Fisiognomica da diporto – Gianrico Carofiglio

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6 ottobre 2018

Il filisteo è il bourgeois gentilhomme del punto e virgola, il filosofo del sabato pomeriggio, il compulsatore di tutti i vocabolari immaginari, il farmacista del libero pensiero, il fiore all’occhiello della Società Dante Alighieri, il premiato speciale di tutte le giurie letterarie, il presidente della fondazione e del circolo culturale, l’intervistato in poltrona, il pensatore che non impensierisce nessuno e si fa voler bene da tutti, il bibliotecario di tutte le banalità umanamente concepibili, lo stirapantaloni foppa pedretti che dove lo metti fa arredamento.

Il filisteo è quello col curriculum più lungo del rotolone regina.

Il filisteo è colui che, in tutto il vasto mondo, fa girare i coglioni solo a me.

A tutti gli altri invece “…ma che cos’ha che non va? E’ una persona per bene…tu invece sei sempre il solito criticone livoroso…”.

Il filisteo, insomma, è Gianrico Carofiglio.

Di lui i mascalzoni come il sottoscritto niente lessero, niente leggono e mai niente leggeranno, perché, per noi delinquenti, tre parole sue percepite a saltare nel corso di un’intervista concessa al nume tutelare della saggezza libraria (Augias Corrado) valgono quanto l’editio princeps dell’enciclopedia britannica; superano il troppo pieno, tracimano, inondano, sommergono l’intelligenza e impongono il ricorso alla catena.

Abbiate pazienza…ci si diverte così perché si è vandali.

O magari si è vandali perché ci si diverte così.

Siamo, che ci volete fare, di razza dannata: paria, senza casta, intoccabili.

Rancorosi, risentiti, odianti e odiosi.

Feccia.

Siamo, quasi indifferentemente, anarcocomunisti o ultrareazionari a seconda da che parte arriva la bordata.

A piacere: se ci sparano da destra beccano il senzadio e il dispregiatore della proprietà, se da sinistra l’oscurantista inattuale e l’apocalittico antiprogressista.

Il difensore dell’occidente tira a pallettoni sul fiancheggiatore del terrorismo islamico e il filantropo sul misantropo. Siamo bersagli facili…come spari ci prendi.

Però a fronte di questi professori di niente, di questi monsignor Della Casa che spiegano agli altri ciò che loro non hanno capito, di questi fustigatori del rancore altrui che tenevano lezioni di bon ton perfino alla tata quando, da piccoli, cacavano nel pannolino, credetemi, noi dannati ci sentiamo dei Lord Brummell, la quintessenza dell’eleganza.

Equanimi come il Buddha in persona, giusti come il trentasettesimo giusto.

E invitiamo cortesemente il Carofiglio a non inventarsi differenze inconsistenti tra le parole pur di sparare a zero sul popolo bue e sui giacobini: “L’indignazione – sostiene questa edizione rilegata di Umberto Broccoli – è una virtù civile, lo sdegno una patologia della vita democratica”.

E’ una minchiata, Carofiglio. Mi creda.

“Indignatio” indica precisamente lo “sdegnarsi” ovvero il provare sdegno.

Io per esempio, pensi un po’, provo sdegno (cioè m’indigno) nei confronti di un professore che prima di dedicarsi alla filologia non consulta il dizionario.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

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