Evviva la sociologia…

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30 Maggio 2018

Leggo, sul blog de “Il fatto quotidiano” un articolo a firma di un certo Luca Fazzi.

Non lo conosco ma apprendo che è ordinario di sociologia a Trento.

Un ordinario guadagna tra i 4.000 e i 5.000 euro al mese (anche più, in funzione dell’anzianità: tredici mensilità, pensione e benefici previdenziali).

E che, l’amico, sia “di sinistra” lo si evince dal curriculum e dallo stile di pensiero.

Perciò a me pare che quel post racchiuda la weltanschauung odierna dell’intellettuale benestante di sinistra e il livello della sua riflessione politica attuale, spieghi perché le cose vanno a rotoli per questa derelitta “sinistra” (qualunque cosa significhi ormai questi parola) e quale ruolo giochino nel sistema italiano questi benestanti illuminati che, in un modo o nell’altro, la rappresentano.

Invito a leggerlo tutto  https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/29/governo-chi-ha-votato-questi-personaggi-gran-parte-degli-italiani-e-complice/  ma eccone, per comodità,  il passo centrale e decisivo, cui si perviene dopo avere appreso che, se pure vi sono “motivazioni plurali” (il gergo è ebdomadario) la sostanza della situazione è la seguente:

“Per l’italiano medio, la responsabilità degli accadimenti nefasti è sempre da attribuire a terzi… (ma) chi ha votato questi personaggi? E con quali attese? Nella maggior parte dei casi si è trattato di un voto finalizzato a massimizzare gli interessi personali e egoistici delle più svariate fasce di popolazione: i disoccupati e i poveri (veri e presunti) con il reddito di cittadinanza, il ceto medio con i bonus renziani, gli anziani con le pensioni da mille euro al mese, i ricchi con la tassa ‘piatta’.”

La sveltezza con cui si individuano, negli altri, pulsioni “egoistiche” (e la famosa “invidia sociale”) ricorda un po’ Michele Serra anche se lo stile è quello del collazionatore di curriculum accademici.

In ogni caso le cose, per lui, stanno evidentemente in questi termini: il pensionato a trecento euro al mese, per il quale guadagnarne mille costituirebbe una possibilità di sopravvivenza, il disoccupato e il povero (l’uno e l’altro sempre “presunti” perché il nostro è sociologo e sa il fatto suo) vanno classificati con acribia scientifica insieme a chi (come lui?) dalla flat tax si aspetta benefici crescenti fino a quelli che guadagnerebbero, grazie ad essa, decine o centinaia di migliaia di euro.

Tutte insieme queste “svariate fasce di popolazione” comporrebbero un “loro” (terza persona plurale) che equivale a quel “noi” (prima persona plurale) dell’articolista medio quando ci spiega che io, il disoccupato, Briatore, il commesso del supermercato, Berlusconi e il precario che lavora in un call center (“noi itagliani” insomma…) in questi decenni ”abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.

Per un verso verrebbe da dire “viva la sociologia” ma una domanda bisogna farsela. Com’è potuto accadere che un intellettuale (vero o presunto?) di sinistra esprima una visione del mondo così triviale, citi, in chiusa, addirittura Pasolini e si permetta di parlare dello egoismo altrui senza neppure intuire la sconfinata misura del proprio?

Perché è rispondendo a questa domanda che si potrà capire davvero, io credo, “il degrado morale e culturale della nazione” che questo sociologo ordinario addebita, allegramente, a tutti fuorché a quelli come lui.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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