Gotico flamboyant

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17 aprile 2019

Il sentimentalismo fa talvolta a pugni con un senso della giustizia che dovrebbe tenersi, in linea di massima, alla razionalità. Spesso succede che ne sia l’antidoto. Commuoversi per l’immigrato è gratificante (più per te, naturalmente, che per lui) ma succede che le lacrime ti nascondano la vista del povero che ti abita accanto.
La cattedrale incendiata commuove fino ai singhiozzi e, insieme all’incendio, commuovono le donazioni milionarie di alcune tra le più ricche famiglie di Francia.
Commuovono, queste cose, tanto quanto mai hanno commosso le condizioni di chi abita le banlieues di quella medesima città nella quale è avvenuto l’incendio.
Commuovono ad un livello del tutto irraggiungibile, per esempio, se durante una delle manifestazioni dei gilet jaunes (delle quali non è complicato prevedere il riflusso in nome della Francia Ferita…) ne venissero ammazzati tre o quattro.
Commuovono al punto da non fare neppure più intravedere il nesso tra le donazioni, queste manifestazioni e quelle condizioni di vita; al punto da non fare più neppure ipotizzare che queste ultime dipendano proprio dal fatto che qualche miliardario possa permettersi il lusso di una generosità leggendaria.
Il sabba di sentimentalismo che si è scatenato intorno a un incendio non ha nulla di sorprendente.
Al massimo può fare meraviglia la disponibilità delle stesse persone di sempre a scrivere e dire sempre le stesse sciocchezze. Però solo finché non si fa mente locale al fatto che questi brillanti imbecilli sono per lo più pagati per dire solo quelle sciocchezze e che se non le dicessero dovrebbero acconciarsi a non essere pagati.
Questa, così come tutte le saune di caldo sentimento cui periodicamente siamo e saremo sottoposti, non prova altro che il funzionamento a regime del sistema e la sua straordinaria efficienza nella produzione e nello smercio di minchiate atte a ulteriormente rimminchionire l’utente.
Quanto poi al “simbolo della cristianità” in fiamme è inutile sottolineare quanto sia triviale, interessato e ipocrita tirarlo in ballo.
Notre Dame non è più, ormai da tempo immemorabile, il simbolo di niente se non dei gadget che la prendono a oggetto.
Ostinarsi a far finta che lo sia è rendere un pessimo servizio a ciò che rimane della cristianità (se qualcosa rimane).
Perché ciò che è in ottima salute è invece il suo mito che sopravvive nelle gore delle sponsorizzazioni e sta a fondamento di ogni generosa donazione.
Ecco allora i prevedibilissimi risultati di questo diluvio di lacrime: rimettere i puntelli ad una “franciosità” che traballava, toglierli a chi magari provava a farli traballare e costruire un mausoleo alla santità e alla bellezza di quel sistema proprietario che a suon di generosissime donazioni consente di mettere a nuovo un “simbolo della cristianità” che ormai non simboleggia più nulla.

 

TAG: Cultura, giornalismo, Incendio di Notre Dame
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. massimo-crispi 1 mese fa
    Io la adoro
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