Fisiognomica da diporto – Daniele Capezzone

:
31 Luglio 2019

Quando appare in tv è come se una nuvoletta grigia e sinistra si profilasse all’orizzonte. Sento odore di umidità e provo la sensazione tipica di quando sta per piovere. So perfettamente che, fino a che rimango da questo lato dello schermo, sono al riparo e nondimeno avverto, nettissimo, un senso di pericolo imminente. Questa inquietudine si accompagna all’azione ipnotica della sua faccia che, molle e appiccicosa come la carta moschicida, mi costringe a rimanere sintonizzato. E’ come l’attrazione del vuoto che inchioda sul baratro chi soffre di vertigini. Mi sono chiesto il perché e sono arrivato a queste conclusioni. L’individuo è inquietante perché rappresenta le colonne d’Ercole dell’intelligenza. Dopo di lui comincia l’incognito. E’ il destino dell’uomo quello di venire attratto e, insieme, respinto da tali misteriosi orizzonti. Dietro quel faccione da marshmallow in forma di Clark Kent si aprono abissi indefinibili ma ciò che ne emerge in superficie è la calma piatta e inespressiva di chi il suo compenso l’ha già incassato e, del resto, se ne fotte. Non ha vere e proprie idee, le mima, piuttosto. Dalla recita della lotta senza quartiere al “regime” è passato eroicamente a quella dell’acquartieramento di regime senza che sulla sua faccia sia mai apparsa una piegatura di disgusto né, dentro il suo cranio, un’ombra di elaborazione mentale. In quel deserto dell’intelligenza, il pensiero del pudore non avrebbe dove rintanarsi. Avendo frequentato i campeggi estivi del “piccolo radicale” (gli stessi di quell’altro marshmallow che si chiamava Francesco Rutelli, stessa maschera ma incisa a punta dura e priva dei contorni sgommati) è bravissimo a fare i nodi senza saperli sciogliere e a indicare agli altri sentieri che portano al nulla. Sottolinea con solerzia da contabile tutte le idee che non ha e, pur dicendo niente, lo fa in maniera semplice ed efficace. E’ così che chiarisce a tutti quello che a nessuno è mai riuscito di chiarire a lui: d’essere senza vergogna. Si avventura nel vuoto come quegli insegnanti di filosofia che, dovendo finire il programma, liquidano in mezza lezione un paio di secoli di sforzi titanici del pensiero e ci riescono perché non hanno la minima idea di cosa parlano. Possiede tuttavia una straordinaria dote mediatica: la sua espressione non lascia intuire pulsione etica o vita intelligente e perciò non infastidisce l’utente per il quale ogni forma di pensiero e ogni indignazione morale è “buonismo radical chic”. Lui non è problematico: guarda la telecamera come se dovesse litigare col cameraman e dice puntualmente quello che ci si aspetta che dica: cioè nulla. Rumina le parole, le maciulla tra i denti ma non le ingoia mai. Per questo dopo che ha parlato, è come se non l’avesse fatto. Gli manca il momento della deglutizione. E’ un ruminante del pensiero e il suo cervello non se ne nutre. Rimastica ogni cosa e poi, come un lama in incognito, sputa le sue porcherie addosso a chi capita.

TAG: Cultura, Daniele Capezzone, Facebook, giornalismo, politica
CAT: costumi sociali, Media

3 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. sorsy 1 anno fa

    Oh cielo, è ancora in giro? Era una delle “macchiette” più spassose della Seconda Repubblica!

    Rispondi 1 0
  2. daniele-righi 1 anno fa

    Caro Ugo,
    ben fatto. Una bella dose di legnate metaforiche ben meritate. Uno degli omuncoli più spregevoli degli ultimi venticinque anni.
    Cordiali saluti.

    Rispondi 0 0
  3. massimo-crispi 1 anno fa

    La tristezza è che bisogna occuparsi di questi personaggi da fumetto perché non ci sono quasi persone degne di cui parlare costruttivamente. La sensazione è di essere circondati dalla mediocrità.

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...