Figure del ridicolo

:
16 Settembre 2017

Molteplici sono le figure del ridicolo e non tutte universalmente riconoscibili.

Nell’epoca dell’iperattuale (così definisco l’evoluzione ultra-mediatica della società dello spettacolo, per il suo paradossale carattere di im-mediatezza che, potenziandola, annulla la funzione di mediazione culturale dei media classici grazie alla “diretta” allo “streaming” e al “tempo reale”) molte delle sue sfaccettature risultano mascherate e, talvolta, invisibili.

La lebbra mediatica, in altre parole, ha fatto sì che il ridicolo, a furia di venire presentato come folklore, espressione popolare, coloritura, pittoresco, provocazione e ritorno alle origini ferine dell’essere, non appaia più tale e smetta di far ridere.

Prendiamo personaggi come Salvini, Sgarbi o Grillo.

Da qualunque parte li si osservi con sguardo distaccato essi sono oltre ogni dubbio individui ridicoli.

Lo sono per ciò che dicono e per come lo dicono.

Se quello che dicono fosse tale da poter essere pensato lo sarebbero anche per ciò che pensano.

Tuttavia ad ogni loro gesto, recitato all’interno di una insensata kermesse mediatica, viene generosamente accreditato proprio quel senso di cui è privo.

Demagoghi da operetta la cui demagogia, fuori dal palcoscenico, sarebbe grottesca, rientrano, uscendo dal teatro, in un altro teatro, stavolta planetario, del quale noi siamo il pubblico pagante e nel quale ridiventano protagonisti.

Con individui di questa risma il compito del critico è particolarmente gravoso e non può limitarsi alla tradizionale acribia interpretativa (“Comprendere il soggetto – come diceva Schleiermacher – meglio di quanto si comprenda esso stesso”).

Dal momento che queste bestie non pensano si tratta invece nientemeno che di pensare in loro vece e di pensare esattamente quanto esse non pensano; perchè ciò che dicono non è tale da poter essere pensato, appartiene alla specie della interiezione e dell’intercalare, un automatismo verbale (modulato esemplarmente nella grottesca cantilena apotropaica ripetuta ad libitum da una di queste maschere: “Capra! Capra! Capra!”).

Le loro mascalzonate non possono venire recepite (da chi non voglia lasciarsi indurre alla stupidità di cui sono portatrici) per quello che sembrano (proposte politiche, proclami ideologici ecc.) ma unicamente come sintomi.

Esse non richiedono, insomma, una ermeneutica, reclamano piuttosto una diagnostica.

Così come nelle affermazioni degli scervellati non bisogna incaponirsi follemente a trovare un senso che, non essendoci, non può esser trovato. Occorre invece leggerle puntualmente come indizi dello scervellamento del portatore e specchio dello scervellamento generale; solo così si può farne un grimaldello per la critica dello Stato (di fatto). Ma, grazie alla giostra mediatica che respinge in modo centrifugo qualsiasi tentativo di pensiero critico, esse vengono sciaguratamente fraintese in primo luogo dai loro stessi seguaci (alcuni perfino meno bestie dei portavoce) e, poi, da tutti gli altri.

TAG: beppe grillo, elezioni, giornalismo, matteo salvini
CAT: costumi sociali, Media

4 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. evoque 3 anni fa

    i talk show sono diventati una sciagura, questi personaggi non esisterebbero o sarebbero nettamente ridimensionati senza l’ausilio di quelli. Poi, immancabilmente, questi personaggi postano su YT gli estratti delle loro comparsate e altri le riprendono, alla ricerca dei click, con titoli volutamente acchiappa gonzi, tipo: Salvini distrugge la Fornero; Grillo ridicolizza Renzi; Sgarbi manda tutti affanculo. Il meglio, si fa per dire, arriva coi commenti di coloro i quali vivono con la bava alla bocca.

    Rispondi 0 0
  2. alding 3 anni fa

    … ma quanto scassi i maroni, carissimo Ugo !! Perchè non ti guardi allo specchio?

    Rispondi 0 0
  3. cantelmo19 3 anni fa

    evidentemente Ugo non si guarda allo specchio , altrimenti realizzerebbe di esser egli stesso un personaggio ridicolo per le cose che scrive e per come le scrive. L’ornamento di termini ricercati , a volte incompatibile con il resto del periodo sintattico, non restituisce il senso di un discorso basato meramente sulla critica scevra di proposte. Suggerirei qualche gita in meno sul garzanti ed alcune virgole in più….. onde evitar un rigurgito per le stronzate lette d’un fiato. Comunque correggo il solitario killer della punteggiatura sul fatto che l’unico personaggio ridicolo per cui è indovinata la facile diagnosi, è Salvini .

    Rispondi 0 1
  4. ugo-rosa 3 anni fa

    “L’ornamento di termini ricercati, a volte incompatibile con il resto del periodo sintattico, non restituisce il senso di un discorso basato meramente sulla critica scevra di proposte.”
    Minchia!
    Andrea Derasmo, me lo deve dire assolutamente: chi le ha insegnato a scrivere in questo modo, il trombettiere di D’Annunzio?
    O il suo lavacessi?
    Chiunque sia stato devo darle atto che l’allievo ha superato il maestro.
    Trombe o cessi che siano il povero Duilio Aldani, pur essendo una scassaminchia professionale di tutto rispetto, non può in alcun modo competere.
    Spiacente ma il talento è talento: tu però, Duilio Aldani, non ti arrendere, provaci ancora!

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...