Un eroe dei nostri tempi

:
22 Giugno 2018

Ci sono parole così scontate che pronunciarle diventa un attentato alla statistica: Gramellini riesce a dirle tutte e, quel che è peggio, le scrive. E’ il principe del cliché.
Quando si tratta di ribadire il risaputo non c’è nessuno in grado di farlo con il suo aplomb. Scrive solo quello che l’italiano medio scriverebbe se fosse in grado di tenere la penna in mano e capire che quella penna non serve per togliersi il cerume dalle orecchie.
La sua scrittura è aromatizzata al mentolo, dolciastra e un pochettino nauseante. Funziona da deodorante e quando lui la spruzza, copre il cattivo odore. La merda resta ma smette, per un poco, di puzzare.

Dal momento però che non sarebbe giusto mettere in dubbio la sua buona fede, bisogna persuadersi che quello che scrive lo pensa.

Ma proprio questo è il punctum dolens: pare che Gramellini pensi.

Non ricicla solamente stereotipi, li adotta, li alleva amorevolmente e li porta a fioritura. Ha la patria potestà dei luoghi comuni che, in sua assenza, si sentirebbero orfani.

E’ l’eco del ceto medio riflessivo, quando non scrive per un giorno o non appare in televisione, l’utente si sente perso e non sa che pensare (…vero è che non pensa niente neppure quando lui scrive, però in tal caso pensa di pensarlo ed è contento…).

I suoi elzeviri sono il trionfo del già detto.

Eppure, al contrario di quelle banalità quotidiane che, in fin dei conti, ci aiutano a sopravvivere (quando incontriamo qualcuno al bar e non ci viene in mente nulla, quando dobbiamo fare le condoglianze a chi conosciamo appena o dobbiamo felicitarci per la laurea del nipote di un lontano cugino…) le sue matrici rivelano, sotto una sottile patina di insulsaggine, la tradizionale, feroce, vocazione alla difesa del privilegio che ha sempre contraddistinto i gazzettieri di regime ma che oggi si presenta col patentino solidale e umanitario.

Eccone un esempio:

“Dalla geremiade di dati appena pubblicati, relativi all’anno di scarsa grazia 2017, si evince che quasi un contribuente su due non arriva a 15.000 euro l’anno, poco più di 1200 lordi al mese. Una cifra che forse consente di sopravvivere in un paese di campagna, con l’orto in giardino e la casa ereditata dalla nonna. Ma che in nessuna città, neanche di piccole dimensioni, garantisce un vitto e un alloggio decenti. Se questi numeri, che al Sud assumono contorni da carestia endemica, corrispondessero alla realtà, avremmo le strade stracolme di cenciosi e un paio di rivolte popolari in corso… invece i ristoranti continuano a riempirsi, gli alberghi sono vicini al tutto esaurito e il denaro depositato in banca non accenna a diminuire.” (28.03.2018, Il Caffè di Gramellini)…

…e non si sa davvero se ammirare di più la mancanza di pudore di questo luminare dei benpensanti nel ripetere oggi, con parole assolutamente identiche, ciò che venti anni fa diceva Berlusconi, oppure il cinismo necessario per farlo, adesso, con la patacca di “intellettuale progressista” appuntata sul petto.

TAG: Cultura, giornalismo
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. vincesko 2 anni fa

    Con tutto il rispetto, visto l’argomento trattato dal “moralista” Gramellini, l’accostamento con il frodatore del fisco Berlusconi mi sembra affatto incongruo.

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...