Elogio del teppismo consapevole

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26 gennaio 2019

Ricevo in privato questo “Elogio del teppismo consapevole” un quasi-ossimoro che trovo interessante e che perciò, con il consenso del redattore, rendo pubblico:
“Caro ur,
utilizzi talvolta la parola “teppismo” o “teppista” con un’accezione del tutto negativa e, per quanto mi trovi non di rado d’accordo con quello che scrivi, vorrei manifestarti la mia contrarietà. Permettimi di precisarla.
Teppismo è parola italiana che può essere solamente trasposta, non tradotta, in altre lingue. Per indicare qualcosa di simile gli inglesi usano “hooliganism” che però ha una accezione che appare limitata al tifo calcistico e i francesi “vandalism”.
La compagnia della Teppa fu un’istituzione della mia città, a cominciare dalla denominazione, che deriva dalla tèpa (muschio in meneghino) abbondante nei prati di Piazza Castello dove questa allegra comitiva di buontemponi dediti alle bravate si riuniva. La storia malfamata del termine tende a rendermelo simpatico e il fatto che venga sempre utilizzato “teppisticamente” (cioè come arma impropria per manganellare qualsiasi forma di protesta sociale che non rientri nei canoni istituzionali e riaffermare “con viva e vibrante soddisfazione” l’ordine pubblico) produce un corto circuito linguistico che mi sembra affascinante e che, in fondo, dovrebbe piacere anche a te.
Vorrei tracciarne dunque un parziale elogio che desidero brevemente circostanziare.
Non sono, come si sarà capito, contrario in via di principio al teppismo solo…lo gradirei consapevole. Un minimo di buon senso, ecco, basterebbe a rendermelo immensamente caro. Farò un esempio. Se, nel corso di una manifestazione (di qualunque genere, non desidero qui entrare nel ginepraio delle rivendicazioni ideologiche) venisse rovesciato e incendiato un SUV di sessantamila euro la cosa mi riempirebbe di buonumore. Perché dovrei scagliarmi, come una cane rabbioso, contro chi si è preso (gratuitamente!) la briga di segnalare l’esistenza di un privilegio e di porvi spontaneamente rimedio (per quanto, lo ammetto, in modo certamente non risolutivo…). Chi invece dà fuoco al carrettino di un ambulante va preso, son d’accordo, a calci nel culo e certo mi fa nausea chi mette a ferro e fuoco la bottega di un artigiano che tira a campare vendendo ninnoli. Ma perché dovrei detestare il teppista che s’introduce nell’ipermercato e devasta il reparto dove si vende l’acqua Evian firmata da Chiara Ferragni?
In breve: considero encomiabile qualunque gesto o azione diretta a rendere un po’ meno facile l’esistenza del privilegiato, ma esecrabile che venga resa la vita del disagiato più difficile di quanto già non sia. Questo mi pare il discrimine.
Ben venga, vivaddio, un po’ di sano e divertente teppismo…purché tenga ferma una sola distinzione: quella tra ricchezza e povertà.
Sputare sul teppismo in quanto tale mi pare invece solo un altro modo per difendere il privilegio (la proprietà, la roba…) in nome e per conto di chi lo detiene.
Sei d’accordo?”
Abbastanza, in effetti…solo che preferirei evitare l’incriminazione per apologia di reato: teppista va bene, ma, per l’appunto, consapevole.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

6 Commenti

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  1. federico.gnech 7 mesi fa
    Arch. Rosa, Lei si ritiene privilegiato o disagiato?
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  2. ugo-rosa 7 mesi fa
    Qualcuno potrebbe trovare la sua domanda indiscreta ma io non sono qualcuno e non vedo ragioni per sottrarmi alla risposta. In quale delle due categorie penserebbe di potere annoverare un sessantaquattrenne disoccupato da anni che attende ansiosamente di potere percepire una pensione di 4.500 (quattromila cinquecento) euro lordi (lordi) all’anno (all’anno)? Aspetti un attimo, però, prima di rispondere...perché (ecco): 1) Ho praticato per tutta la vita l’architettura (nei limiti strettissimi in cui me l’hanno lasciato fare) che era ciò per cui sono nato. 2) Ancora oggi faccio ciò che, insieme all’architettura, ho amato di più: scrivere. 3) Scrivere (contrariamente all’architettura, che per esistere ha bisogno di un committente…) finalmente posso farlo gratis: pensi che privilegio enorme... nì dieu nì maitre. Dunque: Lusso, calma e voluttà. Sì sono un privilegiato.
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  3. andrea-lenzi 7 mesi fa
    Questo "teppismo consapevole" alla fine è una banale giustificazione di ogni vandalismo che sia causato da semplice invidia: il "privilegiato" sarà visto come tale per i soldi che ha (e già la cosa è assurda), ma anche per ogni altra qualità "invidiabile", in una eterna spirale di violenza, poiché esisterà sempre un motivo che renderà qualcuno privilegiato agli occhi del "teppista cosapevole" :-D
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  4. federico.gnech 7 mesi fa
    Grazie della risposta.
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  5. ugo-rosa 7 mesi fa
    Prego Federico...ora provi a fare la stessa domanda all' Andrea Lenzi qui sopra che ci facciamo insieme quattro risate :-)
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  6. beniamino-tiburzio 7 mesi fa
    Ugo Rosa : l' arciere di Sherwood. Ugo Rosa : ".....è più facile che un cammello.....". Ugo Rosa : l'elogio della povertà. Ugo Rosa : l' anima bella. Amen.
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