Eia eia trullallà (e la storia se ne va!)

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20 Settembre 2017

“Il fascismo – ci assicura un signore che difende la libertà di mercato per quegli innocui gadget che sono le teste del duce, i fasci e le baionette di Salò (http://www.glistatigenerali.com/legislazione/fiano-antifascismo/) – è parte della storia nazionale”.

Verissimo. E cosa ne consegue?

Ne consegue meravigliosamente che:

“Sul punto la parola passa e resta all’opera di Renzo De Felice”.

Ma perché?

Perchè:

1) le icone del fascismo sono oramai “cianfrusaglie” e

2) “Posto che la storia la si scrive e riscrive sempre, sul punto c’è poco da aggiungere”.

Ora, va bene che il filisteo italiano è capace di tutto, ma ancora non ne avevo mai incontrato uno che fosse in grado, nella stessa frase, di dire una cosa e il suo esatto contrario separandole con una virgola.

Insomma: se la storia la si scrive e riscrive sempre, in base a quale formula magica il professor Renzo De Felice (SUL PUNTO) l’avrebbe scritta una volta per tutte? Sembra un mistero ma la spiegazione c’è.

Quando in Italia si parla di fascismo la razionalità si appisola e, mentre dal sonno dell’intelligenza nascono mostri, dal suo pisolino emerge il professore e il filisteo.

Questa nazione al fascismo ha dato i natali e nel suo organismo il fascismo, come l’herpes, rimane latente nelle terminazioni nervose, manifestandosi periodicamente nei momenti di stress.

Ma insieme ai suoi sintomi, in questo paese (che pratica la dimenticanza e l’arte della memoria mettendole in corto circuito) si manifesta puntualmente la volontà di ignorarli.

O meglio, dal momento che il fascismo, come viene acutamente notato, è ormai “parte della storia nazionale” e negare una guerra mondiale, le leggi razziali, l’olio di ricino, l’assassinio e la barbarie è difficoltoso perfino per i filistei, ci si dedica alla sua sottovalutazione.

Così si prende atto che esso è esistito (in un dove e un quando che sembrano sfumare e perdersi nell’altrove assoluto) ma, come per le “buone cose di pessimo gusto” del salotto di Nonna Speranza, non si può che abbandonarlo alle cure dell’antiquario.

La pratica viene così trasmessa, con la solerzia burocratica che da sempre caratterizza l’impiegato di concetto, alla buonanima di De Felice, avendo cura di archiviarla nel loculo insieme al meritorio storico defunto.

In tal modo il fascismo è ridotto a soprammobile.

Ma, in primo luogo è proprio la famosa “Storia” che, invece di insegnarci a leggere il presente e a muoverci in vista dell’avvenire, viene trasformata in un polveroso e inutile regesto in cui schedare le mummie del passato.

Può darsi che per il filisteo le icone del fascismo siano cianfrusaglie, però bisogna anche dire che la storia, nella sua visione del mondo, non è certo da meno.

Ma niente paura.

Essa servirà, da ora in poi, ad approntare quei deliziosi documentari da tarda serata che poi, con la sua faccia da budino al caramello, Paolo Mieli ci ammannirà con la tisana prima di andare a letto.

Signore e signori buonanotte.

 

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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