiamo fatto esperienza qui, in Germania, in Spagna, in Grecia, in Cile…

Ecco perciò a che servono questi occasionali sprazzi di luce.

A capire con chi si ha a che fare.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

4 Commenti

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  1. beniamino-tiburzio 2 anni fa
    Il metodo di demolire moralisticamente l'interlocutore è stato, è, e sarà quello dei tanti Rosa e dei tanti Pansa. Entrambi fanno riferimento ai sacri concetti di " giusto ", " onesto ", " buono ". Ma cosa sono questi ineffabili concetti se non i " valori etici " di cui ciascuno vuol, ipocritamente......coprire le vergogna. Rosa se ne appropria in modo palese facendo un lungo elenco di comportamenti " immorali ", messi in atto dalla sua controparte. Pansa fa lo stesso, ma almeno esplicita il concetto della " forza " ( l'ira funesta ) di cui ciascuna delle parti fa uso per affermare ed attuare i propri fini. Nel caso specifico delle c.d. " pensioni d' oro siamo nel campo degli opposti egoismi che, da sempre, sono l' unico punto di riferimento sia dei singoli che delle aggregazioni sociali ( Max Stirner ). Inoltre, tutti ammettono, oclocrati e liberali, che l' istinto motore dei primi, nel caso specifico,lungi dall'essere un vantaggio materiale, monetario, è un sentimento di rivalsa, di rancore, di odio, normali. Anzi, sono insiti nella dinamica sia fra singoli, sia fra aggregazioni di questi. Nè gli egoismi, nè i sentimenti di rivalsa, quindi, possono essere oggetto di critica " moralistica ". Chiarita, così, la questione, travolgendo le false argomentazioni del Pansa e del Rosa, cosa resta ? La forza di cui dispone ciascuno dei due egoismi : " amoralisticamente ".
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  2. pasquale-hamel 2 anni fa
    Guai a toccare gli idoli del politicamente corretto.
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  3. pasquale-hamel 2 anni fa
    Tiburzio ma è convinto che la gente debba leggere quel che scrive ? Per sua tranquillità, la mia breve considerazione era rivolta, ma forse non l'ha capito, Rosa e agli idoli delle sue certezze che lo portano a demonizzare quelle che considero, e non ho remore a scriverlo, le giuste considerazioni di Pansa.
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  4. Ugo Rosa 2 anni fa
    Ma, Di Tiburzio e Hamel...se non riuscite a capirvi neppure tra voi praticanti del pensiero unico, come volete che vi capisca un povero diavolo come il sottoscritto? :-)
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